La novità

Schermo piccolo?
Ne mettiamo due!

Schermo piccolo? <br />Ne mettiamo due!
Può sembrare banale, ma il Surface Duo rischia di scatenare una rivoluzione nel modo di usare il «vecchio» smartphone

Schermo piccolo?
Ne mettiamo due!

Può sembrare banale, ma il Surface Duo rischia di scatenare una rivoluzione nel modo di usare il «vecchio» smartphone

«Du is megl che uan!», stanno pensando da tempo alla Microsoft. Chissà se hanno ingaggiato lo stesso pubblicitario autore della mitica campagna anni Novanta dedicata a un nuovo tipo di gelato... (guarda il video in allegato a questo articolo). Ma quello che l’anno scorso ci era sembrato quasi uno scherzo degno del miglior pesce d’aprile, un paio di settimane fa è stato presentato per davvero. Il nuovo nato si chiama, appunto, Surface Duo (disponibile negli Stati Uniti da settembre).

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Fa parte della famiglia Surface, ma di che si tratta esattamente? Di uno smartphone con due schermi, piuttosto grossi. Pieghevole. Ma questa non è l’edizione rivista e corretta di quel «Windows Phone» di qualche anno fa, progetto molto interessante purtroppo abbandonato. Perché il nuovo aggeggio è basato su (udite, udite... e alcuni storceranno il naso) un sistema Android!

Medaglia al valore per l’umiltà nell’ammettere che lo storico—eh sì, Windows Mobile risale addirittura al 2000—sistema operativo per dispositivi mobili realizzato dall’azienda di Bill Gates non era più all’altezza della situazione, nonostante gli sforzi profusi nel mantenerlo in vita fino a gennaio 2020, quando è stata rilasciata la versione finale con il nome «Windows 10 Mobile». E nonostante sia stata la miccia che ha fatto entrare Microsoft nel mercato degli smartphone.

Ma il treno era già partito e ormai tutti puntavano su iOS o Android. Fra l’altro è interessante notare come sia stato proprio Windows Mobile, all’epoca, a stimolare la progettazione di Android, a mo’ di risposta al «codice chiuso» della casa di Redmond. Ironia della storia, ora la «nemesi» è installata ufficialmente sul (costoso, 1.300 dollari) dispositivo di punta con il logo della finestrella.

Il responsabile capo prodotto, Anos Panay, ce l’ha messa tutta alla presentazione dell’11 agosto per convincerci della bontà dell’idea, del fatto che questa cosa «ha Android, ma ehi, si sente che c’è Windows... l’abbiamo resa familiare con ciò che siete abituati a lavorare». E così, al di là di un paio di errori—«uhm, dov’è finito il mio nuovo gruppo di app?», oltre alla penna del Surface Studio della vicepresidente Shilpa Ranganathan che scivola senza pietà in un angolo della scrivania per non tornare mai più al suo posto—, l’integrazione di Office («il secondo schermo può diventare una tastiera!»), Instagram («le foto prendono vita!») e Kindle («lavoro straordinario di Amazon, sembra di sfogliare un libro vero»), la curiosità e la voglia di metterci le mani per provarlo «sul campo» salgono, nonostante il «Microsoft pensiero» sia, anche qui, dedicato al mondo della produttività.

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