Innovazione

L’AI riconosce
gli stati d’animo

L’AI riconosce <br />gli stati d’animo
Arriva l’assistente virtuale capace di riconoscere gli stati d’animo dell’utente per rispondergli di conseguenza.

L’AI riconosce
gli stati d’animo

Arriva l’assistente virtuale capace di riconoscere gli stati d’animo dell’utente per rispondergli di conseguenza.

Secondo un’indagine molto recente l’industria dell’IA che predice le emozioni dai 21,9 miliardi del 2019 varrà circa 56 miliardi di dollari entro il 2024. In particolare, l’applicazione dell’intelligenza artificiale agli assistenti virtuali risulta oggi essere un fenomeno in grande ascesa. Infatti, un elemento che si sta affermando e che riguarda le aziende di ogni settore, dal mondo bancario a quello assicurativo, dalla sanità, a quello dei trasporti e della grande distribuzione, punta a umanizzare sempre più gli assistenti virtuali. L’obiettivo è quello di rendere più empatici questa tipologia di avatar e di adattare le loro risposte in base alla condizione psicologica dell’utente durante la fase d’acquisto di un prodotto o servizio, cogliendo emozioni come la soddisfazione, la perplessità o la delusione.

Proprio qualche giorno fa è stata presentata nel corso di un convegno promosso da una startup italiana che si chiama QuestIT, una nuova entità artificiale «pienamente intelligente», capace di percepire lo stato d’animo, adattare le risposte e proporre la migliore soluzione ai problemi dell’utente nella fase critica di un acquisto di un prodotto che è arrivato danneggiato. Il suo nome è Asia ed è piuttosto stupefacente la conversazione che si può avere con lei, dopo uno scambio che chi scrive ha testato di persona con una demo. L’assistente, infatti, tara il suo comportamento sullo stato d’animo di disappunto o serenità che l’interlocutore mostra di avere durante la conversazione. E sembra davvero di dialogare con una dipendente dell’azienda addetta alla relazione con i clienti (il cosiddetto customer care), che con grande gentilezza e cortesia assiste e ascolta il problema cercando di risolverlo in modo molto professionale. Devo dire che il pensiero è subito andato e un film di fantascienza del 2013, dal titolo «Her» (con protagonista Joaquin Phoenix), che a quell’epoca tracciava uno scenario decisamente futuristico nel dialogo e relazione tra il protagonista e un’intelligenza artificiale femminile molto evoluta.

Secondo Marco Landi, Presidente di QuestIT: «In base ai dati della Commissione Europea, ogni anno in Europa si investono complessivamente tra i 2 e 3 miliardi di dollari nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, una cifra nettamente inferiore a quella raggiunta in America e in Cina (dove si raggiungono cifre fino ai 18 miliardi ogni anno), ma l’Intelligenza artificiale non è qualcosa di passeggero, è qualcosa su cui vale la pena di investire e fare ricerca. Solo in questo modo possiamo puntare a creare modelli capaci di valorizzare le eccellenze italiane a seconda del territorio di provenienza e, perché no, diventare competitivi a livello internazionale anche in settori non tradizionali».

Peraltro, l’intelligenza artificiale sta diventando sempre più parte integrante della vita di tutti i giorni ed è ormai nota a quasi tutti noi. Sono davvero un numero consistente le persone che utilizzano prodotti e servizi come assistenti vocali del telefono, altoparlanti intelligenti (i cosiddetti smart home speaker) e sistemi che forniscono suggerimenti sui siti di commercio elettronico (i chatbot). Insomma, il futuro che ci attende è sempre più simile ai film che solo fino a qualche anno fa sembravano descrivere mondi decisamente iper tecnologici o comunque pervasi in ogni ambito da innovazione sempre più spinta e intelligente.

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