ARTE E CULTURA

Creatività e soluzioni originali dopo la chiusura

Creatività e soluzioni originali dopo la chiusura
Michel Gagnon, direttore del LAC

Creatività e soluzioni originali dopo la chiusura

Michel Gagnon, direttore del LAC

Uno dei fenomeni che in questi mesi ha investito il mondo dei musei e delle pinacoteche di tutto il mondo è stato quello di mettersi in gioco con una notevole produzione e condivisione di contenuti tramite le principali piattaforme social. Per oltre due mesi, infatti, le istituzioni culturali hanno provato a mantenere vivo l’interesse del pubblico, spingendolo a seguire i canali social proprietari o coinvolgendoli in visite virtuali, magari guidate dal direttore, come nel caso del Museo Egizio di Torino. Secondo l’ultimo Osservatorio innovazione digitale nei beni e attività culturali del Politecnico di Milano, pubblicato in questi giorni, il numero medio di post è raddoppiato su tutti i canali social nelle settimane della chiusura forzata. Su un campione di 100 musei italiani, analizzati nell’indagine, in media i 25 post su Facebook di febbraio sono diventati 40 a marzo e 41 ad aprile, i 32 su Twitter sono quasi raddoppiati a marzo e aprile; stesso trend per i 15 post di media su Instagram, diventati 33 a marzo e aprile. Un impegno di risorse e creatività che è stato premiato in termini di contatti (ovvero follower): ad aprile rispetto a marzo sono cresciuti in media del 3,6% su Facebook, del 2,4% su Twitter e dell’8,4% su Instagram. Impressionante quanto a numeri, per esempio, il caso del Museo del Louvre di Parigi, che proprio il 1. di maggio ha pubblicato un video molto emozionale su Instagram per festeggiare i 4 milioni di seguaci raggiunti (video qui).
Per avere il quadro di come ha vissuto questo periodo un’istituzione culturale ticinese come il LAC Lugano Arte e Cultura, abbiamo intervistato Michel Gagnon, che ne è direttore.
La pandemia ha inevitabilmente colpito i luoghi adibiti alla cultura. Teatri, musei, spettacoli hanno risentito del contraccolpo, pur tra streaming e fruizioni digitali. Ma come hanno reagito i vostri spettatori da un punto di vista delle emozioni? Sono paragonabili il digitale e l’esperienza dal vivo?
Io vado a teatro da 30 anni e quindi la mia risposta è di parte. Ora, non so per i più giovani, ma il piacere che si prova dal vivo in teatro è un’emozione che si respira solo di persona nel luogo fisico, non per il tramite di cuffie, visori o schermi! Sono per lo spettacolo in presenza, come anche gli artisti che a seconda del pubblico e delle reazioni dei presenti in sala variano l’esibizione, rendendo ogni serata unica e speciale. Chiaro che anche la visione tramite piattaforme digitali ha un suo valore positivo, perché mantiene gli appassionati in contatto e in collegamento con gli artisti. Ma è uno strumento che noi al LAC nei prossimi mesi non useremo moltissimo, perché ce ne serviremo solo se lo spettacolo prevederà anche una componente in diretta digitale.
In giro per il mondo, centri culturali come il LAC come si sono comportati durante la pandemia? Sono stati aperti o hanno chiuso le porte e interrotto la stagione?
Sono in contatto con i direttori di alcuni teatri americani e canadesi e tutti abbiamo adottato la stessa misura: abbiamo tutti chiuso e stiamo provando a definire come poter riaprire per la prossima stagione. Devo però dire che la pandemia ci ha messo tutti in connessione digitale e, infatti, su base settimanale ci sentiamo per capire come risolvere i problemi che accomunano tutti i centri di arte e cultura, nella chiusura come nella riapertura in sicurezza. La distanza sociale ha un impatto per il pubblico, ma anche per gli artisti, e in questo contesto per la musica e per il teatro di prosa ci sono soluzioni percorribili. Mentre siamo in difficoltà a rimodulare uno spettacolo di danza, perché il corpo di ballo si muove sul palcoscenico secondo coreografie che è complicato distanziare. E infatti tutte le compagnie del mondo si sono fermate in questi due mesi.
Stiamo tutti cercando anche in modo creativo di fruire nuovamente di arte e cultura. Come possiamo immaginare la proposta del LAC per questo futuro che ci attende?
La creatività ci consente di creare sempre soluzioni nuove e certamente il mondo dell’arte è quello più predisposto a immaginare situazioni originali. E dobbiamo sforzarci di ideare nuovi formati e nuovi concetti di arte. In Canada ci sono esperimenti interattivi con un artista davanti a uno schermo gigante che entra in relazione diretta con il pubblico collegato. Qui la tecnologia diventa parte integrante e attira nuovi pubblici, che altrimenti non si accosterebbero al nostro mondo! Un altro elemento che la tecnologia ci offre è nel campo della comunicazione. I canali social e il nostro sito saranno sempre più aggiornati e li potenzieremo molto, come anche la biglietteria online per prenotazioni e acquisto dei biglietti. Peraltro, sarà in diretta streaming (cioè sulla rete) la conferenza stampa sulla prossima stagione del LAC, in cui informeremo solo sui primi due mesi del cartellone. Questo perché i programmi a lungo termine sono complicati da strutturare con anticipo e anche il concetto dell’abbonamento annuale sarà da rimodulare. Concludo dicendo che il LAC è un progetto culturale e sociale insieme. Vive di cultura, di emozioni e di incontri. Forse proprio da questo momento di chiusura comprenderemo quanto questo aspetto relazionale sia così importante e fondamentale per l’essere umano.

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