Giornalismo

«Google non è nemico dei media»

A dirlo è il vicepresidente di Google News Richard Gingras - A suo avviso i media devono cambiare radicalmente il modo in cui parlano al lettore, altrimenti spariranno

 «Google non è nemico dei media»

«Google non è nemico dei media»

GINEVRA - «Google non è nemico dei media, è proprio l’opposto»: lo sostiene Richard Gingras, vicepresidente di Google News, che rifiuta di assumersi qualunque responsabilità in relazione alla crisi che attraversa il giornalismo. A suo avviso i media devono cambiare radicalmente il modo in cui parlano al lettore, altrimenti spariranno.

In un’intervista pubblicata oggi da Le Temps, Gingras respinge l’idea che il suo gruppo possa andare contro gli interessi dei media. «Le notizie sono al centro della nostra attività, proprio come la ricerca: le persone cercano contenuti pertinenti e di qualità. Gran parte delle tecnologie pubblicitarie sono utilizzate da più di 2 milioni di editori di media in tutto il mondo. Queste tecnologie permettono a Google di generare entrate solo se questi editori hanno successo. Quindi è nel nostro interesse lavorare con loro», afferma il 66enne.

L’alto dirigente di Google News - il portale di Google che fornisce rimandi a notizie, talvolta accusato di sfruttare il lavoro di altri senza fornire contropartita - sottolinea anche che gli attuali operatori del settore non saranno per forza quelli di domani. «La gente consuma molte più informazioni di prima, ma da una varietà di fonti assai più ampia». A suo avviso è sbagliato biasimare Google o Facebook per le turbolenze che vive il ramo: «è l’esistenza stessa di internet che sconvolge i media».

Secondo Gingras molte testate sprecano energie in battaglie inutili. Sarebbe invece meglio «accettare i cambiamenti e creare nuovi modelli di affari». «Nel 1995, a Dallas come a Losanna, si leggevano giornali per ottenere informazioni, ma anche per avere recensioni dei film, visionare gli orari di spettacoli, consultare gli annunci, trovare una ricetta per il pasto domenicale. Tutto questo ora avviene in internet, su siti specializzati».

«Trovo che i media storici stiano impiegando troppo tempo per capire questi cambiamenti. Non sto dicendo che è facile. Ma gli annunci non torneranno mai più», osserva l’imprenditore americano con studi a Boston. «Alcuni media affermati sono innovativi. Prendete il New York Times: il suo podcast audio The Daily è ascoltato da più di un milione e mezzo di persone».

Gingras riconosce che è una grande responsabilità decidere quale media è affidabile e obiettivo e quale non lo è. «Abbiamo costantemente migliorato Search e News per far fronte alle nuove sfide, come le fake news. Google è stata confrontata con insuccessi gli algoritmi non sono perfetti. Questo perché ogni ora vengono pubblicati centinaia di migliaia di nuovi articoli. Ma noi siamo meglio di una rete sociale in questo campo».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Tempo Libero