L’approfondimento

Come l’AI cambierà
le nostre vite

Come l’AI cambierà <br />le nostre vite
Luca Maria Gambardella (© Andrea Rizzoli)

Come l’AI cambierà
le nostre vite

Luca Maria Gambardella (© Andrea Rizzoli)

Siamo già immersi in un mondo in cui digitale e tecnologie di frontiera ci sollevano da attività ripetitive e a basso valore aggiunto. La sfida del nostro presente è formare i nostri ragazzi a lavorare insieme all’intelligenza artificiale, sapendone gestire le incredibili opportunità.
Perlatro, le analisi del McKinsey Global Institute hanno stimato in 13.000 miliardi di dollari l’impatto economico globale dell’Intelligenza Artificiale (o AI) entro il 2030, pari a un aumento complessivo del 16% del Prodotto Interno Lordo mondiale. Inoltre, secondo l’ultimo report “Future of Jobs 2020” pubblicato a fine ottobre 2020 dal World Economic Forum, entro il 2025, sono 85 milioni i posti di lavoro che potrebbero essere sostituiti in seguito a una diversa suddivisione del lavoro tra uomo e macchine, mentre potrebbero emergere 97 milioni di nuove professioni più adatte ai nuovi assetti organizzativi aziendali. Le opportunità offerte dalla frontiera dell’innovazione, quindi, convivono con ansie e timori che ci possano essere ricadute negative dal punto di vista occupazionale. E proprio perché il tema è molto complesso per cercare di capire come la Svizzera si colloghi nella ricerca e sviluppo in ambito AI abbiamo chiesto lumi a Luca Maria Gambardella, professore ordinario presso la Facoltà di Informatica dell’USI e membro dell’IDSIA, Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale USI-SUPSI, che ha diretto dal 1995 al 2020.

Professore, la Svizzera come si posiziona nelle classifiche mondiali? Abbiamo un ruolo di primo piano o inseguiamo altri Paesi in ambito ricerca nell’Intelligenza Artificiale (AI)?
Secondo l’ultima edizione 2020 del Global Innovation Index la Svizzera è al primo posto della classifica (ed è cosi da qualche anno), seguita da Svezia e dagli Stati Uniti. Gli sforzi sono ingenti anche in questo settore, dove il Ticino è stato pioniere con l’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale (USI-SUPSI), creato al Lugano nel 1988 e oggi leader a livello mondiale. Intorno a queste attività di ricerca sono cresciuto corsi universitari di Bachelor (SUPSI) e di Master (USI), per formare specialisti nel settore e sono nate aziende specializzate a portare soluzione di AI sul mercato. Anche UBS un paio di anni fa ha deciso di aprire il suo centro sull’AI proprio in Ticino. In questo settore sono anche importanti gli investimenti in risorse di calcolo e le infrastrutture di comunicazione, al fine di creare una eco-sistema che sia attrattivo per grandi player e per le loro attività di ricerca e sviluppo. Ci stiamo lavorando, anche con il supporto, oltre che dell’accademia, del Cantone e della Città di Lugano. Ma il percorso non è semplice perché oramai tutti si muovono in questa direzione e la velocità delle decisioni è una chiave importante, oltre ovviamente agli investimenti finanziari pubblici e privati.

Sfatiamo un mito: l’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro?

In questo periodo storico credo che il Covid in pochi mesi abbia fatto più danni al mercato del lavoro e a quello dell’economia (oltre ai danni sociali e altro sui quali non voglio prolungarmi qui), piuttosto che la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale in tanti anni. Se in questo periodo alcune attività sono andate comunque avanti, è stato grazie alla possibilità di lavorare/insegnare/acquistare in remoto, ovvero grazie soprattutto alle moderne soluzioni digitali. Certo non vale per tutte le categorie, e qui è intervenuta per fortuna la politica a porre dei rimedi. Per quello che riguarda l’introduzione di strumenti digitali e di intelligenza artificiale la percezione di oggi è che queste metodologie stiano creando posti di lavoro in diversi settori, ma ovviamente il tipo di rivoluzione che ci attende (è che è già in atto) è diversa da quella industriale. Le tipologie di lavoratori che saranno sostituiti nel prossimo periodo sono lavoratori che svolgono attività non manuali a basso valore, come ad esempio i call center. Ci vorrà ancora un po’, ma dobbiamo prepararci a riqualificare con la formazione continua gli attuali lavoratori di questi settori e a creare prospettive per i nostri ragazzi. Un recente studio afferma, infatti, che il 60% dei ragazzi che oggi ha 14 anni farà un lavoro che oggi non esiste. Il mio suggerimento è di impegnarsi non solo sulle competenze tecnico/scientifiche ma anche sull’accrescere il senso critico dei nostri giovani, in quanto lavoreranno in team misti, composti non solo da colleghi ma anche da intelligenze artificiale specializzate a risolvere problemi puntali. Dovranno essere capaci di ascoltare tutti e prendere decisioni complesse. Per questo è necessario non tralasciare materie umanistiche come la letteratura, la storia e la filosofia. Per il resto la visione è che avremo più spazio e tempo per attività creative e di concetto anche sul lavoro, lasciando alle macchine attività più di routine e noiose.

Guarda la puntata de «L’Opinionista» sul tema dell’AI con Luca Maria Gambardella

L’opinione di Piero Angela e le ansie da sfatare
Per dissolvere ataviche paure e ansie spesso immotivate in tema di tecnologia e frontiera dell’innovazione, ci aiuta un monumento della divulgazione scientifica come Piero Angela, che nella prefazione del libro a cura di Stefano Quintarelli “Intelligenza Artificiale”, edito da Bollati Boringhieri (2020), con grande chiarezza sostiene che: «La tecnologia ha sempre avuto questo ruolo, al tempo stesso creativo e distruttivo: è stata un acceleratore della crescita che spesso ha lasciato dietro di sé anche perdite e disadattamenti. Il cambiamento portato dalla tecnologia è stato inimmaginabile: l’aumento dell’efficienza dovuto all’automazione delle macchine ha permesso di lavorare di meno, guadagnare di più, passare dall’analfabetismo di massa all’università di massa, disporre di cure efficaci, allungare la vita, e molto altro. La nuova rivoluzione tecnologica, quella digitale, ha però qualcosa di diverso rispetto alle precedenti: è arrivata molto velocemente e richiede un adeguamento rapido. Le innovazioni che in continuazione stanno nascendo richiedono, infatti, una altrettanto veloce capacità di apprendimento e di adattamento. Anche perché, per funzionare, le nuove tecnologie hanno sempre bisogno di uomini e di donne che le sappiano non solo utilizzare ma anche inventare e gestire».

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