«Ascoltiamo il grido d’allarme dei nostri giovani»

Virus e scuola

Il Partito liberale radicale chiede un rapido potenziamento dei servizi di sostegno didattico

«Ascoltiamo il grido d’allarme dei nostri giovani»

«Ascoltiamo il grido d’allarme dei nostri giovani»

«Dobbiamo ascoltare il grido d’allarme lanciato dai nostri ragazzi. Molti allievi di tutti i livelli sono confrontati con un’elevata pressione psicologica e con dubbi riguardo al loro futuro: il tema è della massima gravità e impone di essere affrontato in modo serio e urgente». Così, il Partito liberale radicale (PLR) ha voluto lanciare un messaggio forte a sostegno dei giovani. Secondo il partito guidato da Alessandro Speziali, «evitare una nuova chiusura delle scuole è una priorità assoluta e una questione di coesione sociale» poiché «non possiamo permetterci che la qualità della formazione dipenda dalla possibilità di essere aiutati dai propri familiari o da quella di accedere a offerte di supporto a pagamento».

Chiediamo che i servizi di sostegno didattico ai ragazzi siano rapidamente potenziati

Il PLR, nel comunicato stampa spiega di considerare «allarmante che un numero crescente di studenti ticinesi si rivolga ai servizi di mediazione». «Questo servizio, certamente valido, serve infatti più che altro ad ascoltare: non è in grado di fornire soluzioni concrete a problemi individuali». Di conseguenza «come PLR chiediamo che i servizi di sostegno didattico ai ragazzi siano rapidamente potenziati, con un’offerta d’appoggio concreto nelle singole materie e di aiuto allo studio. Alla nostra comunità serve una soluzione per evitare che il buco formativo di inizio 2020 si estenda irreparabilmente, riducendo l’uguaglianza di opportunità che è il cuore della nostra scuola pubblica». Citato nella nota stampa, Speziali rimarca che «non va dimenticato che i giovani sono una categoria duramente toccata dalle misure restrittive. La loro vita sociale è stata azzoppata, acuendo in molti casi problemi psicologici latenti e confinandoli fra mura domestiche che non sempre e non per tutti sono un porto sicuro». Per questo motivo, conclude, «l’urlo silenzioso dei nostri giovani va preso estremamente sul serio dalla politica, che li vede purtroppo poco rappresentati».

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