Un nuovo nome e un’alleanza borghese

PPD svizzero

Secondo il presidente Pfister, i delegati del partito - che si sta confrontando con un calo di consensi - decideranno su entrambi i punti il prossimo 14 novembre

Un nuovo nome e un’alleanza borghese
© CDT/Archivio

Un nuovo nome e un’alleanza borghese

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Il PPD, confrontato a un calo di consensi, prova a invertire la tendenza con un nuovo nome e un’alleanza con il Partito borghese democratico (PBD). Nel «caso ideale», secondo il presidente del PPD Gehrard Pfister, i delegati del partito decideranno su entrambi i punti il prossimo 14 novembre.

La politica del partito rimarrà invece invariata, ha sottolineato oggi Pfister a Berna commentando i risultati di un sondaggio condotto presso gli iscritti del PPD ed effettuato dall’istituto di ricerca gfs.bern. «Il PPD è in una fase di ristrutturazione, ma come ha dimostrato la nostra inchiesta, non abbiamo bisogno di mettere in discussione i valori», ha aggiunto Pfister.

Sul tavolo la questione principale è quella legata al nome: numerosi elettori vorrebbero stralciare il riferimento cristiano presente nella sua denominazione in francese (Parti démocrate-chrétien) e tedesca (Christlichdemokratische Volkspartei). Il dilemma - che non riguarda tuttavia la denominazione in italiano - se fare a meno del referente cristiano occupa da anni il Partito popolare democratico svizzero.

Due settimane fa il Blick aveva anticipato i risultati parziali del sondaggio, che indicavano una maggioranza degli iscritti al PPD favorevoli al cambio di nome. Secondo il responsabile di gfs.bern Lukas Golder, la «C» nel nome è un handicap per il partito e l’associazione al cristianesimo non aiuta: «Un cambio di nome è molto probabile che offra la possibilità di affrontare nuovi gruppi di elettori che già sostengono i contenuti politici del PPD», ha detto oggi Golder.

I membri del partito intervistati, tuttavia, sono meno consapevoli di questa percezione esterna molto critica. Secondo Golder, il sondaggio ha mostrato che il 40% dei membri del PPD vuole chiaramente un riferimento cristiano, che sia presente anche nel nome.

Agli elettori piace il «centro»

La direzione della formazione politica ha proposto ai suoi affiliati una serie di varianti, una ventina, come «CVP. Die Mitte», «Allianz der Mitte» oppure «Demokratische Volkspartei». Un nuovo nome darebbe al partito un potenziale di crescita e, all’interno del partito, il termine «centro» ha già riscontrato apprezzamenti, ha indicato gsf.bern.

Secondo Pfister, il sondaggio ha confermato ciò che lui stesso aveva spesso sentito durante la campagna elettorale: Il PPD non è votato da alcune persone poiché viene associato a «credenti e cattolici».

Nel sondaggio, il nome «Die Mitte» è stato giudicato il più attraente tra i nuovi nomi proposti. I non membri del partito, invece, hanno sorprendentemente favorito «Libertà e solidarietà» come nuovo nome del partito. Secondo Golder, l’estensione di «Mitte» (centro) con «Freiheit und Solidarität» (libertà e solidarietà) come nome di partito è quindi una buona idea.

Stando a Pfister, i risultati sul nuovo nome da dare al PPD verranno ora analizzati con le sezioni cantonali e la base del partito. Nell’assemblea dei delegati del prossimo 14 novembre, la direzione del partito presenterà una proposta. Oltre a ciò, sul tavolo potrebbe anche esserci la fusione con il PBD, ha sottolineato Pfister.

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