Virus e mutazioni: «Finora vaccinate 66 mila persone in Svizzera»

Pandemia

Incontro con la stampa per aggiornare la popolazione sull’evoluzione della situazione legata all’emergenza sanitaria causata dal coronavirus – 154 i casi di varianti individuati

Virus e mutazioni: «Finora vaccinate 66 mila persone in Svizzera»
©KEYSTONE/Peter Klaunzer

Virus e mutazioni: «Finora vaccinate 66 mila persone in Svizzera»

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L’incontro informativo odierno con i tecnici della Confederazione sull’evoluzione della pandemia da coronavirus in Svizzera è previsto a Berna dalle 15. I tecnici si riuniscono per informare la popolazione sull’evoluzione della situazione a seguito delle nuove misure decise ieri dal Consiglio federale. All’appuntamento con la stampa parteciperanno Erik Jakob, capo della direzione per la promozione delle sedi della SECO, Nora Kronig, vicedirettrice dell’UFSP, Patrick Mathys, responsabile della Sezione gestione delle crisi e cooperazione internazionale dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), Martin Ackermann, presidente della Task force scientifica nazionale per la COVID-19, Martin Walker, vicedirettore, responsabile della politica in materia di uscite dell’Amministrazione federale delle finanze e Monika Bütler, vicepresidente della Task force scientifica nazionale per la COVID-19. Presente pure Mike Schüpbach, vicecapo della Divisione legale 2 dell’UFSP.

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LA CONFERENZA STAMPA

Patrick Mathys, come di consueto, ha aggiornato i media sulla situazione epidemiologica in Svizzera. Soffermandosi anche sulle varianti del coronavirus presenti sul territorio. «La tendenza delle nuove varianti di virus è in aumento» ha spiegato. Il numero dei casi, in generale, invece è un po’ diminuito, ma sono stati eseguiti anche meno test. In calo anche le ospedalizzazioni, così come i decessi. 114 i casi di variante britannica segnalata, 6 per la mutazione sudafricana mentre per 34 casi la variazione non è ancora chiara. In totale sono stati individuati 154 casi. «Ci aspettiamo un ulteriore aumento in futuro», ha detto Mathys.

Le restrizioni

Monika Bütler, dal canto suo, ha riaffermato la necessità delle nuove misure restrittive: «La task force non persegue la politica economica» ha spiegato. Aggiungendo che la durata delle misure è limitata e che l’eccesso di mortalità porterebbe a costi ancora più elevati per l’economia. E se è vero che un crollo del sistema sanitario può essere scongiurato, è altrettanto vero che agire a livello di prevenzione porta maggiori vantaggi.

Il pericolo delle varianti

Il capo della Task Force Martin Ackermann, dal canto suo, ha sottolineato: «Le nuove varianti ci tengono molto occupati, soprattutto quella britannica. Se guardiamo gli altri Paesi possiamo vedere chiaramente il pericolo che corriamo. La proporzione sta crescendo ad un ritmo più rapido e possiamo ipotizzare un raddoppio dei casi ogni settimana». La percentuale, su oltre 5 mila campioni esaminati, è attualmente compresa fra il 2% e il 5%. A febbraio, la nuova variante potrebbe causare più infezioni rispetto alla precedente. «Conosciamo il pericolo e possiamo agire in anticipo», ha aggiunto Ackermann. Molto può essere evitato con le nuove misure, ha aggiunto.

Gli aiuti? Scelta coraggiosa

Dal canto suo, Erik Jakob ha parlato di decisione coraggiosa riferendosi agli aiuti promessi dal Consiglio federale a chi sarà costretto, da lunedì, a chiudere nuovamente. «I Cantoni stanno premendo il piede sul gas, i processi burocratici sono stati accelerati enormemente». Oltre la metà dei Cantoni sta già versando i primi contributi e la maggior parte li verserà a febbraio.

I dati sulle vaccinazioni settimana prossima

Nora Kronig, per contro, ha ribadito che i dati sulla campagna vaccinale verranno forniti martedì prossimo. In ogni caso, 66 mila dosi di vaccino Pfizer BioNTech sono già state somministrate.

Testare, testare e testare

Il Canton Grigioni, nel frattempo, ha annunciato una campagna di test a tappeto. «L’UFSP è stato coinvolto e accetta questa procedura» ha ribadito Mathys. «La strategia dei test è attualmente in fase di riconsiderazione, terremo conto dei risultati dei Grigioni».

Nuove mascherine?

Visto il propagarsi della variante britannica, la domanda sorge spontanea: bisogna cambiare, come ha fatto la Germania, mascherine? I tedeschi hanno imposto l’uso dei modelli FFP2: «Non sono sicuro di quanto questo possa contribuire a una riduzione» ha detto Mathys. Sono più scomode, più costose e non è detto, appunto, che aiutino. «Siamo curiosi di vedere cosa porteranno i risultati degli studi corrispondenti».

La questione scolastica

È necessario adottare ulteriori misure, ad esempio nel settore delle scuole elementari? Diversi Paesi sono giunti alla conclusione che l’insegnamento faccia a faccia dovrebbe essere ridotto o interrotto. «Bisogna essere preparati», ha ammesso Ackermann. Tuttavia, la task force non ha ancora formulato alcuna raccomandazione.

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