Test rapidi in farmacia e dal medico? Non in Ticino

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Il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini fa chairezza: «Da noi li potranno utilizzare i check-point sanitari, gli enti ospedalieri e i laboratori privati»

Test rapidi in farmacia e dal medico? Non in Ticino
© AP/Frank Franklin II

Test rapidi in farmacia e dal medico? Non in Ticino

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(Aggiornamento 20.08) In Ticino, diversamente da quanto dichiarato quest’oggi da Berna, i test rapidi «saranno disponibili, se non da lunedì, da martedì, ma non in farmacia e non negli studi medici. Li potranno utilizzare i check-point sanitari, li potranno utilizzare gli enti ospedalieri, i laboratori privati se vorranno, ma per gli studi medici e le farmacie la cosa è più complicata». A far chiarezza è il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini, citato da TeleTicino e Ticinonews.

Test rapidi in farmacia e dal medico

Da lunedì nelle farmacie e negli studi medici saranno disponibili i test rapidi per il coronavirus. Il test è gratuito e i risultati sono disponibili nel giro di 15 minuti, ha dichiarato Virginie Masserey, responsabile della sezione di controllo delle infezioni dell’UFSP nell’incontro con la stampa a Berna.

Saranno a disposizione 50’000 test supplementari al giorno. I risultato saranno trasmessi automaticamente all’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). I test rapidi sono raccomandati per le persone che hanno sintomi da meno di quattro giorni, ma non per i gruppi a rischio, ha precisato Masserey.

Masserey ha inoltre spiegato che a partire da lunedì l’UFSP lancerà una nuova campagna di autovalutazione. Il rapido aumento dei casi di coronavirus porta infatti ad un aumento dei vari sintomi. Chi effettuerà il test di autovalutazione riceverà, a seconda del risultato, una raccomandazione per il test del coronavirus.

L’attuale ondata di coronavirus - ha proseguito Masserey - non è paragonabile a quella della scorsa primavera. Ora si stanno infatti facendo molti più test. In termini di incidenza, il Vallese continua ad essere in testa. Ma in tutti i cantoni ci sono più di 400 casi ogni 100’000 abitanti. C’è quindi un rischio reale che gli ospedali possano essere sovraccaricati.

La responsabile del controllo delle infezioni ha inoltre ricordato che l’UFSP non considera più automaticamente gli ultra sessantacinquenni nel gruppo a rischio. Questo perché ciò è stato percepito come discriminatorio dai diretti interessati. Il rischio di un decorso grave della malattia aumenta tuttavia con l’età, anche se non esattamente dai 65 anni, ha sottolineato Masserey.

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