SENTENZA

Bracciante non in regola tra i pomodori

Condannato il titolare di un’azienda ortofrutticola del Sopraceneri per aver impiegato un operaio straniero sprovvisto del necessario permesso di lavoro

Bracciante non in regola tra i pomodori
(Foto Archivio CdT)

Bracciante non in regola tra i pomodori

(Foto Archivio CdT)

BELLINZONA - In mezzo a zucchine e pomodori ha sudato per un breve periodo anche un bracciante senza permesso. Il cui datore di lavoro, il titolare di una ditta ortofrutticola del Sopraceneri, cittadino svizzero, oggi è stato condannato in Pretura penale a Bellinzona a 20 aliquote giornaliere da 100 franchi sospese per cinque anni. Non era la prima volta che l’imputato commetteva questo “errore”, come l’ha definito lui stesso, e pertanto il giudice Flavio Biaggi ha inoltre revocato la condizionale ad una precedente pena, sempre per impiego di stranieri non in regola risalente a tre anni prima dei fatti dibattuti in aula. Non è escluso che la difesa, rappresentata dall’avvocatessa Alessia Minotti la quale si era battuta per il proscioglimento, ricorra contro la sentenza alla Corte di appello e di revisione penale.

È stata dunque ritenuta credibile la versione fornita dall’operaio durante i verbali di polizia. L’uomo ha affermato di aver dato una mano sui campi in 6-7 occasioni, per poche ore (“non ho mai lavorato una giornata intera”), in cambio di 350-400 franchi che gli erano stati consegnati da un altro bracciante e non dal titolare dell’azienda agricola. Dal canto suo l’accusato ha sostenuto che non ne sapeva niente: “Può darsi che si aiutavano tra di loro, essendo dei connazionali, ma io non ho mai dato ordini in tal senso. Sono controllato dopo gli sbagli del recente passato e mi guardo bene dal commettere altre infrazioni”. Sulla stessa lunghezza d’onda il racconto del testimone, un amico dell’imputato, il quale ha rilevato di non aver mai visto lavorare il bracciante “prima che avesse i documenti in regola”. Di tutt’altro avviso la procuratrice pubblica Anna Fumagalli (assente giustificata al processo): il titolare della ditta sapeva che il subalterno non disponeva del permesso di lavoro, tuttavia l’ha impiegato almeno sei volte. Il magistrato aveva quindi chiesto la condanna a 20 aliquote da 170 franchi e la revoca del beneficio della condizionale alla precedente pena. “Il bracciante ha sì dichiarato di aver operato per il mio assistito ma però ha puntualizzato che i soldi li prendeva da un collega. Qualcosa non quadra”, ha osservato l’avvocatessa Alessia Minotti, patrocinatrice dell’imputato, auspicando l’assoluzione. Così non è stato. Il giudice Flavio Biaggi ha ritenuto l’uomo colpevole. Un’altra volta.

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