Lo studio

Umanesimo digitale:
la nuova tendenza

Umanesimo digitale: <br />la nuova tendenza
Uno studio fotografa alcune tendenze in atto (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Umanesimo digitale:
la nuova tendenza

Uno studio fotografa alcune tendenze in atto (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

È stato recentemente diffuso uno studio realizzato dalla società di consulenza Deloitte, intitolato in modo emblematico «Umanesimo digitale, stella polare della ripresa». L’analisi fotografa alcune tendenze e comportamenti di consumo che, per effetto dei confinamenti messi in atto in Europa, sono diventati piuttosto frequenti. In particolare, il 30% delle persone che vivono in Svizzera, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Paesi Scandinavi ha provato per la prima volta lo shopping online e l’e-banking. Il 35% di intervistati pensa che sfrutterà i canali di vendita digitali anche dopo la fine della pandemia. Il dato è ancora più significativo sulla popolazione anziana: quasi la metà (44%) dei pensionati in Europa ha usato per la prima volta le tecnologie digitali durante l’ultimo anno. Ma digitalizzare ogni esperienza non è sempre la soluzione migliore: infatti, il 41% degli intervistati ha dichiarato di preferire un mix tra online e fisico per lo shopping.

Il report Deloitte prende in considerazione anche altri aspetti della digitalizzazione oltre a quello dei pagamenti e del commercio online. Ad esempio, analizza anche la scuola e il lavoro, evidenziando come esista una diffusa preoccupazione sulla possibilità che i processi di digitalizzazione in atto siano troppo spinti e possano non considerare abbastanza l’aspetto umano nell’uso delle tecnologie. A pensarla così è il 40% degli abitanti della Svizzera, in linea con la media europea del 38%. Ma ci sono Paesi in cui il problema è ancor più sentito, come la Francia, dove quasi la metà dei rispondenti (46%) lamentano una carenza di approccio «umano-centrico». Per il futuro, quindi, si prevede che le soluzioni innovative più efficaci e funzionali saranno costituite da un mix integrato di fisico e digitale, così da preservare quell’elemento relazionale di cui sentiamo molto la necessità dopo più di un anno con serrate e confinamenti imposti.

Per il 40% degli svizzeri, la digitalizzazione non considera abbastanza l’aspetto umano (report di Deloitte: Umanesimo digitale, stella polare della ripresa. Innovation Summit 2020)
Per il 40% degli svizzeri, la digitalizzazione non considera abbastanza l’aspetto umano (report di Deloitte: Umanesimo digitale, stella polare della ripresa. Innovation Summit 2020)

«I dati che emergono dalla nostra ricerca confermano un’importante evidenza che fin dalle prime settimane di pandemia avevamo intuito: la tecnologia e l’innovazione sono state fondamentali per permetterci di continuare a lavorare, studiare, comunicare. Senza questo prezioso alleato l’impatto della pandemia sarebbe stato molto più pesante da tutti i punti di vista: sanitario, economico, sociale – ha commentato Andrea Poggi, Innovation Leader North and South Europe di Deloitte. «Ma da questo grande esperimento che la pandemia ha creato, abbiamo anche capito quali sono i limiti dell’innovazione: non possiamo pensare di trasformare ogni esperienza fisica in esperienza virtuale. L’uso massiccio e continuato della tecnologia durante i mesi più duri della pandemia, infatti, ha fatto riscoprire l’importanza della interazione fisica – in presenza – tra le persone. Quasi quattro intervistati su dieci (38% è la media europea) ritengono che il processo di digitalizzazione non consideri sufficientemente l’aspetto umano: questo significa che, in futuro, dobbiamo ripensare l’innovazione in funzione di questi bisogni e caratteristiche delle persone. Dobbiamo andare nella direzione di una innovazione sempre più antropocentrica. E per questo pensiamo che le soluzioni vincenti saranno rappresentate da modelli ibridi, in cui c’è un mix integrato di digitale e fisico».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Tech & Scienza
  • 1