Swissmedic: «Servono più dati per il vaccino di AstraZeneca»

Pandemia

L’autorità svizzera fa sapere che attualmente non vi sono abbastanza informazioni sulla sicurezza, sull’efficacia e sulla qualità del preparato anti COVID-19 – Intanto l’azienda di Oxford in autunno produrrà un preparato contro le varianti

Swissmedic: «Servono più dati per il vaccino di AstraZeneca»
©AP Photo/Alastair Grant

Swissmedic: «Servono più dati per il vaccino di AstraZeneca»

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L’approvazione per il vaccino di AstraZeneca anti Covid 19 viene ritardata. I dati disponibili e valutati finora non sono ancora sufficienti per procedere con un’omologazione, ha comunicato oggi l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici Swissmedic.

Occorrono ulteriori dati di nuovi studi per ottenere informazioni sulla sicurezza, sull’efficacia e sulla qualità del preparato della compagnia anglo-svedese, viene sottolineato.

Per giungere a una valutazione finale, è necessario che il richiedente presenti, tra l’altro, ulteriori dati sull’efficacia provenienti da uno studio di fase III in corso in America del Nord e del Sud e che questi vengano quindi analizzati.

Sulla base dei dati finora analizzati, anche il comitato di esperti esterni HMEC (Human Medicines Expert Committee), che collabora con Swissmedic, ha appoggiato nella riunione straordinaria di ieri la valutazione intermedia dell’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici sul vaccino di AstraZeneca.

Non appena i risultati dello studio saranno disponibili, si potrebbe procedere molto rapidamente con un’omologazione temporanea nella procedura di rolling review, viene sottolineato.

Ieri sera già la Commissione federale per le vaccinazioni (CFV) ha raccomandato di attendere ulteriori dati sull’efficacia del vaccino di AstraZeneca in diversi gruppi di età, sul programma di vaccinazione e sull’accettabilità del vaccino contenente un virus geneticamente modificato.

La Commissione ha raccomandato che, per il momento, l’immunizzazione delle persone particolarmente a rischio, ossia quelle di età superiore ai 65 anni e di pazienti con malattie pregresse, così come degli operatori sanitari, venga effettuata esclusivamente con i vaccini mRNA autorizzati e raccomandati.

In Gran Bretagna, il preparato, che AstraZeneca ha sviluppato in collaborazione con l’Università di Oxford, è già ampiamente in uso dall’inizio di gennaio. Alla fine di gennaio, l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha concesso l’approvazione del vaccino - per gli adulti dai 18 anni in su, senza limiti di età - in tutta Europa.

Italia, Germania, Francia e Malta, tuttavia, hanno limitato l’uso del vaccino. In Germania e in Francia, le commissioni di vaccinazione responsabili raccomandano il preparato solo per gli adulti sotto i 65 anni; in Italia e a Malta solo per i pazienti sotto i 55 anni. La ragione fornita per queste limitazioni è che non ci sono dati sufficienti per garantire la sua efficacia nelle persone anziane.

Lotta alle varianti

Intanto, l’università di Oxford e il colosso farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca hanno avviato ricerche per la produzione di una nuova versione del loro vaccino anti Covid tarata in modo più specifico sulle varianti del virus emerse più di recente nel mondo e che dovrebbe essere pronta in autunno.

Lo hanno annunciato il professor Andrew Pollard, responsabile del progetto vaccinale nell’ateneo britannico, e Sir Mene Pangalos, vicepresidente esecutivo di AstraZeneca con delega su ricerca e sviluppo, in un briefing di presentazione d’uno studio validato e aggiornato sull’efficacia - definita «sostanziale» - del vaccino attuale.

«Stiamo lavorando duro» per avere vaccini studiati ad hoc contro le nuove varianti del coronavirus «il più rapidamente possibile», ha sottolineato Pangalos. «C’é bisogno di studi clinici» più approfonditi sulle mutazioni che suscitano maggior timore (quelle cosiddette inglese, sudafricana e brasiliana), ha aggiunto, indicando tuttavia l’autunno come «l’obiettivo su cui siamo molto focalizzati per avere qualcosa di pronto».

Pollard da parte sua ha precisato che alcune «piccoli trials» di sperimentazione preliminare di queste variante potranno partire «velocemente» e rivelarsi sufficienti - data la base più ampia di verifiche già condotte sulla vaccino-madre - per ottenere il via libera alla somministrazione. L’accademico di Oxford ha precisato peraltro che vi è comunque «una forte evidenza» dell’efficacia anche del vaccino attuale contro le varianti, in particolare quella ‘inglese’, sebbene non senza segnali di un impatto leggermente meno significativo a quello garantito contro la trasmissione del ceppo originario del virus.

Secondo dati aggiornati finora noti, il vaccino AstraZeneca ha mostrato un efficacia media contro la trasmissione del coronavirus pari al 67% dopo l’inoculazione d’una singola dose, del 76% dopo un richiamo eseguito entro 12 settimane e virtualmente del 100% contro qualunque forma acuta (da ricovero in ospedale) di contagio.

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