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Il libro, il disco, il tuffo e il vino dell’estate

Consigli per ingannare il tempo nei mesi più caldi, tra letture, musica, gite e bevande

 Il libro, il disco, il tuffo e il vino dell’estate
(foto CdT)

Il libro, il disco, il tuffo e il vino dell’estate

(foto CdT)

IL LIBRO

Una nuova vita tutta di corsa di Paride Pelli

Michele è un bellissimo ragazzo: sulla sua immagine, sul suo fisico scultoreo, ha costruito una carriera. È, infatti, un modello molto apprezzato dalle principali Maison, lavora tra Miami e New York e la sera, impegni permettendo, esce a far festa con il resto del «jet set» tra amicizie effimere e fiumi di champagne. È ricco, famoso e ha una moglie bellissima che tutti gli invidiano. Di primo acchito, non potrebbe chiedere di più e niente di meglio alla sua vita. Ma lui per primo sa che non è così. Quell’esistenza superficiale, in realtà, inizia ad annoiarlo a morte. Michele è alla ricerca di qualcosa, ma non sa esattamente cosa. La chiave di volta arriva quando - durante una festa in discoteca a base di alcol e droga - uno sballato di mezza età gli si avvicina urlandogli nell’orecchio: «Grande! Sei proprio uno di noi!». Per Michele è davvero troppo: il lusso, gli eccessi, non fanno (più) per lui. La sua strada è un’altra, e la folgorazione arriva grazie alle pagine di un libro che parla di corsa, e più precisamente di ultramaratona. Eccola, la sua nuova vita. Nel giro di un anno, Michele diventa uno dei campioni più forti al mondo. Si sveglia prima dell’alba ed esce a correre. Sempre. Corre per centinaia di chilometri, in tutte le condizioni atmosferiche possibili, tra i ghiacci del Canada o nell’inferno della Valle della Morte, spingendo il corpo e la mente oltre ogni limite. Michele vede il suo corpo e la sua mente trasformarsi, diventa una persona completamente nuova. «L’ultrarunning è tutto un gioco di testa: il senso è andare oltre quello che c’è quando il corpo non ce la fa più e i muscoli si disfano» spiega. Folco Terzani racconta in «Ultra» la straordinaria storia di un ragazzo partito da Taggia, in Liguria, che «aveva tutto ma non era niente» e che nell’atto primordiale della corsa ha trovato se stesso, il suo vero «io». Un libro scritto con un linguaggio diretto, senza filtri, come è Michele Graglia. Ma proprio per questo, speciale. Un libro che, pagina dopo pagina, ti invoglia a calzare le scarpette e a uscire a correre a perdifiato: anche soltanto in giardino.

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IL DISCO

Il genio puro dei Righeira di Mauro Rossi

Diciamo la verità: ci vuole davvero del talento per dominare l’estate canora con un brano intitolato L’estate sta finendo e che malinconicamente riflette sul fatto che vacanze e spensieratezza della gioventù sono ormai un ricordo. Che è un po’ come se Cracco reclamizzasse il suo ristorante con il Maalox, o un wedding-planner facesse promozione alla sua attività attraverso le testimonianze di un avvocato divorzista. I Righeria però ci sono riusciti. Così come sono stati capaci di trasformare Vamos a la playa una canzone antinucleare che recita «la bomba è esplosa e grazie al vento radioattivo i capelli si tingono di blù» in uno dei più allegri e spensierati inni balneari dell’ultimo quarto di secolo. Genio puro, insomma. Grazie al quale i due finti gemelli torinesi (che in realtà si chiamano Stefano Righi e Stefano Rota – ma perché non si sono fatti chiamare The Stefànos, con l’accento sulla «a» che fa molto «americànos»?) - hanno non solo affiancato nell’olimpo canzonettaro gli antichi Dei dell’estate (da Edoardo Vianello che ancora oggi campa con Pinne, fucile e occhiali a Riccardo Del Turco di «Luglio ai ai ai aiiii») ma lo hanno sostituendo la banalità del trinomio sole-mare-amore con un’ironia, un sarcasmo e un tocco di irriverente demenzialità nei confronti dei luoghi comuni legati al periodo vacanziero che ha pochi eguali, e non solo in Italia. E anche quando con Innamoratissimo hanno provato a cantare l’amore (Prima avevo un computer / mentre adesso sei tu / io ti accenderò per me / e giocherò con te), l’hanno fatto stravolgendo tutti i paradigmi e prendendo sostanzialmente per i fondelli gli ascoltatori. I quali tuttavia, da trent’anni a questa parte, ogni volta che arriva l’estate e riecheggiano un po’ ovunque i classici dei Righeria (ivi compreso quel No tengo dinero che qualcuno ha definito «il leit motiv della mia vita») continuano a considerarli unicamente banali e stupide canzonette. Quasi a conferma di ciò che diceva uno dei mentori del duo, il compianto Freak Antoni: «Non c’è gusto, in Italia, ad essere intelligenti»...

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IL TUFFO

43 metri di spettacolo di Anna Borella

Uno spettacolo alto 43 metri. Man man che ci si avvicina gli occhi si illuminano e qualche gocciolina d’acqua rinfresca anima e corpo regalando un senso di sollievo. La bellezza della Piumogna non va raccontata ma vissuta. La cascata di Faido è una meta gettonatissima durante la bella stagione per scuole, campi estivi e turisti. I giovani hanno l’opportunità di seguire il percorso didattico nella natura per poi godersi un po’ di sole e fare un tuffo nel pozzo a caccia di refrigerio, naturalmente con la dovuta prudenza. Chi non osa ritemprarsi nelle acque, questo va detto, non propriamente tiepide, può fermarsi sul ponte sospeso e meravigliarsi da distanza ravvicinata dello splendore di una delle attrazioni più conosciute della Leventina. Questo gioiello incastonato nella montagna è il punto di partenza ideale per diverse attività. O ci si ferma lì, a rilassarsi, oppure si può visitare la segheria del locale Patriziato, unica del suo genere in quanto rimane accessibile al pubblico, o ancora andare a scarpinare lungo i sentieri segnalati. E il 20 luglio verrà persino inaugurato un percorso yoga dedicato al benessere approfittando appieno dell’energia sprigionata dal magnifico luogo. I visitatori arrivano dal Ticino, dalla Svizzera interna e dal nord Italia. Tuttavia, a causa della mancanza di alloggi, le persone vengono soltanto per escursioni giornaliere. Il successo porta però con sé il problema dei rifiuti. L’affluenza è in crescita, così come anche le tracce lasciate sul territorio. Il Comune di Faido sta pensando all’introduzione di cartelli per sensibilizzare indigeni e turisti sul tema. Le conseguenze dell’ammasso di immondizia le pagano infatti gli abitanti del luogo con la tassa sul sacco. Emergono tuttavia anche altre problematiche: c’è addirittura chi ha usato le panchine di legno nelle zone dedicate al grill per alimentare il fuoco. Il Municipio è al lavoro per cercare delle soluzioni che possano ovviare a questi spiacevoli episodi, tra le quali l’introduzione di servizi igienici e la limitazione dei parcheggi.

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IL VINO

Bollicine di Bondola di Tarcisio Bullo

Esistono davvero vini «estivi», ossia vini delicati, beverini, non troppo impegnativi e dunque adatti ad accompagnare dei piatti leggeri? Sì, esistono e non dobbiamo nemmeno andare troppo lontano per scoprirli. Uno pensa all’estate, alla leggerezza, e subito corre col pensiero a un bianco o a un rosato, magari sostenuto dall’irresistibile freschezza delle bollicine. Vogliamo giocare in casa per questo debutto, visto che siamo un cantone produttore di vini eccellenti? Proviamo, ma non lasciamoci irretire dal classico Merlot. Ne parleremo un’altra volta. Che ne direste di stappare una bottiglia di Bondola? Parliamo di una varietà autoctona ticinese, che a lungo ha conteso al Merlot lo scettro del primato a livello di produzione. La Bondola ai tempi dava un vino rustico, ricco di acidità, tipicamente da grotto, da gustare nel classico «tazzin» o nel boccalino, nel frattempo ripudiato. Assemblato con un po’ di Merlot e qualche altra varietà, dava vita al «Nosctran». Dimenticate quel passato. Oggi un esiguo numero di produttori (la Bondola è essenzialmente coltivata nel Sopraceneri) ha recuperato e valorizzato quell’antico vitigno che dopo gli anni Cinquanta è stato progressivamente abbandonato. Grazie a nuove tecniche di vinificazione e maggiori conoscenze, oggi la Bondola ha recuperato una sua dignità. È un vino che profuma di ciliegia, lamponi e ribes nero, con un tenore alcolico piuttosto contenuto e con una bella acidità che lo rende adatto ad accompagnare piatti estivi leggeri e piatti freddi. Si accosta ottimamente, per esempio, a un vitello tonnato o a un roastbeef. Ma accompagna anche un tagliere di salumi e, attenzione, non è detto che debba per forza essere declinato solo in rosso. L’azienda Mondò di Sementina ha tentato con ottimi risultati la produzione di un rosato, mentre Graziano Carrara che coltiva le sue vigne sulle colline di Gordola si è spinto addirittura più in là, realizzando un bollicine rosato col 75% di Bondola, perfetto per l’aperitivo.

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