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Viaggia sulle «nuvole» la riposta al coronavirus

Viaggia sulle «nuvole» la riposta al coronavirus

Viaggia sulle «nuvole» la riposta al coronavirus

La pandemia da coronavirus ha reso il lavoro da remoto e lo smart working una necessità per professionisti e aziende, che in alcuni ambiti possono non interrompere la propria continuità aziendale grazie alla tecnologia. Le infrastrutture che sono situate sulle “nuvole”, ad esempio, stanno consentendo alle imprese di offrire servizi tramite la rete Internet, favorendo e potenziando la capacità di archiviazione, elaborazione e trasmissione dati. Alcune tipologie di attività, di professionisti e alcuni servizi pubblici possono comunque operare, proprio grazie al digitale, ma in questo scenario la sicurezza diventa un fattore critico fondamentale, insieme alla massima protezione per le informazioni e i dati condivisi. Peraltro, un report realizzato da IDC sul Mercato ICT globale per il 2020 ha stimato che la spesa globale in servizi IT potrebbe raggiungere i 750 miliardi di dollari entro l’anno. L’area dei servizi e delle applicazioni da sola potrebbe raggiungere un tasso di crescita medio annuo dell’11,1% fino al 2023. Solamente in servizi di telecomunicazione saranno spesi 859 miliardi di dollari entro la fine del 2020.

Per avere un quadro più chiaro su questo scenario abbiamo chiesto a Nicola Moresi, CEO e Founder di Moresi.Com SA, di raccontarci il suo punto di vista, iniziando a descriverci in cosa consiste l’iniziativa di formazione gratuita che proprio in questi giorni ha lanciato per aziende e professionisti svizzeri. Peraltro, Moresi.Com SA è una delle realtà che hanno subito aderito all’iniziativa promossa da ated-ICT Ticino www.solidarietadigitaleated.ch.
Moresi.com ha deciso di aggiungere le proprie competenze in qualità di Gold Partner Microsoft, mettendo a disposizione i propri esperti per dei seminari online formativi gratuiti per un utilizzo efficace di Microsoft Teams. Che tipo di intervento e formazione avete previsto di mettere in campo?
Appena siamo entrati in questa difficile situazione abbiamo subito realizzato che il nostro compito avrebbe dovuto essere quello di mettere a disposizione della comunità le nostre competenze su questi temi. Le soluzioni di Smart Working o telelavoro fanno parte del nostro portfolio di servizi, grazie soprattutto alla nostra partnership con Microsoft. Abbiamo pensato che il modo migliore fosse non solo quello di attivarci per renderli disponibili nel più breve tempo possibile ai nostri clienti, ma anche fare formazione su questi argomenti, per mostrare le potenzialità degli strumenti che oggi abbiamo a disposizione: per questo lanceremo a breve una serie di video tutorial sull’utilizzo di piattaforme di collaborazione come Microsoft Teams, oltre a metterci a disposizione dei nostri clienti per dei seminari formativi online a titolo gratuito.

Quali suggerimenti possiamo dare a professionisti o aziende che stanno adottando modalità di smart working per i propri dipendenti e collaboratori?
Chi si approccia allo Smart Working in questa situazione di emergenza ha sicuramente bisogno di farlo in fretta. Tuttavia, queste soluzioni non si possono improvvisare e sono tanti gli aspetti che vanno tenuti in considerazione: quali dispositivi possiamo fornire ai nostri collaboratori, utilizzeranno strumenti di loro proprietà, sono abbastanza potenti, potranno beneficiare di una adeguata connessione? Il lavoratore deve poter svolgere tutte le mansioni che gli competono, esattamente come se fosse all’interno dell’ufficio. Telefonate, mail, chat e strumenti di collaborazione, accesso alla rete aziendale e condivisione dei documenti: oggi è possibile gestire tutto questo da casa propria, ma bisogna considerare il tutto nel suo complesso. Anche perché Smart Working non è sinonimo di lavoro da casa: lavorare in modo «smart» significa anche fare una riflessione sui processi e modificare il modo di pensare l’azienda. La tecnologia è una cosa, ma è necessario anche un cambio di modello nella cultura aziendale. C’è poi tutto l’aspetto della sicurezza che non può non essere preso in considerazione.

Quali sono gli aspetti più critici che bisogna assolutamente tenere in considerazione per tutelare la sicurezza quando si imposta una strategia di smart working?
Parlare di Smart Working significa prevedere che dipendenti e collaboratori accedano ai sistemi e ai dati aziendali dall’esterno della rete ed eventualmente, come detto, anche con dispositivi propri. Tutto questo, ovviamente, aumenta notevolmente da un lato i rischi di attacchi di terze parti, dall’altro le possibilità di un errore del dipendente o di smarrimento o furto di un dispositivo, con conseguente messa a rischio dei dati aziendali. L’azienda che fa Smart Working è quindi più vulnerabile a livello informatico. Per questo è necessario che la gestione del lavoro da remoto non sia improvvisata, ma preveda la messa in atto tutte le precauzioni necessarie in termini di protezione del dato e cyber security.

Come vede le aziende svizzere nell’adozione soluzioni per il lavoro da remoto? Secondo la sua esperienza sono al corrente dei rischi e criticità che si possono verificare in tema di sicurezza informatica?
Difficile da dirsi, il panorama è molto variegato. In Ticino ci sono sicuramente realtà che sono molto più avanti in questo senso, ma tante altre che non hanno mai preso in considerazione lo Smart Working e vi si approcciano solo in questi giorni per necessità, potrebbero sottovalutare alcuni aspetti. In questo senso, affidarsi a un partner IT competente è la soluzione migliore per essere efficienti, ma in piena sicurezza.

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