«Voto sull’e-ID? Non era il momento giusto»

Le reazioni

Deluso il direttore generale di Digitalswitzerland: «Ora bisogna trovare una soluzione» - Soddisfatti i referendisti: «La gestione privata ha spinto gli elettori ad affossare il progetto

«Voto sull’e-ID? Non era il momento giusto»
©KEYSTONE/Alexandra Wey

«Voto sull’e-ID? Non era il momento giusto»

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(Aggiornato alle 15.47) «La votazione sull’e-ID non ha avuto luogo nel momento migliore a causa del coronavirus», ha detto oggi alla televisione della Svizzera tedesca SRF Nicolas Bürer, direttore generale di Digitalswitzerland. «Siamo delusi dal risultato», ha aggiunto. «Ora bisogna muoversi rapidamente per trovare una soluzione per una carta d’identità elettronica che possa ottenere il sostegno della maggioranza». L’associazione Digitalswitzerland, nata nel 2015 con l’intento di fare della Confederazione uno dei centri internazionali dell’innovazione tecnologica, si era battuta a fianco di rappresentanti di diversi partiti a favore della legge.

Bocciando la legge sull’identità elettronica, la Svizzera ha perso «l’opportunità di fare un grande passo avanti nello sviluppo tecnologico», secondo i sostenitori del progetto. Ora tocca ai politici trovare una nuova soluzione. L’Alleanza per un’eID svizzera chiede quindi un dialogo rapido e costruttivo.

L’Alleanza nota con rammarico che le riserve dell’elettorato hanno prevalso, afferma un comunicato. La Svizzera sta così perdendo l’opportunità di un «E-ID autodeterminato e di una maggiore sicurezza giuridica nell’identificazione digitale».

Purtroppo, non è stato possibile far capire l’importanza di una «digitalizzazione di successo» alla maggioranza della popolazione. Le preoccupazioni sull’E-ID richiedono ora un’analisi approfondita. Occorrerà vedere quanto velocemente una nuova soluzione capace di ottenere il sostegno della maggioranza possa essere sviluppata e adottata.

Nicolas Bürer, direttore esecutivo di Digitalswitzerland, ha fatto appello ai politici affinché riprendano in mano rapidamente il dossier. «Dobbiamo andare avanti nell’interesse di tutti e non perdere altro terreno a favore di altri paesi», si legge nella nota.

Referendisti soddisfatti

Benoît Gaillard (PS), coordinatore del referendum contro l’E-ID nella Svizzera romanda, accoglie con favore il chiaro «no» del popolo al progetto di legge sull’identità elettronica. A suo avviso, la gestione privata, tema al centro della campagna dei contrari, ha spinto gli elettori ad affossare il progetto.

Il risultato netto contro la legge «dimostra che questa questione ha superato le divisioni politiche», ha detto Gaillard all’agenzia Keystone-ATS. Il risultato del voto non è un’opposizione alla digitalizzazione, ma una richiesta di una soluzione sicura, affidabile, democratica e controllata dallo Stato. «Ci aspettiamo che il Consiglio federale non consideri questo risultato come una sconfitta, ma piuttosto come un mandato per sviluppare un approccio globale per un servizio pubblico digitale», ha aggiunto Gaillard.

Petra Gössi: «Segno di sfiducia verso le grandi aziende»

La bocciatura dell’identità elettronica è un segno di sfiducia della popolazione verso le grandi aziende, secondo la presidente del PLR Petra Gössi. Non è un voto generale contro l’E-ID e il risultato dimostra quanto sia importante la questione della sicurezza dei dati. Una soluzione «statale» però non sarà immediata. Durante la crisi pandemica sono emersi problemi legati alle soluzioni informatiche gestite dallo stato, ad esempio per quanto riguardale vaccinazioni, ha detto Gössi a «Blick TV». Anche la App Swisscovid non funziona molto bene, ha aggiunto. Per questo lo stato non potrà proporre velocemente una nuova soluzione per l’identità elettronica.

Glättli: «La porta è aperta per una soluzione sostenibile»

Con la bocciatura odierna del progetto di identità elettronica si è aperta «una porta per una soluzione sostenibile», ha detto il presidente dei Verdi Balthasar Glättli (ZH). È importante che ognuno possa essere «padrone dei propri dati», ha aggiunto.

L’identificazione elettronica è necessaria, ma è giunto il momento anche per la firma elettronica. E ci sarebbero molti altri campi di applicazione, anche per l’economia e le PMI, ha detto Glättli alla televisione svizzera tedesca SRF.

Sindacati: «Il popolo non vuole privatizzare la sovranità dei dati»

I sindacati interpretano il «no» all’identità elettronica come un segno che il popolo non vuole privatizzare la sovranità dei dati. L’aspetto della sicurezza dei dati ha avuto un grande peso nella scelta dell’elettorato. Il netto risultato popolare contro l’E-ID dimostra che «i compiti sovrani devono essere mantenuti in mani pubbliche», secondo il Sindacato dei servizi pubblici (VPOD-SSP). «Gli svizzeri sanno a chi possono affidare un compito delicato», precisa un comunicato. Il fatto che qualcuno potesse trarre profitto utilizzando i dati dei cittadini è stato determinante per la bocciatura del progetto. Il risultato odierno deve essere sfruttato per rilanciare i lavori sulla cartella elettronica del paziente, che si sono impantanati per anni. Secondo il sindacato Syndicom, il «No» del popolo alla legge E-ID è un voto forte contro la privatizzazione dei compiti dello Stato, contro la commercializzazione dei dati dei cittadini e per un forte servizio pubblico. Anche l’Unione sindacale svizzera (USS) ha espresso chiara soddisfazione per il risultato delle urne che «impedisce la creazione di una società a tre classi su Internet». È compito dello Stato, e non delle banche e delle assicurazioni, certificare l’identità dei cittadini. Quello che serve ora è un’identificazione elettronica ufficiale che sia pubblica e trasparente e serva l’interesse pubblico, scrive l’USS in un comunicato. Un tale servizio di base, accessibile a tutti, sarebbe un passo importante verso una digitalizzazione equa e gioverebbe anche all’economia svizzera.

Arti e mestieri: «È un passo indietro per lo sviluppo»

Per l’Unione svizzera arti e mestieri (usam) il No all’e-ID rappresenta un passo indietro per l’ulteriore sviluppo dell’e-government e della digitalizzazione. Respingendo la legge, gli oppositori non hanno guadagnato nulla, la Svizzera invece ha perso molto tempo nel processo di digitalizzazione.

La Confederazione è già in ritardo rispetto ai paesi che hanno la propria e-ID da anni, afferma un comunicato. Ora c’è bisogno di «una nuova soluzione per regolare le condizioni quadro per l’introduzione dell’e-ID», perché questo è un elemento importante per l’innovazione nell’economia sempre più digitalizzata.

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