Sciopero femminile

«Una battaglia che ci riguarda tutti»

È dibattito sul sostegno maschile il 14 giugno - Un aiutante a Zurigo: «Le discriminazioni verso le donne toccano anche noi ed è importante che stiamo in disparte» - L’agenda ticinese di venerdì

«Una battaglia che ci riguarda tutti»
Sostenere le donne per sostenere tutta la comunità: è il credo degli uomini che il 14 giugno saranno in piazza. (Foto Shutterstock)

«Una battaglia che ci riguarda tutti»

Sostenere le donne per sostenere tutta la comunità: è il credo degli uomini che il 14 giugno saranno in piazza. (Foto Shutterstock)

ZURIGO - «Le pari opportunità non sono un problema femminile». Con queste parole, in un articolo pubblicato da «The Guardian» in occasione della scorsa giornata internazionale della donna, l’ex prima ministra australiana Julia Gillard ci ricordava che la fine alla discriminazione di genere è un affare che passa da tutti, donne e uomini. È della stessa opinione Reto Plattner, uno degli oltre 100 uomini che a Zurigo si sino uniti per sostenere lo sciopero nazionale femminile di venerdì. Un gruppo di volontari che, rimanendo dietro le quinte, vuole sostenere come può i i gruppi femminili in lavori «che rubano tempo ed energia, come quelli di tipo logistico o nell’organizzazione di stand con cibo e bibite, di modo che le donne prima e durante il 14 giugno possano dedicarsi ai compiti fondamentali dell’evento, come la comunicazione e tutti gli aspetti politici», spiega il 46.enne. Venerdì, Plattner, che per mestiere conduce mezzi pesanti per il trasporto di bevande, vuole sì appoggiare in particolare la compagna, le sue colleghe in azienda e «tutte le donne che conosco», ma, dice, nel farlo sostiene anche «una battaglia che riguarda tutti quanti». I diritti delle donne sono diritti umani. «In ballo c’è il benessere di tutta la comunità. Vorrei che la mia partner guadagnasse tanto quanto me per lo stesso lavoro. Vorrei che la gente non si sorprendesse più di vedere le mie colleghe alla guida di un camion. Il modello classico uomo-donna inoltre limita anche la mia esistenza come membro maschile della società. Ci hanno insegnato che il mio sesso è quello che deve essere sempre forte, vincente, razionale. Questi modelli vanno rivisti perché stanno stretti a tutti».

«Io vengo ascoltato tutto l’anno»

Il sostegno maschile il 14 giugno è tema di dibattito. Da un sondaggio di «20 Minuten» emerge che una maggioranza di donne sono favorevoli a un appoggio da parte di uomini durante lo sciopero. Il 65% è dell’opinione che gli uomini abbiano diritto di partecipare. Un 6% pensa che la presenza maschile sia addirittura necessaria. Solo il 20% è contrario. Meno aperti gli uomini: il 47% si sentirebbe fuori posto. La sindacalista del VPOD e membro del coordinamento nazionale per lo sciopero Christine Filtner, citata dalla stessa testata, chiede che gli uomini «non si presentino fra le prime file. Il 14 giugno ad essere al centro dell’attenzione devono essere le donne e le loro rivendicazioni». Su una lista redatta da un gruppo di manifestanti bernese si sottolinea che gli uomini devono essere presenti solo come accompagnatori, senza mettersi in risalto. Al contempo però uomini forti sono i benvenuti per la costruzione di palchi e tavoli. Una richiesta poco comprensibile per la candidata argoviese agli Stati Marianne Binder-Keller (PPD ): «La lotta per la parità era ed è comune». Le donne, aggiunge, potrebbero dimostrare di essere indipendenti costruendo palchi e tavoli da sole. «Non aiutiamo perché le donne non sono capaci di farlo», risponde Plattner. «Aiutiamo perché le donne possano mettere tutte le loro energie nelle questioni davvero importanti. E come uomo non ho nessun problema e nulla da perdere a mettermi un po’ in disparte per una giornata. Posso parlare apertamente senza aver paura di non essere ascoltato tutti gli altri 364 giorni dell’anno».

La definizione data dalla nota scrittrice e attivista nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie sembra ben descrivere chi la vede come Plattner: «femminista: un uomo o una donna che afferma: “Sì c’è un problema legato ai generi. E dobbiamo trovare una soluzione“».

Gli appuntamenti in Ticino

Bellinzona

Nella capitale lo sciopero inizia alle 11 con la lettura, in Piazza Governo, dell’Appello per uno sciopero femminista e delle donne. A seguire, alle 11.15 ci sarà la tavola rotonda «Narrazioni al femminile: le donne migranti in Svizzera e nel mondo». Terminato il pranzo in comune il pomeriggio si aprirà all’insegna della lettura collettiva del libro «Dovremmo essere tutti femministi», mentre dalle 14.30 si terrà l’atelier «Sex positive», seguito dall’azione «Butta quello che ti indigna» alle 16.15. La giornata culminerà poi alle 17 quando è in programma il ritrovo presso Piazza del Sole da dove partirà il corteo in direzione di Palazzo delle Orsoline. Alle 18 sono previsti i discorsi e la lettura delle risoluzioni prima di lasciare il palco - dalle 20 - al concerto di Semilla e Lavinia Mancusi. La manifestazione si concluderà alle 22.

Lugano

Alle 11 le donne «si faranno sentire con fischietti e tamburi» in Piazza Riforma. Seguirà la lettura collettiva del libro «Dovremmo essere tutti femministi», il pranzo in comune e un momento dedicato alle testimonianze delle lavoratrici. Alle 14.30 le manifestanti si sposteranno in stazione dove partirà il treno per Bellinzona.

Mendrisio

A Mendrisio il programma non si discosta molto da quello di Lugano, con ritrovo alle 11 in Piazzale della Filanda per «un corale fischio contro le discriminazioni» seguito poi dalla lettura collettiva e dalla creazione «dell’album dello sciopero». Alle 12 pranzo in comune offerto alle donne e poi spazio alle voci delle lavoratrici. Alle 12.45 parola invece agli «uomini solidali con le donne» prima del poetry slam (13.15). Alle 14.20 partenza verso la capitale.

Locarno

Dopo l’assemblea delle 11.45 al Passaggio del Naviglio vecchio in Largo Zorzi ci sarà il pranzo e i discorsi delle delegazioni delle lavoratrici. Segue la lettura collettiva prima di partire, alle 14.45, alla volta del corteo di Bellinzona.

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