Alla ricerca dell’apprendistato

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Per tante famiglie in questi mesi si pone il problema di trovare un posto di lavoro al figlio in un momento difficile anche per le aziende - Ilario Lodi di Pro Juventute: «Invito le imprese ad assumersi questa importante responsabilità civile perché ne va del futuro del nostro Paese»

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«Abbiamo iniziato a cercare il posto d’apprendistato circa un anno fa ma poi, con l’arrivo della pandemia, è cambiato tutto». Con questa frase, in estrema sintesi, potremmo riassumere l’odissea che tante famiglie ticinesi stanno vivendo in queste settimane alla frenetica ricerca di un posto di tirocinio per il proprio figlio. Già, l’incertezza economica che il virus ha portato con sé sta mettendo veramente alla prova il sistema duale elvetico, uno dei «fiori all’occhiello» del nostro sistema formativo spesso invidiato nel resto del mondo. Certo, trovare un posto d’apprendistato anche in un contesto normale non è un’impresa evidente, ma oggi, non potendo prevedere come evolverà la situazione epidemiologica, diverse aziende con ogni probabilità preferiscono attendere un po’ prima di assumere un giovane alle proprie dipendenze.

A confermarcelo è Ursula, madre del giovane 14.enne Paolo che ha da poco terminato la scuola dell’obbligo: «Da quando andava alle elementari ha sempre voluto fare il cuoco e già lo scorso anno, quando frequentava la terza media, ha iniziato a fare degli stage. Poi, a febbraio con l’arrivo del virus tutto è diventato più complicato. Oggi diverse aziende danno ancora la disponibilità per fare degli stage, ma in molti vista l’incertezza del momento non sono nemmeno in grado di dirci se per il prossimo anno intendono assumere apprendisti».

Ci viene poi mostrata la lunga lista di ristoranti contattati in questi mesi per cercare il posto di tirocinio: «Tanti hanno detto di no. Tanti hanno detto che non sanno come andrà a finire con il virus. Tanti vorrebbero che il ragazzo avesse già sedici anni perché così potrebbe lavorare anche la sera tardi, eccetera». Insomma, gli ostacoli alla ricerca non mancano, e la pandemia non ha certo aiutato. «Un albergo dove ha fatto uno stage prima del lockdown ci aveva detto di attendere la fine dell’isolamento per capire se fosse stato possibile assumerlo. Ma poi, una volta richiamati, mi hanno detto che anche oggi non sanno se possono assumere un apprendista o meno». Un altro aspetto interessante emerge poi dal racconto di Ursula: «All’inizio abbiamo mirato la ricerca ai ristoranti, evitando ad esempio le case per anziani. Ma poi, dopo la pandemia, abbiamo cambiato idea. Tanto è vero che una casa per anziani, a differenza di tanti ristoranti privati, ci ha subito richiamato dicendo che stavano cercando apprendisti e mio figlio ha subito potuto fare uno stage; ora sono rimasti in pochi ragazzi per quel posto. Presto farà un altro stage in una clinica, dove c’è la possibilità che venga preso». Insomma, in questa fase di incertezza almeno per quanto riguarda la ristorazione, il pubblico, parapubblico e in generale il settore sanitario sembrano essere più ambiti poiché più sicuri: «Nel privato ci danno la possibilità di fare stage, ma poi ottenere il posto d’apprendistato è difficile. Una persona del settore mi ha detto che c’è preoccupazione, poiché al momento su 60 ragazzi solo 12 hanno trovato un posto, gli altri no. Forse per non fagli perdere un anno ci sarà la possibilità di frequentare la scuola anche senza il posto di lavoro, ma al momento non c’è niente di sicuro».

Ma quella di Ursula e Paolo è solo una delle tante storie di questo tipo. Il direttore di Pro Juventute Ilario Lodi ci conferma infatti che per i giovani il momento è complesso per la ricerca di un posto: «La mia percezione è che il problema sia reale. Poi magari i dati ufficiali, e me lo auguro, mi smentiranno. Però il mio telefono continua a squillare e la mia email è piena di richieste di genitori preoccupati per il figlio che ancora adesso, all’inizio di luglio, è alla ricerca di un posto d’apprendistato. In maniera così importante non mi era mai accaduto in passato». Secondo il direttore dell’Associazione «è un dato di fatto che in questo periodo le aziende hanno tendenza ad aspettare, anche perché purtroppo sono loro le prime a vivere un momento di difficoltà». E in questo senso Lodi tiene ad «invitare le imprese ad assumere i giovani e a non perdere questa occasione storica per crescere come azienda, assumendosi una importante responsabilità non solo sociale, ma soprattutto civile». Già, perché dal sistema duale svizzero dipendono anche tanti equilibri: «L’apprendistato garantisce una certa stabilità alle famiglie. Se un ragazzo non dovesse trovare il posto cosa dovrebbe fare? Rimanere a casa un anno intero? Sarebbe un grande problema per le famiglie coinvolte», rimarca il direttore. La questione, però, non è solo familiare, ma pure sociale: «Serve un ragionamento a lungo termine, con i ragazzi a maggior ragione. Non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando delle persone che in futuro terranno in piedi il nostro Paese». Un consiglio ai giovani ticinesi? «Prendetevi il tempo per scegliere il mestiere che veramente desiderate poiché, al di là della questione del virus, troppo spesso (solitamente uno su tre) i giovani dopo solo un anno cambiano idea sulla via intrapresa. E così riparte tutto da capo...».

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