7,3 kg a persona nel 2019

Rifiuti elettronici: è un record negativo

Rifiuti elettronici: è un record negativo

Rifiuti elettronici: è un record negativo

Registra una crescita del 21% il volume dei rifiuti elettronici prodotti a livello globale. Un record decisamente negativo, che tutti noi siamo chiamati a invertire nel minor tempo possibile. Ovviamente è legato a doppio filo al ciclo di vita dei dispositivi, che abbondano nelle nostre case e nelle nostre tasche. Parliamo di una durata sempre più breve e ci riferiamo a pratiche poco virtuose sia nella fase di progettazione sia in quella di smaltimento. È quanto emerge dal report Global E-waste Monitor 2020. Secondo questo studio nel 2019 si è registrato il record negativo, con 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (e una media di 7,3 kg di rifiuti a persona), composti da telefoni, computer, elettrodomestici, dispositivi e gadget elettronici di altro tipo. Per fare un paragone, abbiamo prodotto rifiuti per un peso complessivo maggiore dell’intera popolazione europea di età adulta. Ma quel che va pensare è che solo il 17% dei rifiuti è stato destinato a un processo di riciclo e recupero dei materiali, perché, purtroppo il resto è finito in discarica o in impianti di incenerimento, con le conseguenze ben note in termini di impatto ambientale e sociale.
Volendo considerare la geografia dei rifiuti elettronici, l’Asia risulta essere il continente che ha prodotto più rifiuti nel corso del 2019, seguita dalle Americhe. All’Europa è invece assegnato il poco invidiabile primato pro capite con 16,2 kg a persona, che diventano 23,4 kg in Svizzera, ma, possiamo sottolinearlo con un certo orgoglio, la Confederazione Elvetica e il Vecchio Continente hanno messo in atto fra i migliori e più efficaci sistemi per la raccolta e il riciclo.
Però gli autori del report non sono molto ottimisti neppure per il futuro che ci attende. La previsione è che entro il 2030 il volume di rifiuti elettronici segnerà un raddoppio rispetto a quello rilevato solo qualche anno fa, nel 2014. Va anche detto che la questione è legata a doppio filo a un generale miglioramento delle condizioni della classe media a livello globale. In pratica, chi fino ad oggi non ha potuto permettersi l’acquisto di un dispositivo elettronico probabilmente lo potrà affrontare più avanti, complice anche un abbassamento del prezzo medio per le categorie più diffuse.

Sempre il rapporto rileva che il danno è e sarà anche economico. In soli dodici mesi si è persa traccia di 50 tonnellate di mercurio e di materiali come oro, rame, ferro e altri minerali utilizzati nei dispositivi elettronici, per un valore quantificato in 57 miliardi di dollari.
I principali responsabili di questa mole di rifiuti sono gli apparecchi di piccole dimensioni, come videocamere, giocattoli, tostapane e rasoi, che pesano per il 32% della quota scartata. Elettrodomestici da cucina e fotocopiatrici incidono per un altro 24%. L’elenco prosegue con schermi di vario tipo (monitor inclusi), smartphone e anche pannelli fotovoltaici. Proprio quest’ultima tipologia di rifiuti potrebbe costituire un problema sempre più grande in futuro, quando a seguito dell’introduzione di tecnologie più efficienti i possessori inizieranno a dismettere i pannelli al momento installati sui tetti delle abitazioni.

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