Acquisto della sede IRB: «Un cattivo affare»

Bellinzona

La relazione di minoranza della Commissione della gestione boccia la proposta municipale di rilevare lo stabile Fabrizia contestando la bontà dell’investimento e la sua urgenza - Interrogativi sollevati pure sul dossier biomedico in generale, dall’ingente e continua richiesta di sostegno pubblico ai profitti privati passando per la frammentazione sul territorio cittadino del polo scientifico

Acquisto della sede IRB: «Un cattivo affare»
Palazzo Fabrizia, in via Vela a Bellinzona: dal 2000 ospita l’IRB ora in fase di trasloco. ©CdT/Chiara Zocchetti

Acquisto della sede IRB: «Un cattivo affare»

Palazzo Fabrizia, in via Vela a Bellinzona: dal 2000 ospita l’IRB ora in fase di trasloco. ©CdT/Chiara Zocchetti

«Spiace dirlo in maniera così cruda, ma l’attuale proprietà ha trovato il classico pollo da spennare due volte. Dapprima incassando fino ad oggi quasi 10 milioni di soldi pubblici, senza aver fatto interventi significativi di risanamento (vista l’entità dei costi evidenziati dalla perizia sull’immobile), e poi incassando 6 milioni di soldi, sempre pubblici, per liberarsi di questo “debito”, la classica “peppa tencia”». Rimasto da solo nella Commissione della gestione a contestare la richiesta di un credito di 6 milioni per acquistare lo stabile Fabrizia dal 2000 sede dell’IRB ora in fase di trasloco nel nuovo complesso all’ex campo militare, Giuseppe Sergi non usa mezzi termini per definire l’operazione immobiliare proposta dal Municipio con la clausola d’urgenza e al voto del Legislativo la prossima settimana, il cui obiettivo, ricordiamo, è l’insediamento del polo biomedico in attesa di svilupparlo alle Officine. «Già ad una prima lettura del messaggio municipale si resta perplessi» spiega il rappresentante di MPS-Verdi-FA-POP nella relazione di minoranza «pur ritenendo importante sostenere ricerca e sviluppo». L’immobile, prosegue, ha infatti quasi sessant’anni anni «ed è in condizioni tutt’altro che buone: è vetusto e i problemi sono molteplici». Le ipotesi finanziarie presentate dall’Esecutivo «sia per un risanamento totale, al quale comunque prima o poi si dovrà arrivare, sia per un rinnovamento a tappe, appaiono assai poco credibili».

Giuseppe Sergi dichiara quindi la disponibilità «a proseguire il rapporto di affitto, che da quello che si è potuto capire in caso di bocciatura del credito di acquisto dovrebbe proseguire per altri 5 anni». Ciò «garantirebbe la possibilità di continuare ad usufruire per un tempo ragionevole dei laboratori ad uso sublocativo per quegli enti e quei gruppi di ricerca che sembrerebbe stiano cercando una sistemazione». Da un punto di vista finanziario «gli oneri che il Comune di Bellinzona si troverebbe ad assumere sono probabilmente un po’ più elevati nel corto termine, ma nel medio e lungo termine siamo convinti possano essere minori e sicuramente meglio allocati rispetto allo stabile in via Vela 6».

«Abuso dell’urgenza ed esclusione del Legislativo»
Giuseppe Sergi contesta poi la clausola d’urgenza, motivata dal Municipio con la necessità di «concretizzare le trattative entro fine anno e non dover così prolungare il contratto di locazione in cui la Città figura quale conduttrice». Ebbene, il consigliere comunale dell’MPS «non accetta che un tema considerato “strategico” debba essere deciso nell’urgenza, senza possibilità di adeguata elaborazione: di fatto Commissione della gestione e Consiglio comunale sono messi spalle al muro e costretti a scegliere in fretta e furia tra opzioni che comportano oneri finanziari e assunzione di rischi di una certa entità», e questo nonostante il fatto era noto da tempo che l’IRB sarebbe dovuto uscire dallo stabile di via Vela 6. Sergi annota in tal senso che «le varie perizie svolte richiedono comunque un po’ di tempo ed è dunque presumibile che ci si stesse pensando già da diversi mesi», e commenta: «Il Municipio si è arrogato il diritto di contrattare l’acquisto dell’immobile con il proprietario e persino di concludere un atto notarile (il giorno dopo aver pubblicato il messaggio 534!) senza informare il Legislativo o, perlomeno, la Commissione della Gestione». Ritiene poi che l’interesse di attività ad insediarsi in città sia tutt’altro che scontato.

«Soldi pubblici, profitti privati»
Questo per quanto riguarda l’operazione immobiliare. La relazione di minoranza va però oltre, facendo un’analisi a tutto campo del dossier biomedico nella capitale. Sono già 27 i milioni di franchi, spiega, che la Turrita ha messo nella biomedicina. «Alla luce degli ingenti investimenti che il Comune di Bellinzona ha finora garantito è necessario poter effettuare un bilancio realistico sul rapporto costi/benefici di questi investimenti e sulla loro sostenibilità nel tempo», sottolinea. Aggiunge poi che «le scoperte dell’IRB vengono in gran parte sfruttate dal punto di vista commerciale da una società anonima che ha sede a Bellinzona, ma che è controllata da una multinazionale con sede negli USA». Si tratta, sottolinea, di una «commistione che deve renderci attenti al ruolo dell’ente pubblico che, così facendo, sostiene indirettamente un’azienda privata il cui obiettivo è la realizzazione di un profitto». È inoltre ora, aggiunge, che l’Esecutivo si attivi «con Confederazione, Cantone, EOC, USI e Politecnico federale di Zurigo per trovare una equa suddivisione dei sostegni finanziari per lo sviluppo del Polo biotecnologico». Si interroga infatti su «per quanto tempo l’Ente pubblico, e in particolare il Comune di Bellinzona, debba ancora contribuire a sostenere finanziariamente lo sviluppo del polo biotecnologico e soprattutto se quest’ultimo possa mai arrivare ad autofinanziarsi.

«Concentrarsi sull’ex campo militare»
La relazione di minoranza fa poi delle considerazioni di carattere pianificatorio, notando che «nello spazio di poche settimane veniamo confrontati con addirittura due richieste che hanno un impatto finanziario non indifferente». Il riferimento è all’intervista in cui il professor Franco Cavalli ha annunciato la necessità, per l’Istituto oncologico di ricerca (IOR) di dotarsi di un nuovo stabile gemello a quello che verrà inaugurato tra un mese all’ex campo militare, la nuova sede dell’IRB a cui la Città ha contribuito con 12,8 milioni tra sostegno pecuniario e terreno, e in cui lo stesso IOR sta traslocando in questi giorni. Ora, appunto, ecco anche la proposta per via Vela, e ulteriori risorse chieste ai contribuenti in un periodo di spending review. Per il polo biomedico si tratta, scrive Sergi, di «una frammentazione non funzionale all’importanza che è stata data alla prossimità per sviluppare le sinergie e all’efficienza degli investimenti». Chiede quindi che il Municipio si concentri, per lo sviluppo del polo scientifico, sull’ex campo militare e non altrove, Officine comprese, perché questa è stata la volontà popolare. Un comparto, quello denominato «Torretta», da valorizzare anche inserendo il nuovo Liceo: anziché ristrutturarlo e mantenerlo «isolato al margine ovest del Parco urbano», conclude, si potrebbe realizzarne uno nuovo proprio accanto alla nuova sede dell’IRB.

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