«A prendere l’iniziativa è stata la ragazza»

processo

Processo d’appello per un cittadino balcanico sulla trentina, in primo grado condannato a 4 anni di carcere per violenza carnale su una minorenne - La giovane afferma invece di aver chiesto all’uomo di fermarsi

«A prendere l’iniziativa è stata la ragazza»
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Si è aperto questa mattina il processo d’appello che vede alla sbarra un cittadino balcanico sulla trentina, in primo grado condannato a 4 anni di carcere (nonché all’espulsione dalla Svizzera per 8 anni) per violenza carnale su una minorenne.

Corte al femminile

L’uomo, oltre che per l’accusa sostenuta dal procuratore pubblico Moreno Capella, dalla corte presieduta dal giudice Mauro Ermani è stato ritenuto colpevole di un gesto «brutale e ignobile, commesso per appagare il desiderio di possedere una vergine». Mentre l’imputato, difeso dall’avvocato Stefano Pizzola, continua a sostenere fermamente di essere innocente. Il compito di giudicare le sue colpe spetta ora a una corte d’appello e revisione penale tutta al femminile, composta dalla presidente Giovanni Ruggero-Will e dalle giudici Chiarella Rei-Ferrari e Rosa Item.

Conosciuti per strada

Una sera di giugno dell’anno scorso i due si incontrarono per strada nel Bellinzonese. L’uomo era in auto con un amico al bordo delle strada e la ragazza, passando, chiese una sigaretta. L’imputato, pur non fumando, scese dall’auto e si presentò, ottenendo il suo numero di telefono. E lui, nonostante fosse sposato, pochi istanti dopo le chiese già di incontrarsi. Iniziò così in rapido e intenso scambio di messaggini. Dopo due giorni il primo appuntamento per uscire a bere qualcosa insieme. E il primo bacio non si fece attendere. I due finirono subito a casa dell’imputato, dove portò la ragazza sincerandosi che non ci fosse la moglie.

«Iniziativa della ragazza»

Saliti, non si fecero attendere le prime effusioni amorose, che secondo l’imputato iniziarono per volontà della ragazza. Così come quanto avvenuto successivamente, ovvero un rapporto sessuale completo ricostruito con dovizia di particolari dall’uomo, sempre secondo lui sarebbe avvenuto per volontà, o quantomeno con l’implicito consenso, della minorenne che dimostrava «il massimo piacere».

Versione opposta

La versione della ragazza, invece, è diametralmente opposta. Sostiene di aver chiesto all’uomo di fermarsi, giungendo addirittura a gridare. Ci sarebbe, insomma, stata violenza. Violenza che per la corte di primo grado è confermata dalle ferite riportate dalla ragazza alle parti intime.

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