Quando il vino rende tristi

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Piangono i maggiori produttori mondiali: la vendemmia del 2019 non pareggia quella eccezionale dell’anno precedente

Quando il vino rende tristi
©CdT/Chiara Zocchetti

Quando il vino rende tristi

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La vendemmia 2019 nel mondo? È stata nella media, e di certo non pareggia i risultati da record dell’anno precedente. Queste le considerazioni dell’Organizzazione internazionale della vite e del vino (OIV), nello stilare il bilancio di quest’anno. Sono 262,8 milioni gli ettolitri, escludendo mosti e succhi, prodotti finora nelle 28 nazioni che rappresentano l’85% della produzione di vino mondiale. Questo benché nell’emisfero nord del pianeta vi siano ancora operazioni di raccolta in corso, per varietà tardive o particolari. Tra queste, in Italia, si notano nel Vulture per Aglianico e Malvasia Bianca e in Valtellina per il Nebbiolo. Già definitivi, per contro, i risultati dell’emisfero sud, dove le vendemmie sono concluse da diversi mesi. Proprio l’Italia, poi, detiene il primato mondiale di produzione, con 46,6 milioni di ettolitri di vino (-15% rispetto al 2018). La produzione complessiva europea è invece di 156 milioni, pari al 60% della produzione mondiale nonostante il gelo primaverile, la siccità estiva, i venti e le grandinate improvvise.

Proprio il clima responsabile di aver condizionato le raccolte in Italia, Francia e Spagna, che sono, nell’ordine, i primi tre Paesi produttori al mondo. Mentre i primi due segnano una diminuzione del 15%, il terzo segna addirittura un -24%. Negativi anche Austria (-4%), Germania (-12%), Romania (-4%) e Ungheria (-6%). Solo il Portogallo con un +4% incrementa la propria produzione di vini.

Un forte calo si è riscontrato in Nord America, a causa degli incendi tuttora in corso, in particolare nella Valle di Sonoma, nonostante il periodo della vendemmia sia già praticamente concluso. Sensibile diminuzione anche in Sud America in Argentina e in Cile e in Australia e Nuova Zelanda, dove i livelli di resa sono inferiori rispetto al 2018.

Segna poi un +7% la Russia per le sue tipologie Krasnostop, Saperavi, Tsymlyanskiv Chirny, Plechistick e Kefessiva Sbirkovy a bacca rossa e Kokur e Rkatsikeli a bacca bianca e per le basi spumante. La Georgia con i suoi vini in anfore segna +1% derivati da Saperavi Rossa, Mitsvane e Rkatsitell Bianca, mentre la Svizzera, con oltre 200 varietà coltivate e 40 autoctoni fra i quali i bianchi Humagne Blanche, Petite Arvine, Amigne Humagne Rouge e Cornalin per quelli a bacca rossa, marca invece un -6%.

È di con 23,6 milioni di ettolitri la produzione statunitense, pari al 12% di quella mondiale. E in Sud America, mentre Cile e Argentina perdono quota, il Brasile contiene la perdita a un -1%.

In Sud Africa, dove si trovano le botti più grandi del mondo il calo è del 10%, mentre in Oceania si evidenzia un 3% in meno per l’Australia che riesce comunque a rimanere nelle medie degli ultimi anni mentre la Nuova Zelanda, con i suoi 3 milioni di ettolitri, conferma la produzione del 2018.

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