5G tra le case a Biasca, ricorso al Consiglio di Stato

Territorio

Dopo 180 firme raccolte invano una società immobiliare e sette cittadini contestano la licenza edilizia rilasciata dal Municipio: «Perché permettere l’impianto proprio in zona residenziale?» - Swisscom ribadisce che il principio di precauzione è rispettato

5G tra le case a Biasca, ricorso al Consiglio di Stato
Tecnologia controversa. ©CdT/Gabriele Putzu

5G tra le case a Biasca, ricorso al Consiglio di Stato

Tecnologia controversa. ©CdT/Gabriele Putzu

«Il Comune, che non si è ancora dotato di un piano regolatore per l’installazione di antenne, non ha assolutamente spiegato il motivo per il quale non abbia richiesto all’operatore Swisscom di costruire l’antenna in un luogo diverso, ovvero non in zona residenziale R3». La scorsa estate due opposizioni per un totale di oltre 180 firme, ora anche un ricorso al Consiglio di Stato con cui si contesta «la legalità e la legittimità» dell’operazione, invocando anzitutto il principio di precauzione a tutela di eventuali conseguenze della tecnologia sulla salute delle persone. A Biasca non si ferma la resistenza al progetto per l’installazione di un impianto di radiocomunicazione mobile 5G sul tetto di una palazzina in via Monte Erto. La domanda di costruzione era stata pubblicata dal 13 luglio al 28 agosto 2020 suscitando la reazione del vicinato, da dove erano appunto scattate due opposizioni. Nell’incarto edilizio l’azienda di telecomunicazioni ricordava che il progetto era dettato dalla necessità di sempre maggiori performance chieste dalla clientela, che per servire la regione circostante aveva individuato il tetto di un edificio in cui installare un impianto con tre antenne e precisava che «i valori limite di immissione (di radiazioni non ionizzanti ndr.) sono rispettati». Senza però convincere la popolazione, che come già avvenuto altrove si è dimostrata molto sensibile al tema.

Per il Cantone tutto OK
Conclusa la pubblicazione, il 22 settembre è giunto come da prassi l’avviso dell’Ufficio delle domande di costruzione. Secondo cui, in sintesi, l’Ordinanza federale sulle radiazioni non ionizzanti (ORNI) è rispettata, fatto salvo il futuro collaudo dell’impianto. L’Esecutivo biaschese ha quindi rilasciato la licenza edilizia l’8 ottobre. Il vicinato non si è però arreso e l’11 novembre ha fatto partire il ricorso al Governo. A firmarlo parte di coloro che si erano già opposti la scorsa estate: la società Inbiasca SA dell’immobiliarista Renza De Dea, che amministra due palazzine nelle immediate vicinanze, e sette cittadini. Tredici pagine di osservazioni giuridiche in cui si citano, tra le altre cose, gli approfondimenti chiesti dal Parlamento al Consiglio federale sul controverso tema e la tesi secondo cui «l’attuale ordinamento giuridico relativo alle antenne» comporterebbe «lacune e illegalità che violano sia la legge, sia il principio di precauzione».

«È proprio necessario?»
«Sono state presentate 180 firme ma il Municipio non ci ha nemmeno coinvolti» afferma contattata dal CdT Renza De Dea, che amministra due stabili d’appartamenti che si trovano di fronte al sito dove è prevista l’antenna, motivando la decisione di appellarsi al Governo. «Mi chiedo se in una località tutto sommato così piccola vi sia davvero la necessità di un ulteriore impianto» aggiunge l’immobiliarista ricordando anche che a Biasca sono già in funzione 12 antenne 4G e due antenne 5G. «Mi rendo conto che contro Swisscom la forza contrattuale è scarsissima, ma bisogna capire che vi sono anche altri interessi da tenere in considerazione – aggiunge – ovvero i reali effetti sulla salute, ancora tutti da stabilire, e la perdita di attrattiva di una zona residenziale».

Tra Ordinanze e pianificazione
Da parte sua Swisscom anche in fase di replica ha ribadito di recente di ritenere rispettato il principio di precauzione e ha sottolineato il servizio reso alla popolazione tramite il progetto. Per quanto riguarda la salute, ha precisato che i valori limite dell’impianto sarebbero «estremamente restrittivi» e ridurrebbero «al minimo possibile il rischio di effetti dannosi soltanto sospettati o non ancora prevedibili». Il Municipio ha da parte sua ricordato che la revisione del Piano regolatore è in corso, anticipando però già che lo strumento non potrà vietare la posa di impianti conformi all’ORNI, ma solo indicare delle zone prioritarie del territorio in cui permettere l’installazione di nuove antenne.

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