Alain Berset: «Il Ticino è il primo della classe»

Coronavirus

Gli elogi del consigliere federale sulla campagna di vaccinazione iniziata nel nostro cantone

Alain Berset: «Il Ticino è il primo della classe»
KEYSTONE/Alessandro della Valle

Alain Berset: «Il Ticino è il primo della classe»

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«Avremo bisogno del vaccino per uscire dalla crisi», ha esordito oggi il consigliere federale Alain Berset in un’intervista rilasciata alla RSI. La Svizzera non si è fatta trovare impreparata, ha poi continuato il capo del Dipartimento federale dell’interno: «Siamo tra i Paesi meglio posizionati al mondo, sia per la scelta dei prodotti sia per il numero di dosi ordinate e che sono già nel nostro Paese. Abbiamo mezzo milione di vaccini pronti e il loro numero aumenterà nelle prossime settimane». Il processo di vaccinazione non dipende però interamente da Berna, la sua organizzazione pesa infatti soprattutto sui Cantoni. «Siamo all’inizio della campagna e tra i vari Cantoni ci sono delle differenze enormi - ha asserito il consigliere federale -: c’è un allievo modello, il primo della classe, che è il Ticino, che sta facendo un ottimo lavoro; poi ci sono gli altri a cui tocca ora il compito di recuperare terreno».

A proposito degli ultimi provvedimenti

Riguardo alla nuova morsa annunciata dal Governo questa settimana, che prevede il telelavoro obbligatorio e la chiusura di molti negozi, Berset asserisce: «Dobbiamo trovare la via giusta per minimizzare le sofferenze. Non è un cammino facile da compiere: le nuove varianti sono già da noi e il loro numero raddoppia ogni settimana. Siamo nella situazione in cui si è trovato il Regno Unito all’inizio di dicembre e se non facciamo niente ora, il risultato sarà un’esplosione dei casi in febbraio con conseguente chiusura totale», ha continuato il «ministro». «Per una volta abbiamo un certo vantaggio e ci è parso saggio arginare i contagi ora per offrire delle prospettive più tardi. Quello che caratterizza una crisi è l’incertezza della situazione. È quindi normale, in un contesto simile, prendere decisioni basandosi su quel momento, ma bisogna essere flessibili e modesti di fronte all’evoluzione dei fatti: quello che è vero oggi potrebbe essere smentito dagli studi di domani. Dobbiamo quindi sempre correggere il tiro e per farlo ci vogliono trasparenza, onestà e molta flessibilità», ha aggiunto infine Berset.

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