Apertura delle frontiere con l’Italia: «Il Ticino sarà coinvolto»

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Norman Gobbi: «Stato di necessità fino a fine giugno. Il turismo riparte nel rispetto delle misure» - Elia Arrigoni: «Controlli negli esercizi, in alcuni casi riscontrate lievi mancanze» - Giorgio Merlani: «Evitate le mascherine con la valvola» - Marina Lang: «Il contact tracing per intervenire in caso di focolai»

Apertura delle frontiere con l’Italia: «Il Ticino sarà coinvolto»

Apertura delle frontiere con l’Italia: «Il Ticino sarà coinvolto»

Nuova conferenza stampa in diretta da Palazzo delle Orsoline per aggiornare la popolazione sull’evoluzione della situazione legata coronavirus in Ticino. All’incontro informativo sono presenti il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi; il medico cantonale Giorgio Merlani; la responsabile del contact tracing e psicologa della polizia cantonale Marina Lang e il responsabile dei servizi generali della polizia cantonale Elia Arrigoni.

Gobbi: «Tornano i turisti, fondamentale il rispetto delle misure»

Il primo a prendere la parola è stato il presidente del Governo Norman Gobbi: «Quanto deciso da Berna ha un impatto sul nostro territorio. Oggi il Governo ticinese ha deciso di prolungare lo stato di necessità fino alla fine di giugno per dare un respiro allo SMCC, nonostante i dati sui contagi siano confortanti. Il coronavirus è ancora tra noi, dovremo conviverci fino a oltre l’estate, dobbiamo mantenere un comportamento responsabile. Il passo del Gottardo è stato riaperto, ho incontrato alcuni svizzeri-tedeschi: sono tornati. Hanno capito la situazione difficile del Ticino. Continueremo la politica di sensibilizzazione, soprattutto ora che arrivano turisti in Ticino. Dobbiamo salvaguardare la popolazione e i nostri ospiti, che devono godere il nostro territorio in sicurezza. Il nuovo flyer (vedi immagine sotto) descrive come comportarsi in modo adeguato in Ticino: l’uso della mascherina non è obbligatorio, ma è fortemente raccomandato, soprattutto in situazioni in cui non è facile mantenere le distanze. Bisogna essere altruisti, cercare di proteggere gli altri. La mascherina serve a dare anche un segnale di tranquillità agli altri». «Oggi - ha proseguito - Berna ha deciso l’allentamento delle misure delle funzioni religiose. Anche le funzioni religiose devono seguire norme di igiene e distanziamento sociale. La Curia ticinese garantirà il rispetto di queste misure. Non è un’apertura totale, ma un’apertura nuova dei luoghi di culto. Determinati gesti delle funzioni religiose saranno fatti in altro modo, come il gesto dello scambio di pace. Ci avviciniamo all’8 giugno: le modalità di ripresa delle attività ricreative saranno decise settimana prossima. Come avvenuto per i locali pubblici, il percorso ora interessa ad esempio i centri benessere. Si tratta di ristabilire il rapporto di amicizia con i turisti, ma anche il ripristino del turismo a livello economico. Chiediamo il rispetto delle regole».

Apertura delle frontiere con l’Italia: «Il Ticino sarà coinvolto»

I controlli negli esercizi pubblici

Ha poi preso la parola Elia Arrigoni, che ha fatto il punto sulle attività che hanno riaperto: «Abbiamo effettuato controlli negli esercizi pubblici: 874 controlli, in 142 casi sono state constatate mancanze, lievi, corrette seduta stante. L’esercizio pubblico è un luogo di aggregazione. Alcuni aspetti sono delicati da rispettare. La distanza sociale spesso non era mantenuta, oppure abbiamo constatato consumazioni in piedi, su tavoli alti (si può solo da seduti). Abbiamo notato aperitivi ai tavoli, non rispetto delle chiusure, la mancata disinfezione di oggetti di uso comune e in alcuni casi la mancanza di una zona di attesa, per esempio per accedere ai bagni. Il dialogo con gli esercenti è costante affinché le attività siano sicure. I controlli continueranno nel tempo, per garantire il sostegno a chi ha rilanciato la sua attività. Restiamo attenti e sensibili: gli esercenti verranno richiamati o, in casi estremi, sanzionati. In collaborazione con l’ispettorato del lavoro si raccomanda l’uso della mascherina, soprattutto nelle situazioni più difficili di mantenimento delle distanze. Si consiglia anche l’utilizzo della carta per pagare, non del contante. L’importante è mantenere le distanze e il rispetto dello stare seduti, per esempio durante gli aperitivi. Le categorie interessate hanno vissuto momenti difficili, per questo è stato concesso di ampliare gli spazi. Per quanto riguarda gli avventori, si ricorda che è ammesso un gruppo di 4 persone, senza interazione tra gruppi, questo non vale per le famiglie numerose».

Test sierologici e mascherine

Il medico cantonale Giorgio Merlani ha invece fatto chiarezza sui test sierologici: «I casi confermati sono 3.287, 2 nuovi contagi nelle ultime 24 ore, mentre i pazienti ricoverati in reparto sono 49, 4 persone sono in terapia intensiva. I decessi complessivi sono 344. Stiamo conducendo uno studio sierologico. Su 1500 contattati, 940 hanno dato disponibilità, alcuni hanno rifiutato, 200 persone non hanno ancora risposto. Due test: il tampone, un batuffolo che viene messo nel naso o nella gola, per raccogliere saliva o muco. Si cerca il codice genetico del virus, un filamento di Rna. Il problema del virus è la sua sensibilità: non si può stabilire al 100% il risultato, in un test positivo c’è materiale genetico, ma non si sa se la persona è contagiosa. Potrebbero essere resti di virus. Il test inoltre può dare falsi positivi: il 20% dei positivi in genere risulta negativo. Per questo bisogna fare ulteriori esami, come ricerche di campioni del virus nei polmoni. È molto bassa la probabilità di trovare qualcosa se qualcuno non ha sintomi. Se una persona entra in contatto con un caso positivo e si fa un tampone, potrebbe non avere sufficienti campioni di virus e risultare negativo. Questa persona penserà di essere sana, ma in realtà sta solo incubano l’infezione. La sierologia è ancora più complessa: ci dice se una persona è entrata in contatto col virus. Il suo sistema immunitario produce anticorpi, non è chiara però l’affidabilità dei test. Ce ne sono diversi, non tutti sono affidabili. Quando il test è affidabile ci dice se una persona è entrata in contatto col virus, ma non sappiamo se ne è protetta a lungo termine. Chi pensa di essere immune magari non rispetta più le misure igieniche, ma non c’è nessuna certezza. Io ho fatto il virus, ma metto comunque la mascherina per proteggere le persone vicine a me. Non sono sensate le mascherine con la valvola, queste fanno uscire il virus. Filtrano l’aria in entrata, ma non in uscita. Inoltre la valvola fa arrivare più lontane le goccioline. È fondamentale proteggersi e proteggere gli altri. La mascherina deve essere una scelta libera, chi viene obbligato a fare qualcosa magari non si rende conto del perché lo sta facendo. È fondamentale la responsabilità individuale».

Il contact tracing

Marina Lang ha infine preso la parola per spiegare il contact tracing: «Il suo obiettivo è quello di tenere sotto controllo la popolazione infetta e i contatti che ha avuto. Dieci agenti a rotazione coprono l’attività 7 giorni su 7. Contattiamo quotidianamente i positivi, disponiamo l’isolamento e facciamo un’analisi ambientale, ricostruendo tutti i contatti della persona fino alle 48 ore precedenti alla comparsa dei sintomi. Si ricostruiscono i contatti stretti, a rischio infezione, e quelli a basso rischio infezione. Quelli a rischio sono i famigliari o quelli che sono stati per più di 10 minuti a breve distanza. Tutte le persone sulla lista vengono contattate, si predispone l’isolamento di 10 giorni al domicilio e si forniscono tutte le informazioni. Lo SMCC ha disposto una struttura, nel Bellinzonese, per chi non può stare a casa in isolamento. Al momento sono 24 le persone in isolamento (ossia persone positive al coronavirus), 44 quelle in quarantena (chi ha avuto contatti a rischio e potrebbe dunque esser stato contagiato). Il contact tracing permette di scoprire eventuali focolai e intervenire velocemente. La scorsa settimana una sola persona positiva ha generato 10 situazioni di quarantena. È garantita la massima privacy».

Le frontiere con l’Italia

Giorgio Merlani, sollecitato dai giornalisti sulla riapertura delle frontiere - che Roma ha fissato per il 3 giugno - ha spiegato che: «I movimenti di persone rischiano di favorire i contatti personali. Tra Svizzera e Italia la situazione epidemiologica è diversa, le province di confine hanno una situazione simile alla nostra di aprile. È chiaro che gli incontri possono essere motivo di contagio». Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha invece chiarito che «durante l’incontro con la Deputazione ticinese alle Camere federali è stato chiesto di essere coinvolti per quanto riguarda la riapertura delle frontiere con l’Italia. Il 3 giugno è una data unilatreale, non concordata con la Svizzera e i partner europei. I partner europei hanno sancito come data il 15 giugno. Abbiamo segnalato le nostre preoccupazioni. Milano ad esempio ha vissuto un lockdown più stretto rispetto al Ticino, una grande metropoli deve essere monitorata i maniera attenta, come è avvenuto a New York. Avremo aggiornamenti con l’Autorità federale settimana prossima».

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