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Instagram e i filtri
della discordia

Instagram e i filtri <br />della discordia
La modifica esplicita delle immagini online potrebbe essere un modo per contrastare diversi «pericoli», soprattutto per l’utenza più giovane

Instagram e i filtri
della discordia

La modifica esplicita delle immagini online potrebbe essere un modo per contrastare diversi «pericoli», soprattutto per l’utenza più giovane

Instagram e i filtri <br />della discordia

Instagram e i filtri
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Parte dalla Norvegia una prima e importante “stretta” all’utilizzo per scopi commerciali di immagini modificate con filtri e applicazioni sulle principali piattaforme social. È, infatti, stata presentata una nuova normativa centrata sulla “disformia corporea”, ovvero che riguarderà qualsiasi alterazione che influisca sull’aspetto delle dimensioni del corpo, della forma o della pelle, compreso anche l’uso di semplici filtri di Instagram.
La legge entrerà in vigore dall’estate 2022 e riguarderà solo i post con contenuti pubblicitari. Si tratta di un tema che, quindi, in questa fase, chiamerà in causa solo influencer e celebrities norvegesi, che non potranno più ritoccare le foto pubblicitarie pubblicate sui propri social, senza che la modifica venga dichiarata. Un tema a volte spinoso, che riguarda spesso giovani e adolescenti che proprio sul tema della forma fisica finiscono per essere particolarmente vulnerabili. Per questa ragione, ne abbiamo parlato con Zulay Manganaro Menotti, Avvocato Europeo, così da avere un punto di vista esperto sull’argomento.

Avvocato Menotti, la Norvegia sembra fare da “apripista” nell’irrigidire le regole sul ritocco delle immagini, che soprattutto su Instagram sono più che frequenti. Qual è il suo punto di vista? Siamo di fronte a un argine correttivo verso le pubblicità ingannevoli, così da tutelare quei giovani che troppo spesso si identificano con i loro idoli anche nell’aspetto?
Ancor prima della Norvegia, è doveroso ricordare che nel Regno Unito la Advertising Standards Authority (ASA) ha vietato i filtri nelle pubblicità sui social. Nel luglio 2020, è stata lanciata la campagna social #filterdrop da una make-up artist, Sasha Pallari, con la quale si è chiesto ai marchi di cosmetici e alle influencer che li sponsorizzavano, di dichiarare l’uso di filtri o la loro assenza. Ne è derivata una sentenza, che ha dichiarato l’uso dei filtri idoneo ad aumentare l’effetto del prodotto di bellezza, risultando perciò “fuorviante” per i consumatori. Questo si traduce – molto sinteticamente – in pubblicità ingannevole. I risvolti che hanno preoccupato i vari legislatori attivi sul campo, secondo me, riguardano gli allarmanti disturbi alimentari e l’eccessiva pressione psicologica a cui non tutti i giovanissimi sanno reggere.

Quali sono i rischi a cui si espongono influencer e blogger norvegesi, che non dovessero segnalare l’utilizzo di filtri e alterazioni? Sarà obbligatorio adeguarsi alla norma anche per immagini ad esempio di paesaggi?
L’argomento è piuttosto articolato ma possiamo dire che – di primo acchito – la responsabilità ricade sull’advertiser (cioè, l’inserzionista). Le multe saranno salate e, al momento, la normativa non riguarda i paesaggi. Infatti, oggetto del provvedimento è la foto in cui sono stati modificati elementi del corpo, dimensioni del modello, caratteristiche della pelle. In sostanza, le foto ritoccate saranno contraddistinte come tali nella pubblicità, a prescindere dalla fonte. Ovvero, che si tratti di un’agenzia o di un influencer che vende i propri prodotti online; non importa che tali beni provengano da produttori qualificati e affermati sul mercato o siano “fai da te”.

Questo tipo di normativa a suo modo di vedere sarebbe applicabile anche sul territorio elvetico?
Diciamo che valutazioni e attenzione al tema e alla sua diffusione internazionale è alta da parte di ogni autorità e istituzione. Di riflesso, gli attori economici operanti nell’ambito pubblicitario dei cosmetici dovranno valutare diligentemente come e se indicare agli influencer, in un corpo contrattuale, la possibilità o meno di utilizzare i filtri utili a elaborare i contenuti. Questo per evitare rischi di contestazione, a fronte di una eventuale evoluzione delle nostre normative nazionali e di un’altrettanta eventuale adesione alle posizioni già assunte in altri Stati, come appunto Gran Bretagna, Norvegia, Italia...

E, infine, proprio questo tipo di nuove norme potrebbero essere anche utili a definire e regolare il tema annoso dei contratti di cui spesso gli influencer che lavorano in proprio non si sono ancora dotati?
In questa fase, non mi sembra esservi uno stretto collegamento tra i due argomenti. Tuttavia, per coloro che vogliono veicolare i propri prodotti tramite la collaborazione di influencer, è raccomandabile puntualizzare negli accordi commerciali con gli influencer stessi, le responsabilità di ciascuna parte. Va disciplinato nel contratto stesso l’uso dei filtri, prevedendo un adeguamento alle disposizioni già fissate o prossimamente in vigore.
Il tema è ampio, perché coinvolge anche i divieti di pubblicità ingannevole, presidiati sia da regole sulla pubblicità corretta a tutela del consumatore sia dalla normativa sulla concorrenza (s)leale. Certamente, a chi intraprende questa carriera va consigliata massima attenzione e l’accortezza di avvalersi di contratti confezionati sapientemente.

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