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Facebook addio,
nuovi migranti digitali

Facebook addio, <br />nuovi migranti digitali
Sono tanti i giovani che abbandonano la piattaforma lanciata da Zuckerberg per muoversi verso nuove ed inesplorate frontiere virtuali

Facebook addio,
nuovi migranti digitali

Sono tanti i giovani che abbandonano la piattaforma lanciata da Zuckerberg per muoversi verso nuove ed inesplorate frontiere virtuali

Per addentrarci in un discorso fortemente generazionale come quello dei social network, è bene prima di tutto partire dalla definizione di un concetto chiave: la privacy. Oggi viene intesa principalmente in due modi: da un lato come l’ambito gelosamente circoscritto della vita personale di ciascun individuo; dall’altro come quel complesso di norme che regolano la tutela e l’utilizzo dei dati personali. Ora, per quanto la privacy in termini generali sia sicuramente qualcosa di sacro e di fondamentale, si tende però ad abusarne. C’è infatti una tendenza che spopola tra i giovani: quella di lanciarsi verso realtà progressivamente più misteriose, meno tracciate e non soggette a molti controlli dove potersi esibire, esprimere e cercare consensi attraverso post e immagini.

Ecco che la generazione degli attuali giovanissimi migra sempre di più da una nota e ormai consolidata piattaforma come Facebook a social differenti che, seppur negli usi e nelle dinamiche hanno caratteristiche proprie, in fondo sono pur sempre spazi virtuali dove ognuno cerca di costruire una vita, più o meno parallela a quella reale, da coltivare e da espandere.

Al riparo dagli occhi dei genitori, i giovani sono con lo sguardo rivolto verso alternative che consentano di mostrarsi ampiamente in pubblico – ma anche di rimanere del tutto anonimi. Reti come TikTok, ThisCrush e Connected2.me richiamano a sé con i loro linguaggi, le loro regole e la loro tendenza a far sentire automaticamente un estraneo chiunque non dimostri di essersi guadagnato a pieno titolo la patente di nativo digitale.

Un esempio su tutti è TikTok, il gigante cinese da ben oltre 500 milioni di iscritti che pare sia il nuovo punto d’approdo dei giovanissimi influencer. La formula è assolutamente essenziale: si pubblicano brevi video del tutto amatoriali con una base sonora sulla quale i protagonisti parlano, cantano, ballano o fanno scherzi ad amici e conoscenti. E se gli over 30, guardando questi filmati, rimangono spesso basiti con un grande punto interrogativo dipinto sul viso, gli spettatori più giovani – che evidentemente entrano in sintonia diretta con questo tipo di nuova comunicazione virtuale – apprezzano dispensando cuori, lasciando commenti e seguendo sempre nuovi account che spesso appartengono a persone mai viste dal vivo. D’altronde, per essere del tutto inseriti nella cosiddetta «società liquida» – come l’aveva sapientemente definita il sociologo polacco Zygmunt Bauman – bisogna sapersi adattare alla fluidità di un cambiamento continuo anche laddove non se ne comprendono le ragioni.

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