Il libro, il disco, il tuffo e il cocktail dell’estate

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Consigli per ingannare il tempo nei mesi più caldi, tra letture, musica, gite e bevande

Il libro, il disco, il tuffo e il cocktail dell’estate
Foto Shutterstock

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Più famosi della Regina di Alan Del Don
Pochi nascono campioni. Alcuni lo diventano. Per tutti gli altri serve un miracolo. I giocatori di Steeple Sinderby, sperduto paesino di minatori di 547 abitanti nello Yorkshire, l’hanno costruito partita dopo partita con spirito di abnegazione, disciplina, ferrea volontà e quel pizzico di fortuna che a volte premia davvero chi se lo merita. Una squadra di dopolavoristi, di dilettanti, che vince la Coppa d’Inghilterra. Il calcio della passione che sconfigge quello dei soldi al centro del libro di James Lloyd Carr. Un maestro di scuola, il reverendo, il proprietario della latteria, un testimone di Geova redento, degli operai scarsi tecnicamente e l’ex stella del Birmingham caduta in depressione Sidney Swift che raggiungono la gloria imperitura applicando alla lettera i postulati di un profugo ungherese, il Dottor Kossuth. I Wanderers dell’istrionico presidente Fangfoss non «costano nemmeno mezzo penny», hanno sede in un pub (il Black Bull) ma si sono sbarazzati di società blasonate come il Leeds, il Manchester United, l’Aston Villa in semifinale e i Glasgow Rangers nell’atto conclusivo. Il trionfo ha dato speranza a chi non l’aveva mai avuta. A chi si era dato per battuto ancor prima di affrontare le difficoltà della vita. Bisogna mettersi in gioco. Sempre. L’inesistente segreteria del club ricevette lettere da tutto il Regno Unito il cui contenuto era facilmente prevedibile: un corale grazie per aver realizzato il Sogno.

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Singin’ the Moon di Mauro Rossi
Si dice che Neil Armstrong e Buzz Aldrin ascoltassero le note di Fly Me To The Moon di Frank Sinatra mentre effettuavano la prima passeggiata sul nostro satellite. Possibile, d’altronde la Luna nelle canzoni ha sempre occupato un posto privilegiato: il database del sito Allmusic.com riferisce di oltre 5500 canzoni che contengono la parola «moon» nel titolo (e stiamo parlando solo della lingua inglese...) e anche in italiano ce ne vengono in mente a centinaia (dalla Luna di Gianni Togni a Spunta la Luna dal monte dei Tazenda con Pierangelo Bertoli alla storica Luna rossa di Claudio Villa). Ma quali sono le canzoni più belle dedicate al magico e splendente disco nel cielo? Per scoprirle la NASA ha addirittura lanciato un concorso invitando, attraverso l’hashtag #NASAMoonTunes, a realizzare una compilation da utilizzare come colonna sonora per la prossima missione verso il satellite nel 2024. Io, personalmente, tra le migliaia di produzioni musicali scelgo The Dark Side of The Moon, leggendario disco del 1973 dei Pink Floyd e, in particolare, il brano The Great Gig in The Sky che è legato ad un curioso aneddoto. Ovvero non è mai stato scritto: è infatti frutto di un’improvvisazione al pianoforte del tastierista del gruppo Rick Wright e della vocalist Clare Torry che per quella performance ricevette «ben» 30 sterline. Almeno fino a quando, vent’anni dopo, decise di intentare una causa alla band rivendicando la paternità di quello storico assolo. Causa che ovviamente vinse e che la trasformò in una ricca signora. I cui vocalizzi sono, a mio personale avviso, uno dei migliori accompagnamenti alle celebrazioni lunari del weekend.

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Dove il fiume sembra il mare di Barbara Gianetti Lorenzetti
Vi è mai capitato di trovarvi in un luogo e di avere l’impressione di essere altrove? È quanto può succedere ai frequentatori del Meriggio (più comunemente noto ai locali come Merisc): appoggi il tuo asciugamano sulla sabbia e subito ti sembra di essere al mare. Eppure la spiaggia – sicuramente una delle più frequentate del Locarnese – si affaccia nei pressi della confluenza di due fiumi: la Melezza e la Maggia. Quest’ultima forma una sorta di piscina naturale, nella quale sono in molti a nuotare o, salendo sulle rocce che si trovano di fronte, a tuffarsi. Ma le attrattive del Merisc non sono limitate alla parte balneare. Sul territorio di Losone, gestito dal locale Patriziato (che ne è proprietario), il comparto offre tutta una serie di attrezzature, che si affacciano su un ampio prato verde. Ci sono un campo da calcio, uno da beach-volley e tavoli da ping pong. Il tutto corredato da un simpatico snack-bar, i cui gestori organizzano regolarmente animazioni varie. Il Patriziato (che sta elaborando un progetto di rinnovamento) ha anche equipaggiato un angolo con grandi griglie e tavoli, che sono a disposizione di tutti. L’area può essere raggiunta in automobile (un apposito parcheggio è approntato in zona), con i trasporti pubblici (la fermata più vicina è all’Arbigo di Losone, poi però bisogna camminare un po’) oppure – mezzo più facile e diretto – in bicicletta. Da Locarno, ad esempio, basta attraversare la Maggia e poi costeggiarla: la ciclopista arriva direttamente sul posto.

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Un Sauvignon turgoviese di Tarcisio Bullo
Qualche giorno a Sierre per lavoro. Mi ritrovo all’hotel Terminus e quando metto piede nella hall non ho la minima consapevolezza di approdare in un vero paradiso per gourmet. Il proprietario è infatti lo chef Didier de Courten e il suo ristorante vanta due stelle Michelin e 19 punti Gault&Millau. Mi sento come un topo nel formaggio e mi precipito a prenotare il primo tavolo libero (ed è una fortuna trovarlo). A parte l’avventura gastronomica, di cui qui non dirò nulla, è il tour enologico che m’incanterà, con un primo incontro fuori contesto, perché chiedo vini vallesani per accompagnare ogni piatto, ma all’aperitivo mi ritrovo con un Sauvignon di marca turgoviese. Sì, avete capito bene: se pensate che nel canton Turgovia si coltivano solo fragole (primo cantone in Svizzera per la produzione di questo frutto) e mele (un terzo di quelle rossocrociate provengono da lì) siete fuori strada. Il Sauvignon è un vitigno a bacca bianca di origine bordolese che un po’ come lo Chardonnay è coltivato ormai in tutto il mondo (Sudafrica, Nuova Zelanda, California...). Da qualche anno c’è anche una piccola produzione ticinese. Quello che ha incantato il mio palato è prodotto a Weinfelden, comune che già dal nome dichiara la sua inclinazione per la vigna. La cantina Bachtobel che lo produce è parte di una proprietà di grande valore storico, nelle mani della stessa famiglia dal 1784, composta da stabili antichi, vigneti, foreste e campi. Il Sauvignon Blanc che produce si chiama semplicemente SB: è un vino fruttato, fresco, dal buon equilibrio, che al naso richiama un po’ i sentori tipici del vitigno, con quel profumo detto di pipì di gatto che non a tutti piace. Dal bicchiere arriva in bocca una buona acidità, non invadente, che immediatamente si associa a sentori di frutta esotica, pompelmo, sambuco. È un vino che non fa fermentazione malolattica e matura in botti di acciaio. Un delizioso compagno per un aperitivo, perfetto su pesci e crostacei, abbordabile anche nel prezzo: 24.- franchi in cantina.

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