Tutti contro l’iniziativa dell’UDC

libera circolazione

Attorno al tavolo dei contrari si sono seduti sette oratori, membri di PLR, PS, PPD, Verdi, PVL, PBD e Partito Evangelico Svizzero, che hanno illustrato le conseguenze di un eventuale «sì» alle urne in autunno

Tutti contro l’iniziativa dell’UDC
© KEYSTONE/Anthony Anex

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Tutti contro l’UDC: oggi a Berna rappresentanti di diversi partiti hanno presentato i loro argomenti contro l’iniziativa «Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)» al voto il prossimo 27 settembre.

Attorno al tavolo dei contrari si sono seduti sette oratori, membri di PLR, PS, PPD, Verdi, PVL, PBD e Partito Evangelico Svizzero, che hanno illustrato le conseguenze di un eventuale «sì» alle urne in autunno.

Secondo il consigliere agli Stati Andrea Caroni (PLR/AR), l’iniziativa sarebbe una minaccia per il benessere e l’occupazione in Svizzera, nonché per il settore della formazione e della ricerca elvetico. Anche a causa del coronavirus, rimettere tutto in questione sarebbe un «esperimento economico» da evitare, ha sottolineato.

La consigliera nazionale Elisabeth Schneider-Schneiter (PPD/BL), dal canto suo, ha affermato che in tempi di incertezza globale le relazioni stabili con l’Unione europea sono indispensabili. Inoltre, l’Ue rappresenta il partner commerciale più importante per la Svizzera e senza accordi bilaterali le aziende elvetiche perderebbero il loro accesso privilegiato.

Molti settori - ad esempio l’edilizia, la ristorazione, l’agricoltura e il personale di cura - dipendono da lavoratori dell’area Ue, ha ricordato Schneider-Schneiter, sostenendo che per attenuare gli effetti collaterali indesiderati della libera circolazione delle persone sono state introdotte le misure di accompagnamento.

La consigliera Nazionale Samira Marti (PS/BL) ha invece focalizzato il suo discorso sui rischi per i lavoratori dipendenti. Secondo la socialista basilsese, un eventuale «sì» alle urne il prossimo settembre rischia di mettere in pericolo la protezione dei salari.

L’iniziativa per la limitazione esige che la Svizzera regoli in maniera autonoma l’immigrazione degli stranieri. Impedisce inoltre ogni nuovo trattato di obbligo internazionale per la libera circolazione. Se il testo venisse accettato dal popolo, le autorità avrebbero un anno per negoziare la fine dell’accordo con Bruxelles. Se non si dovesse trovare una soluzione, il Consiglio federale dovrebbe uscire dall’intesa nel mese successivo, col rischio di far cadere l’insieme degli accordi bilaterali.

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