Autogestione, «Un ultimo tentativo per trovare uno spazio cantonale»

lugano

È l’auspicio della maggioranza della Commissione sanità e sicurezza sociale, che ha sottoscritto un rapporto unico di Tiziano Galeazzi e Raoul Ghisletta - Verdi e PLR non lo hanno appoggiato

Autogestione, «Un ultimo tentativo per trovare uno spazio cantonale»
© CdT/Gabriele Putzu

Autogestione, «Un ultimo tentativo per trovare uno spazio cantonale»

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Il Cantone deve «un ultimo tentativo» per trovare una soluzione alternativa per l’autogestione all’ex Macello di Lugano. Dopo oltre un mese e mezzo di discussioni e rinvii, in Commissione sanità e sicurezza sociale è stato firmato il rapporto dei relatori Tiziano Galeazzi (UDC) e Raoul Ghisletta (PS) che invita l’Esecutivo a individuare degli spazi di proprietà del cantone, estendendo la ricerca su tutto il territorio ticinese con l’aiuto di un mediatore. Il rapporto non è però stato sottoscritto all’unanimità: mancano infatti le firme dei commissari liberali radicali ed ecologisti.

La richiesta di un maggior coinvolgimento del Cantone, lo ricordiamo, era contenuta in una mozione del 2012 di Fabio Schnellmann (PLR), Roberto Badaracco (PLR) e Gianrico Corti (PS), rimasta a lungo giacente in Gestione e poi attribuita alla Commissione sanità e sicurezza sociale nella corrente Legislatura.

Una figura autorevole

In buona sostanza, il gremio politico presieduto da Massimiliano Robbiani (Lega) chiede al Governo di adoperarsi, entro un anno, per un ultimo tentativo volto a trovare una soluzione condivisa, designando un mediatore autorevole e riconosciuto da tutte le parti firmatarie della Convenzione del 2002 (Consiglio di Stato, Comune di Lugano e il Centro Sociale Autogestito il Molino)». Lo stesso mediatore - con il supporto del Gruppo di lavoro cantonale, di cui dovrà far parte un funzionario della Sezione della logistica - è incaricato di «intavolare con le parti firmatarie della Convenzione una discussione senza pregiudiziali, che sia volta a reperire spazi alternativi per l’autogestione» e, allo stesso tempo, di «definire una nuova Convenzione».

«Nella premessa della Convenzione viene chiaramente alla luce che il futuro luogo definitivo del CSOA non per forza avrebbe dovuto essere nel Comune di Lugano e, tanto meno, in una zona specifica della Città ai bordi del Ceresio», si legge nel rapporto. «Infatti, la premessa indica che: Il Consiglio di Stato in collaborazione con il Municipio di Lugano, con i Comuni dell’agglomerato e con l’Assemblea del Centro Sociale Autogestito il Molino, si impegna [inteso quindi il Consiglio di Stato in primis] a cercare e trovare una soluzione definitiva». La maggioranza della Commissione ritiene pertanto che non vi siano dubbi sulle responsabilità del Cantone «e quindi si evince che non sia di competenza esclusiva del Comune di Lugano di dover trovare una soluzione interna al proprio Comune» e che «dopo ben 18 anni dalla firma della convenzione la responsabilità principale sembra essere del Cantone stesso. La Città è una di queste parti, ma non l’attore principale o quantomeno esclusivo».

Procedura scritta o dibattito

La palla passa ora al Parlamento, che si esprimerà nel corso della prossima sessione in agenda il prossimo 31 maggio. «Sono soddisfatto. Finalmente riusciamo a portare il tema all’attenzione del Gran Consiglio, cosa che negli ultimi due mesi non abbiamo potuto fare. Ora metteremo il Cantone di fronte alle sue responsabilità», osserva Galeazzi. Difficile in ogni caso che ci sarà la possibilità di discuterne in un dibattito: la maggioranza commissionale ha infatti optato per una forma scritta, ma - ci conferma lo stesso Robbiani - è probabile che Lega e UDC chiederanno la discussione in aula.

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