Fra Mendrisio e Lugano

A oltre duecento all’ora con tre minorenni a bordo

Condannato a 18 mesi sospesi (più di quanto chiesto dall’accusa) un 22.enne del Mendrisiotto - Era stato beccato perché dei video della bravata erano stati pubblicati sui social media

A oltre duecento all’ora con tre minorenni a bordo
(Foto Archivio CdT)

A oltre duecento all’ora con tre minorenni a bordo

(Foto Archivio CdT)

LUGANO - Se stai correndo a ben oltre i duecento all’ora sull’A2 fra Mendrisio e Lugano il buonsenso direbbe di non filmare il contachilometri. E di non pubblicare poi il video sui social media. Altrimenti si rischia di essere beccati. L’ha scoperto sulla sua pelle un 22.enne del Mendrisiotto che a Ferragosto del 2017 viaggiava ad almeno 218 chilometri all’ora su quel tratto a bordo della sua Audi TT. A pubblicare i filmati due delle tre passeggere, tutte minorenni, almeno uno con il commento «Si vola!». Filmati che sono finiti nelle mani della Magistratura, da cui il processo ai danni dell’uomo che si è celebrato oggi alla Corte delle assise correzionali di Lugano, presieduta dal giudice Mauro Ermani. Processo chiusosi con la condanna a 18 mesi sospesi per due anni del 22.enne, due mesi in più di quanti richiesti dal procuratore pubblico Arturo Garzoni.

Sarebbero potuti essere addirittura 22 i mesi sospesi inflitti al giovane, ha rimarcato Ermani, non fosse stato per una sua assunzione di responsabilità «a un minuto da mezzanotte» (nelle parole di Garzoni). L’uomo infatti si era avvalso della facoltà di non rispondere fino al momento di comparire in aula. Un suo diritto, che però non è piaciuto a Garzoni, che ha sottolineato come il suo comportamento processuale «vergognoso» abbia causato un aggravio di lavoro a una Magistratura già decisamente oberata. E questo «per un caso tutto sommato semplice: se avesse vuotato subito il sacco avrebbe risparmiato tempo a tutti». Il giovane ha infatti parlato per la prima volta solo in aula, confermando di infine essere lui quello alla guida e di aver circolato sopra i limiti.

«La sua circolazione, definiamola pazzerella, l’ha fatta con a bordo tre ragazzine minorenni che gli dicono di rallentare perché avevano paura, malgrado l’euforia iniziale - ha detto Garzoni. - Stava guidando veloce perché era stanco e voleva andare a casa a dormire. Che è esattamente quello che si deve fare quando si è stanchi», ha aggiunto con sarcasmo, avviandosi alla conclusione della sua requisitoria: «Specie nei primi mesi ero a disagio in alcuni casi a dover promuovere delle accuse secondo il nuovo ordinamento di Via Sicura. Ma non oggi, perché Via Sicura si attaglia perfettamente all’imputato. Personaggi come lui è bene che facciano una bella pausa di riflessione». Da cui la richiesta di una pena di 16 mesi sospesa per 4 anni.

Il legale dell’uomo, avvocato Edy Grignola, si è invece battuto per un massiccio sconto di pena, da contenersi in 60 aliquote: «Il mio assistito ha ammesso che era lui a guidare e che stava andando veloce, ma non si può sapere la sua velocità reale. Agli atti non ci sono prove certe. La velocità del tachimetro non è affidabile, può marcare anche 20 chilometri in più di quella reale. E il certificato di verifica non aiuta, perché non è stato fatto con l’auto lanciata a 224 chilometri all’ora (la velocità segnata dal tachimetro nel Ferragosto del 2017), bensì a 120».

Argomento, questo, rigettato da Ermani: «Vero che la prova è arrivata solo ai 120 chilometri all’ora, ma ci mancherebbe che per verificare si vada a compiere un crimine. E anche tralasciando questo punto, cosa avremmo dovuto fare per verificare? Chiudere l’autostrada per lanciare l’auto a oltre duecento all’ora? Inoltre la differenza tra velocità reale e quella marcata dal tachimetro è stata stabilita in tre chilometri all’ora ai 120. È impossibile che ai 224 fossero 20 in più». Detto ciò la Corte ha portato la tolleranza da 3 a 6 chilometri all’ora e ha proceduto a condannare il giovane a 18 mesi: «Via Sicura prevede un anno per chi va a 201 all’ora, da solo, e si assume subito le sue responsabilità. In questo caso avere tre minorenni a bordo è un aggravio importante, e l’imputato guidava stanco, con una patente in prova. Inoltre ha anche fatto pressioni su una delle minorenni, insultandola dopo che ha parlato con gli inquirenti. C’è stata sì un’assunzione di responsabilità, ma sedici mesi non sono abbastanza». Da cui la condanna a 18 mesi sospesi per due anni.

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