«Test regolari al personale delle case anziani»

Coronavirus

Lo chiede l’associazione delle case di cura Curaviva, sottolineando che per i vaccini la priorità va data agli ospiti delle strutture

«Test regolari al personale delle case anziani»
©CdT/ Chiara Zocchetti

«Test regolari al personale delle case anziani»

©CdT/ Chiara Zocchetti

Nella strategia di vaccinazione la priorità deve essere data alle case per anziani e il personale deve essere regolarmente testato a titolo preventivo, chiede l’associazione delle case di cura Curaviva. Il costo di questi test deve essere assunto dalla Confederazione. Il sindacato Unia insiste sullo stesso punto.

La situazione negli istituti medico-sociali resta tesa a causa della pandemia di coronavirus, scrive oggi Curaviva. Chiede pertanto ai Cantoni di dare sistematicamente la priorità per i vaccini a queste strutture.

Curaviva ricorda che, a suo avviso, la disposizione a essere vaccinati si basa su due condizioni essenziali: un’informazione esaustiva e il rispetto del principio della libertà di decisione.

L’associazione chiede inoltre informazioni statistiche complementari sulle prestazioni fornite negli istituti medico-sociali. I tassi di mortalità possono essere interpretati correttamente solo se si tiene conto dei cambiamenti nei ricoveri ospedalieri e negli istituti medico-sociali.

Per esempio, molti ospiti delle case per anziani affetti da COVID-19 rinunciano al ricovero ospedaliero e vengono assistiti nella loro struttura. Inoltre, gli istituti medico-sociali ricevono anche pazienti con coronavirus dagli ospedali. Ciò sgrava gli ospedali, ma si traduce in un aumento del numero di morti nelle case per anziani.

Curaviva si chiede anche in che misura i dati forniti permettono di distinguere i decessi legati direttamente alla COVID-19 da quelli dovuti in primo luogo a un’altra patologia, malgrado un test positivo al coronavirus. Infine occorre anche sapere che la maggior parte delle persone affette da coronavirus negli istituti medico-sociali vi sopravvivono. Sarebbe anche importante avere i dati statistici di queste situazioni.

Non lasciare istituti medico-sociali soli

Il sindacato batte sullo stesso punto. Oltre a test esaustivi nelle case per anziani, chiede che il personale possa realmente mettersi in isolamento qualora risulti infettato. Per questo occorre urgentemente un maggiore effettivo, che provenga dal pool di personale, dalla protezione o dal servizio civile o dall’esercito.

Secondo Unia, dall’inizio della pandemia, oltre 4.000 persone che vivono in case di cura sono morte in Svizzera a causa della COVID-19. Il personale è sotto pressione da mesi. I politici e le autorità sanitarie hanno per troppo tempo delegato la responsabilità agli istituti medico-sociali. Si tratta ora di sostenere le strutture e assumere i costi dei test, precisa il sindacato.

La riduzione delle ammissioni nelle case di cura e l’aumento dei decessi comporta una riduzione del tasso di occupazione dei letti, aggiunge Unia. Il finanziamento delle case di cura e gli impieghi dipendono da questa occupazione. Si temono soppressioni di posti di lavoro, avverte il sindacato.

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