Evoluzione tecnologica

Musica, creatività
e intelligenze artificiali

Musica, creatività <br />e intelligenze artificiali
Compositori e orchestre “artificiali”? Una “sfida per gli umani” da vincere con qualità, competenze e stile

Musica, creatività
e intelligenze artificiali

Compositori e orchestre “artificiali”? Una “sfida per gli umani” da vincere con qualità, competenze e stile

La rivoluzione digitale ha trasformato il mondo della musica: i dischi sono stati sostituiti dallo streaming, i musicisti interagiscono direttamente coi fan sui social e le tecnologie di produzione sono completamente cambiate. Studi di registrazione milionari sono stati rimpiazzati da programmi per laptop, tablet e smartphone, mettendo in mano a chiunque mezzi un tempo inaccessibili: persino le orchestre devono ormai competere con strumenti virtuali.

Questa vertiginosa trasformazione ha stravolto la struttura interna del music business, rendendo molte skill obsolete e facendo emergere nuove forme di talento. Oggi, con l’avvento dell’intelligenza artificiale (IA), si intravede una nuova fase di questa evoluzione.

Essendo la produzione artistica già di fatto informatizzata, il machine learning si scopre efficace anche in ambiti finora legati a capacità esclusivamente umane: un fenomeno che potremmo chiamare l’automazione della creatività. Oltre ad applicazioni musicali dimostrative fini a se stesse di potenti IA generaliste come IBM Watson, stiamo già assistendo alla nascita di IA specializzate create per comporre e produrre musica più velocemente e a costo minuscolo rispetto a una controparte umana, con risultati spesso sorprendenti. Alcune aziende puntano a sostituire il compositore umano: Aiva (Artificial Intelligence Virtual Artist) produce “colonne sonore emotive” tramite un portale web; Amper Music offre “strumenti intuitivi per non-musicisti” che “generano musica rapidamente nello stile, durata e struttura” che il cliente desidera - senza diritto d’autore. Altri usano l’intelligenza artificiale in ambiti piú tecnici: Izotope offre strumenti IA per la semplificare tecniche di produzione audio avanzate, mentre Landr offre un servizio online di mastering (la finalizzazione di un prodotto fonografico) basato su machine learning.

Nel frattempo una nuova generazione di “music hackers” esplora frontiere più avventurose: il ricercatore indipendente CJ Carr ad esempio ha modificato gli algoritmi Lyrebird (inventati per emulare la voce umana e famosi per i deepfake di Obama) creando reti neurali capaci di imitare il sound di qualsiasi artista o band. Ne é nata l’intelligenza artificiale Dadabots, che crea interi album autonomamente, collabora con artisti umani e genera stream eterni di musica su un canale Youtube. Questi sono solo alcuni esempi di un campo in continua crescita, nel quale si sente già parlare di “esseri virtuali”.

Come risponderemo all’automazione di quella creatività dalla quale dipendono le nostre figure professionali, nella musica come in altri campi? Se ci baseremo su formule consolidate, é possibile che una macchina intelligente ci sostituisca, rendendo obsolete capacità ed esperienza. La sfida sarà evolvere in due direzioni parallele: da un lato, diventare stilisticamente unici ed eccezionalmente competenti, dall’altro capire come usare questi nuovi strumenti per potenziare la nostra creatività ed esplorare nuove frontiere. Chissà, forse l’artista del futuro penserà solo a idee e emozioni, lasciando alle macchine il lavoro realizzativo: sorgono tante domande alle quali non é facile trovare risposta.

Nei dibattiti sull’IA si incontrano spesso gli stessi esempi: camion a guida autonoma, consegne con droni, automazione di lavoro manuale. Ma l’automazione della creatività é già qui e saranno coloro che sanno vedere oltre il codice a raccogliere i frutti della prossima rivoluzione. Per parafrasare l’artista inglese Reeps One, che ha duettato con Dadabots: “per vedere più lontano, dovremo essere come nani sulle spalle dei robot”.

Gadi Sassoon, compositore e produttore, opera tra Milano, Londra e Los Angeles

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