Vuoi un lavoro? Mostrami le tue mad skills

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Nel reclutamento del personale contano anche le competenze atipiche, capacità insolite che possano incuriosire chi è chiamato ad assumere - L’esperto: «Quando si sceglie tra due candidati, un’esperienza fuori dal comune può fare la differenza»

 Vuoi un lavoro? Mostrami le tue mad skills
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Nel reclutamento del personale scatta l’ora delle mad skills, le competenze atipiche (letteralmente: pazze): capacità insolite che possano incuriosire chi è chiamato ad assumere, facendo magari pendere la bilancia a favore di un determinato candidato. Lo segnala «Le Temps», che al tema dedica oggi un’inchiesta.

Le mad skills da inserire nel curriculum sono ad esempio la pratica di una particolare attività artistica, uno sport estremo o di alto livello, un’esperienza personale insolita o qualsiasi altra occupazione che possa sorprendere. Si tratta insomma di soft skills (concetto ormai già molto usato: competenze trasversali come saper comunicare, lavorare in gruppo e far fronte a importanti carichi di lavoro) più avanzate. Attività che mostrano, ad esempio, grande determinazione o creatività, resistenza allo stress oppure altre qualità molto utili anche in ambito professionale.

La novità arriva dagli Stati Uniti e in particolare dalle start-up della Silicon Valley, spesso alla ricerca di profili atipici. In Svizzera il contesto è ovviamente molto diverso. «Rispetto alle competenze tecniche (hard skills), queste mad skills sono chiaramente meno importanti», spiega al quotidiano ginevrino Marc Trillou, direttore e co-fondatore di TieTalent, una società di reclutamento specializzata in professioni tecnologiche. «Ma quando ti trovi di fronte a due candidati uguali, qualcuno che si distingue dalla massa è la ciliegina sulla torta». Ecco quindi che un’esperienza fuori dal comune, come un viaggio o la realizzazione di un progetto personale, possono avere la loro importanza.

Secondo Trillou questi fattori contano in particolare quando si tratta di selezionare i profili di giovani che hanno una formazione simile. Conta però anche l’ambiente di lavoro in cui verrà inserito il candidato. «Nelle start-up, l’idea è quella di cambiare le carte in tavola: si cerca magari qualcuno che, per esempio, attraversa regolarmente a nuoto il lago Lemano e ha una personalità grintosa e competitiva», osserva. «Questo non è il caso in tutti i campi».

Lo conferma Marc-Antoine Glauser, avvocato e consulente specializzato in reclutamento in ambito legale, bancario e finanziario per la società Alec Allan. «Sono nella professione da 15 e i datori di lavoro non mi hanno mai questo tipo di competenze», spiega a Le Temps. «Nei nostri campi, le capacità legate al mestiere vengono prima di tutto. Qualcuno che fa sport ad alto livello, per esempio, è apprezzato, ma è davvero solo un ‘nice to have’» (cioè utile, ma non necessario). Comunque a suo avviso si tratta di particolarità da inserire nel curriculum. «Ricordo un candidato che aveva scritto semplicemente ‘calcio’ fra i suoi interessi, anche se era semi-professionista: bisogna essere precisi!».

In generale comunque non solo le mad skills, ma anche le soft skills sembrano essere ancora poco importanti nella Confederazione. «In Svizzera non ci concentriamo abbastanza sulla personalità, sebbene sia molto importante», si dice convinto Martial Pidoux, direttore delle risorse umane presso Migros Ginevra, a sua volta interrogato dalla testata romanda. «In questo senso, le abilità insolite sono interessanti per me, così come ogni elemento che mi dà una migliore comprensione di come funziona una persona e mi fornisce informazioni sui suoi valori», spiega. «Qualcuno che pratica uno sport estremo, per esempio, e sa prendere rischi calcolati può essere molto utile in certe funzioni, in particolare quelle con responsabilità».

Guia Greaves, consulente nella gestione dei talenti presso Manpower, è però convinta che anche nella Repubblica dei 26 cantoni le cose cambieranno presto. Nel 2020 ha pubblicato una ricerca realizzata in 44 paesi, tra cui la Svizzera, su come le abilità di appassionati giocatori di videogiochi (creatività, risoluzione dei problemi o collaborazione, a seconda del gioco) possono essere trasferiti al mondo del lavoro e quindi attirare l’interesse dei reclutatori. «Lo studio ci dà una buona indicazione di ciò che probabilmente accadrà nei prossimi due o tre anni», dice Greaves a «Le Temps». Con la pandemia, è probabile che soft e mad skills acquistino importanza, anche perché, lavorando in parte in remoto, abbiamo bisogno più che mai di leader e dipendenti con capacità umane che possano creare e mantenere un clima di fiducia. A suo avviso la valutazione delle competenze comportamentali è perciò essenziale e non dovrebbe essere relegata in secondo piano.

Quando si tratta di mad skills Greaves invita comunque ad essere prudenti. «Non c’è una correlazione diretta tra la pratica privata e il lavoro: solo perché sei un eccellente giocatore di basket non significa necessariamente che sai lavorare bene in una squadra». Secondo l’esperta è quindi «essenziale valutare ciò che dice il curriculum in un colloquio e in un processo di valutazione».

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