Innovazione

L’intelligenza artificiale
analizza la nostra voce

L’intelligenza artificiale <br />analizza la nostra voce
Sempre più dispositivi utilizzano modalità di riconoscimento altamente sofisticate e funzionali, ma non senza rischi per la privacy

L’intelligenza artificiale
analizza la nostra voce

Sempre più dispositivi utilizzano modalità di riconoscimento altamente sofisticate e funzionali, ma non senza rischi per la privacy

Il rapporto diretto con la tecnologia fa sempre più parte della nostra vita quotidiana. E se fino a pochi anni fa l’idea di interloquire in modo fluido e naturale con i più comuni device poteva sembrare fantascienza, ora voci artificiali riempiono con risposte precise le stanze di molte abitazioni. Sistemi come Alexa, Siri e Google Home sono stati perfezionati nel tempo, in modo da capire sempre meglio il linguaggio umano espresso normalmente, e senza quindi necessitare che ogni parola venga scandita. Ma la continua innovazione in materia sta portando a risultati sempre più strabilianti, come spiega il professor Ian McLoughlin, docente di informatica all’università del Kent e tra i massimi esperti di intelligenza artificiale.

In un recente articolo pubblicato su The Conversation, importante hub di informazioni di carattere scientifico e accademico, è infatti spiegato quello che gli algoritmi di analisi vocale sono ormai in grado di fare. Anche attraverso dei semplici assistenti vocali su smartphone, i dispositivi possono riconoscere sempre più facilmente chi siamo, la nostra lingua, da dove veniamo, il sesso e l’età. Risultati a prima vista semplici, ma a cui si è giunti dopo anni di eleborazione di milioni di registrazioni. Una mole di dati questa, grazie alla quale è possibile un identikit sempre più accurato delle caratteristiche di ciascuna persona, con risvolti affascinanti ma al tempo stesso inquietanti.

Il suono della voce, gli intervalli tra parole e frasi, la cadenza e il tono, possono infatti dire molto su chi parla. Basandosi su queste informazioni, i provider dei servizi di comunicazione ad alta tecnologia possono infatti dedurre lo stato di salute, la situazione emotiva oppure se si ha la tipica parlata di chi ha alzato un pò il gomito. A far presagire scenari da film distopico è invece la funzione che sarebbe in grado di percepire se stiamo mentendo, o di rivelare messaggi non verbali nascosti nel modo in cui parliamo, come per esempio l’avversione per l’interlocutore.

Ma senza evocare fantasie troppo oscure, un problema che da anni trova posto nel dibattico pubblico è quello relativo alla privacy dei milioni di utenti di smartphone, tablet e PC. I dati personali sarebbero infatti a disposizione non solo dei colossi hi-tech, ma possibilmente anche di inserzionisti o truffatori in cerca di informazioni sensibili. Il modo più semplice per tutelarsi consiste quindi nel prestare attenzione quando installiamo una nuova app su un dispositivo, e questa ci chiede di accedere a tutti i sensori compreso il microfono.

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