Arte digitale

L’arte scopre le copie
digitali certificate

L’arte scopre le copie <br />digitali certificate
La celebre opera di Banksy «Spike», la cui versione digitale è stata messa in vendita.

L’arte scopre le copie
digitali certificate

La celebre opera di Banksy «Spike», la cui versione digitale è stata messa in vendita.

L’arte scopre le copie <br />digitali certificate

L’arte scopre le copie
digitali certificate

Ci sono tre lettere che stanno scardinando il mondo dell’arte: NFT. Un acronimo che sta per Non-fungible Token, ovvero, parliamo di certificati di proprietà digitali che attestano l’autenticità, l’unicità e la proprietà di un oggetto digitale. Questi, tramite la tecnologia blockchain, consentono di acquistare, vendere e collezionare in modo sicuro opere d’arte o di design in formato digitale. Proprio questo genere di certificazioni, infatti, permettono di risolvere un problema annoso, che fino ad oggi ha messo in difficoltà quegli artisti che creano un prodotto originale su internet. Prima degli NFT, se una nostra immagine, o anche un video, o una traccia musicale veniva duplicato in formato digitale, questa copia tendeva ad avere lo stesso valore dell’originale. Anche perché diventava pressochè impossibile stabilire la vera proprietà del prodotto. Oggi, grazie a un NFT certificato attraverso la blockchain, si supera e risolve il grosso problema dei diritti di autore su internet. E per queste ragioni, gli NFT si stanno dimostrando un valido strumento per ottenere la titolarità non solo di un’opera d’arte digitale, ma anche solo di un tweet o una gif per fare degli esempi.
Al punto che lo scorso marzo ha destato parecchio scalpore il fatto che Jack Dorsey, amministratore delegato di Twitter, abbia venduto in asta il suo primo tweet “just setting up my twttr”, datato 21 marzo 2006 proprio come NFT – per la cifra monstre di 2.915.835,72 dollari (devoluti in beneficienza!)

Nei mesi successivi, ci sono state molte altre aste nel mondo, che hanno raggiunto cifre da capogiro, mostrando a collezionisti e innovatori le potenzialità di questi nuovi certificati digitali. Anche in Ticino sono sorte iniziative in questo ambito, fra cui Valuart, una startup che realizza NFT derivati da opere d’arte originali. La società ha annunciato la sua prima asta online per domani, giovedì 22 luglio sulla piattaforma www.valuart.com, mettendo in vendita l’NFT ricavato da una celebre opera «Spike» di Banksy. L’originale dell’opera, che è stata creata in Palestina dal celebre street artist Banksy, attualmente è di proprietà di Vittorio Grigòlo, tenore di fama mondiale e co-fondatore di Valuart. Grigòlo ha scelto di mettere all’asta, in collaborazione con Valuart, una versione digitale originale dell’opera creata in CGI (computer-generated imagery). Il 50% dei ricavi dell’asta dell’NFT di Spike, sarà devoluto in beneficenza a sostegno delle attività di quelle organizzazioni che operano per aiutare le vittime dei conflitti a livello globale.
“L’obiettivo di Valuart è reimmaginare e dare nuova vita ad alcune delle opere d’arte più famose mai create, consentendo ai collezionisti di acquisire un pezzo unico – commenta Etan Genini, fra i fondatori della luganese Valuart. E a tal fine, l’azienda ha ingaggiato artisti, istituzioni e personaggi pubblici di spicco. Dopo aver certificato l’autenticità di una determinata opera d’arte sulla blockchain, Valuart ne crea un «clone» digitale in collaborazione con il proprietario del bene fisico e lo declina in storie uniche attraverso un’attività di creazione di contenuti che rappresenta un punto di riferimento per il settore. In tal modo, punta a promuovere un nuovo standard per il mercato dell’arte NFT”.
“Sono entusiasta di poter essere parte di questo progetto; aver contribuito alla rinascita di un’opera d’arte così straordinaria, dandole una voce, è stata un’esperienza fantastica. Ho fatto il mio ingresso per la prima volta nel metamondo dove mi trovo perfettamente a mio agio e dove prevedo ci sarà di sicuro il perfetto spazio per intraprendere progetti memorabili” racconta Vittorio Grigòlo, tra i primi tenori ad aver contribuito a un’opera d’arte sotto forma di NFT.

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