Toni fermi e un barlume di speranza

Vertice Biden-Putin

Un risultato tutto sommato positivo: è questo, in estrema sintesi, l’esito dell’attesissimo summit fra i leader di USA e Russia

Toni fermi e un barlume di speranza
© AP/Patrick Semansky

Toni fermi e un barlume di speranza

© AP/Patrick Semansky

Veniamo dritti al punto: il summit di Ginevra è stato un successo? Ma soprattutto, chi ha portato a casa una «vittoria» tra Joe Biden e Vladimir Putin? La risposta la lasciamo a quest’ultimo, che nella lunga conferenza stampa (durata oltre 40 minuti) poco dopo il vertice ha affermato: «Questo summit non era una competizione. È stato un incontro produttivo e fruttuoso. Molto costruttivo e nel quale non ho visto ostilità». Una semplice frase, che però può dare la cifra di quanto accaduto all’interno della blindatissima Villa La Grange, nel cuore del quartiere Eaux Vives a Ginevra. Alla vigilia del summit non c’erano grandi aspettative e i pronostici sono stati rispettati: niente dichiarazioni a effetto o accordi sui temi più delicati. Tuttavia, considerato che i rapporti tra i due Paesi erano al livello più basso sin dalla guerra fredda, oggi si può dire che tra Stati Uniti e Russia il clima è in parte tornato a rasserenarsi. Un primo passo. O meglio, per dirla con le parole dello «Zar»: Ora si può intravedere «un barlume di speranza» nelle relazioni tra Mosca e Washington. Oppure, per dirla con le parole dell’inquilino della Casa Bianca: «Non sono contro la Russia, ma per gli Stati Uniti. Il tono del meeting è stato buono, positivo». Certo, non va dimenticato che tra i due Paesi restano quelle «linee rosse» invalicabili che in nessun caso, durante le rispettive conferenze stampa, i presidenti hanno voluto varcare. I toni usati da Biden e Putin durante l’incontro con la stampa sono infatti stati fermi, decisi. Nessun cedimento sui temi più delicati, come il caso Navalny oppure i cyberattacchi di cui gli USA accusano la Russia. E non a caso, come annunciato già negli scorsi giorni, le rispettive conferenza stampa si sono tenute il due momenti distinti.

Tornano gli ambasciatori
L’incontro tra i due leader è durato un po’ più di tre ore e verso le 17:30 il primo a prendere la parola è stato Putin. E come detto sin da subito il presidente della Federazione russa ha definito l’incontro «costruttivo». Non a caso un primo segnale pratico di come i rapporti tra i due Paesi si stanno normalizzando è stato confermato da Putin stesso: «Abbiamo deciso di far tornare nei rispettivi Paesi gli ambasciatori espulsi». Insomma, uno scambio di cortesie simbolico, ma concreto.

Incalzato dalle domande dei giornalisti, Putin ha poi affrontato anche i temi «caldi» e come detto non ha fatto concessioni. Sui cyberattacchi ha respinto le accuse degli USA: «Tutto ciò che fanno è fare insinuazioni. Ma ciò di cui abbiamo bisogno sono le indagini degli esperti». In questo senso ha aggiunto che la Russia si impegna a proseguire le discussioni. Stesso tono anche sul caso Navalny: «Sapeva di aver ripetutamente violato la legge in vigore nel nostro Paese e nonostante ciò è tornato in Russia e si è fatto deliberatamente arrestare». Poco dopo ha comunque spiegato di aver trovato in Biden un interlocutore attento: «È un politico con grande esperienza. Molto differente dal suo predecessore». Tornando ai temi più delicati, Putin ha poi respinto anche le accuse di voler militarizzare l’Artico, definendole semplicemente «infondate».

Un po’ più di apertura è invece stata dimostrata sul tema del nucleare. In particolare, Putin ha rimarcato che «Russia e Stati Uniti esploreranno possibili modifiche al trattato sul controllo degli armamenti New Start». E riguardo all’eventualità di uno scambio di prigionieri, il leader russo ha parlato di possibile compromesso, ma senza aggiungere altri dettagli. Infine, sul tema del conflitto in Ucraina, lo «Zar» si è limitato a confermare l’impegno del suo Paese a rispettare gli accordi di Minsk, chiedendo però che anche Kiev faccia altrettanto.

Dei principi da rispettare
Poco dopo è stato il turno della conferenza stampa di Joe Biden. Anch’esso ha usato toni fermi su svariati punti, pur definendo l’incontro come «positivo». In ogni caso, ha affermato sin da subito, ci sono dei principi su cui gli Stati Uniti non possono fare concessioni, diritti umani e democrazia su tutti.

«Sono venuto a fare quello che dovevo» con l’obiettivo di «avere relazioni stabili e prevedibili: l’incontro è stato buono, c’è una genuina prospettiva di migliorare significativamente le relazioni». Il presidente statunitense ha tuttavia ammonito che continuerà a sollevare la questione dei diritti umani: «Abbiamo delle differenze e volevo che Putin sapesse perché dico quello che dico e faccio quello che faccio. Non è contro la Russia. Ma la democrazia e i diritti umani sono nel DNA del nostro Paese. È quello che siamo». Biden ha poi aggiunto che gli USA risponderanno ad azioni ostili russe, come gli hackeraggi. A questo proposito ha consegnato a Putin una lista di «16 infrastrutture critiche» che devono essere considerate «off limits» da ogni forma di attacco.

Dopo entrambe le conferenze stampa, dalla Casa Bianca è infine arrivata anche una dichiarazione congiunta tra USA e Russia su quella che viene definita la «Strategic stability» tra i due Paesi: in particolare nella nota le due parti affermano che «Stati Uniti e Russia hanno dimostrato di essere in grado, anche in periodi di tensione, di progredire sugli obiettivi comuni e di garantire prevedibilità negli ambiti strategico, riducendo così il rischio di conflitti armati e la minaccia di una guerra nucleare». In questo senso, viene aggiunto, «oggi riaffermiamo il principio che una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta».

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