Il progetto

La nuova frontiera
della cyberimmunity

La nuova frontiera <br />della cyberimmunity
I criminali dell’infosfera sono estremamente ompetenti e dotati di tutti gli strumenti più avanzati

La nuova frontiera
della cyberimmunity

I criminali dell’infosfera sono estremamente ompetenti e dotati di tutti gli strumenti più avanzati

Il leader mondiale negli antivirus è Kaspersky, azienda fondata nel 1997 da Eugene Kaspersky, brillante imprenditore russo, pecora nera degli americani che lo sospettano di inopportune connivenze con i servizi segreti russi. L’azienda cuba ormai quasi un miliardo l’anno e vende praticamente a tutti, Svizzera compresa, anche se non sono integralmente fugati i dubbi che i suoi prodotti possano contenere istruzioni non propriamente canoniche, attivabili a comando.

Kaspersky è un innovatore e recentemente ha lanciato un’idea decisamente originale per contrastare il dilagare del cybercrimine. Nel suo colorito linguaggio, la nuova frontiera non consiste più nell’elaborare una pura strategia di difesa con più o meno sofisticati e costosi firewall e antivirus, ma nel rendere la convenienza di un attacco informatico progressivamente più costosa per chi lo effettua di quanto non gli possa rendere. Ossia creare, in una parola, una cyberimmunity.

Più facile a dirsi, probabilmente, che a farsi. I criminali dell’infosfera sono estremamente competenti e dotati di tutti gli strumenti più avanzati. Inoltre, non hanno ovviamente scrupoli, puntano a guadagni stratosferici, del tutto sproporzionati rispetto ai costi che devono sopportare, e operano con la quasi totale certezza dell’immunità: la loro immunità, visto che individuarli è alquanto arduo e, questo sì, molto costoso.

Ma Kaspersky è convinto della bontà del progetto, che nei suoi laboratori sarebbe già a un buon punto di sviluppo. «I sistemi attuali, ha dichiarato, sono vulnerabili e possono subire attacchi hacker da ogni parte. Noi invece progettiamo sistemi che costringeranno un hacker a spendere più del possibile danno che provoca. E sarà maggiore il rischio di essere riconosciuto rispetto al profitto che potrebbe trarre da un eventuale successo dell’attacco».

C’è una logica dietro a questo percorso di ragionamento, dettata dal fatto che in futuro i maggiori rischi saranno corsi dalle grandi infrastrutture critiche dalle quali dipendiamo, come le centrali elettriche e di produzione energetica, i porti, gli aeroporti, i trasporti, ma anche i complessi sistemi delle future smart city, la smart mobility, i veicoli autonomi, i sistemi finanziari hi-tech, le strutture sanitarie e via discorrendo. Innalzare il costo di attacchi informatici a questi nodi sensibili diventerà sempre più rapidamente una priorità strategica essenziale, e Kaspersky vuole essere in testa fin d’ora.

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