Lo studio

L’impatto tecnologico
delle aziende

L’impatto tecnologico <br />delle aziende
L’impronta tecnologica si vede anche dallo spazio, come si osserva da questa immagine fornita dalla NASA.

L’impatto tecnologico
delle aziende

L’impronta tecnologica si vede anche dallo spazio, come si osserva da questa immagine fornita dalla NASA.

Uno degli effetti dirompenti del digitale, spesso poco indagati, riguarda la sostenibilità dell’intero sistema su cui si fonda la trasformazione tecnologica. Anche perché di base siamo molto più focalizzati a osservare le soluzioni e non a considerare la portata dei problemi connessi. Per esempio, secondo un recente report del Capgemini Research Institute emerge che l’IT (ovvero, l’information technology) generi il 4% delle emissioni di CO2 a livello globale e si prevede che questa cifra aumenterà di tre volte entro il 2025 rispetto ai livelli del 2010. In sintesi, parliamo di 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici generati nel 2019, con un aumento del 21% in cinque anni. Ma l’impatto sull’ambiente si osserva anche in altri ambiti affini e collegati, forse meno evidenti. Per esempio, ha un costo in termini di sprechi la filiera estrattiva dei metalli preziosi usati per costruire i nostri cellulari e tablet, ma si è anche osservato che i data center fondamentali per la continuità aziendale di imprese e non solo consumano l’1% dell’energia a livello globale. Sempre analizzando le imprese, l’analisi di Capgemini osserva che oggi vi è ancora una scarsa consapevolezza sulla sostenibilità dell’IT. Infatti, su mille organizzazioni a livello mondiale nei principali settori economici, l’89% ricicla meno del 10% del proprio hardware tecnologico (es, computer, tablet, cellulari...).

Non solo. Il 57% degli intervistati afferma di essere ignaro dell’impronta di carbonio immessa nell’ambiente dall’IT della propria azienda. In particolare, il settore bancario e quello dei prodotti di consumo presentano i livelli più alti di consapevolezza (rispettivamente 52% e 51%), mentre il settore della produzione industriale registra la percentuale più bassa (28%). Eppure, affrontare il problema non solo è giusto, ma è una strada virtuosa. Infatti, dallo studio emerge anche il 61% delle organizzazioni che hanno elaborato una pianificazione completa per accelerare l’implementazione dell’IT sostenibile ha ottenuto punteggi migliori in ambito ESG (ovvero, Environmental, Social and Governance, una serie di criteri utilizzati dagli analisti per misurare la sostenibilità degli investimenti). Mentre, il 56% ha assistito a un incremento della customer satisfaction, e il 44% ha registrato un risparmio in ambito fiscale come risultato diretto dell’introduzione di pratiche IT sostenibili. Inoltre, le aziende che hanno già portato su scala i casi d’uso legati all’IT sostenibile hanno ottenuto un risparmio medio dei costi del 12%. Ragion per cui le organizzazioni attive in tutti i settori devono ridurre la propria impronta di carbonio e farsi promotrici di un’azione positiva contro il cambiamento climatico. E ci sono alcune semplici buone abitudini che varrebbe la pena tenere sempre presenti, sia in azienda, sia da privato cittadino. Per esempio, l’autospegnimento dei dispositivi hardware (in media offre un risparmio in bolletta nell’ordine del 14%), sviluppare architetture sostenibili per razionalizzare le applicazioni e dissociare le applicazioni che consumano più energia (11%), usare il machine learning per ottimizzare i sistemi di raffreddamento dei data center (8%), e utilizzare l’intelligenza artificiale per ottimizzare l’utilizzo dei data center stessi (9%).

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