Una migliore protezione in caso di piene estreme

Lo studio

Presentati i risultati dello studio «Piene estreme all’Aare», con una valutazione dei rischi per le infrastrutture critiche in caso di catastrofi naturali

 Una migliore protezione in caso di piene estreme
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Una migliore protezione in caso di piene estreme

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Uno studio è stato effettuato al fine di valutare il pericolo in caso di piene estreme che possono avvenire ogni 100’000 anni, in particolare in prossimità di centrali nucleari. Vi sono ora solide basi per meglio proteggere le infrastrutture critiche.

È stata la catastrofe nucleare di Fukushima del 2011 a spingere varie autorità federale a elaborare basi comuni per valutare il pericolo di piene estreme nel bacino dell’Aare, si legge in un comunicato odierno dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). Oggi sono stati presentati i risultati dello studio «Extremhochwasser an der Aare» (Piene estreme all’Aare), coordinato dall’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL).

Per 50 siti è stato possibile simulare serie temporali delle precipitazioni. In questo modo si è potuto determinare che, in casi estremamente rari, a monte della confluenza dell’Aare nel Reno sono possibili picchi di portata superiori a 7000 m3/s, ossia 12 volte la portata media.

L’UFAM - viene spiegato nella nota - ha presentato i risultati dello studio ai Cantoni e ai gestori delle infrastrutture nazionali. Le autorità competenti terranno in considerazione le nuove conoscenze nella valutazione dei rischi e nell’attuazione delle misure di protezione contro le piene. Per estensione, oltre che al bacino dell’Aare, lo studio potrà essere applicato anche ad altri importanti corsi d’acqua.

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