Nuove possibilità

La prossima auto
si stampa in 3D

La prossima auto <br />si stampa in 3D
Il fascino intramontabile dell’auto potrebbe venir presto soppiantato dalla stampa in 3D della scocca e di parti del motore

La prossima auto
si stampa in 3D

Il fascino intramontabile dell’auto potrebbe venir presto soppiantato dalla stampa in 3D della scocca e di parti del motore

La scelta dell’auto è da sempre un momento particolare. In tempi normali, diciamo pre-pandemici, alle riviste cartacee e digitali si alternavano tour in concessionarie e qualche prova su strada del modello più ambito. Però, anche queste abitudini in un futuro non troppo distante potrebbero cambiare. Infatti, si prevede che le tecnologie di modellazione in 3D ci consentiranno, non solo di partecipare alla fase ideativa della nostra prossima autovettura, ma addirittura di stamparcela nel nostro garage di casa.

Fantascienza? Non proprio. Lo sviluppo tecnologico della cosiddetta «manifattura additiva» consente già, attraverso stampanti in 3D, la realizzazione di oggetti anche complessi come può esserlo la scocca di un’automobile, generando e sommando strati successivi di materiale. Guardando ai numeri, si prevede che entro il 2029 il giro d’affari del mercato globale di apparecchiature 3D arriverà a sfiorare i 31 miliardi di dollari (fonte: IDTechEx), mentre il settore automobilistico potrebbe valere 5,3 miliardi già solo entro il 2023, per arrivare a 12,4 miliardi nel 2028. E, in particolare, il 75% dei nuovi veicoli commerciali e militari avranno il motore stampato in 3D.

Comunque, per tornare ai giorni nostri, diversi costruttori - tra cui Ferrari, Lamborghini, Porsche, Volkswagen, Ford, Audi, Mercedes e Bmw - stanno iniziando a testare il potenziale della stampa in 3D con l’obiettivo di riuscire a contenere i costi di fabbricazione almeno di alcuni componenti, prima di dare il via a una produzione su larga scala. E ci sono case automobilistiche blasonate che hanno deciso di destinare risorse umane ed economiche consistenti nella creazione di divisioni dedicate all’interno delle proprie aziende. Questo avviene in BMW, che ha recentemente investito 15 milioni di euro nel suo Additive Manufacturing Campus di Monaco con oltre 80 addetti e 300mila componenti stampate in 3D nel 2019. Va anche detto che la «manifattura additiva» è una tecnica non nuovissima, perché esiste dalla metà degli anni ottanta, ma oggi sta accrescendo il suo raggio d’azione. Lo fa attraverso la digitalizzazione e la possibilità di stampare oggetti di maggiori dimensioni, in una gamma più ampia di materiali e con tempi di produzione molto più ridotti rispetto al passato.

Come in moltissimi settori della ricerca e innovazione più di frontiera, una spinta ad accelerare l’utilizzo della tecnologia 3D nella produzione è stata la pandemia da Covid-19. Anche perché la stampa 3D consente di produrre oggetti con geometrie complesse non altrimenti realizzabili in un pezzo unico con le tecniche tradizionali e a costi molto più accessibili. Questo si traduce in meno scorte di magazzino, minori vincoli alla progettazione e minor ricorso nelle economie di scala. Ingredienti questi, estremamente vantaggiosi nelle piccole realtà produttive, dove i punti di forza sono l’agilità e la rapidità di azione.

Proprio il comparto delle corse potrebbe avere le maggiori opportunità, visto che si potranno fabbricare pezzi su misura capaci di adattarsi alle scelte progettuali in continuo cambiamento, per via dei tracciati e delle regole imposte dalle federazioni sportive. Ma chiaramente ne beneficeranno anche le produzioni di auto e moto top di gamma, con la produzione di pezzi di piccola serie dalle caratteristiche non realizzabili con le tecniche tradizionali. Un’ulteriore arena sarà quella della produzione di pezzi di ricambio per auto e moto d’epoca, dove nuovamente si parla di numeri ridotti e su misura.

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