Il caso

Compenso agricolo inquinato?

Giancarlo Seitz interroga il Governo sull’ipotetico «coinvolgimento» dei terreni all’ex Petrolchimica di Preonzo nell’operazione nuove-Officine FFS

Compenso agricolo inquinato?
L’ex Petrolchimica di Preonzo e, sopra, la frana del Valegiòn. (Foto Reguzzi)

Compenso agricolo inquinato?

L’ex Petrolchimica di Preonzo e, sopra, la frana del Valegiòn. (Foto Reguzzi)

BELLINZONA - La proposta del Comune di Bellinzona di «utilizzare» alcune parcelle dell’area industriale di Preonzo (quartiere della Città) per compensare la prevista perdita di terreno agricolo pregiato a Castione a favore delle nuove Officine FFS preoccupa il deputato Giancarlo Seitz. Da tempo il leghista si interessa al destino dei sedimi parzialmente inquinati che fino a un ventennio fa ospitavano una raffineria, la Petrolchimica. Come presidente della Commissione speciale pianificazione del territorio del Gran Consiglio di recente si è inoltre occupato proprio del progetto per il trasloco a Castione delle Officine FFS di Bellinzona con un contributo cantonale di 100 milioni, mettendo in discussione la scelta poi avallata dal plenum. Due dossier, questi, che ora si incrociano. Seitz, citando il messaggio del Governo per il sostegno alla delocalizzazione delle aziende di Preonzo minacciate dalla sovrastante frana del Valegiòn, in un’interrogazione ritiene «superfluo ricordare alla politica che queste proprietà hanno già avuto un altro scopo di intervento». Chiedendo lumi su questa ipotesi di compenso agricolo ritenuta discutibile, afferma che «tutto il terreno ex Petrolchimica in quella zona è contaminato» e cita «giornalisti di allora» secondo cui quell’area «era un lago di petrolio» (ricordiamo comunque che è prevista la bonifica proprio da parte della Città in accordo col Cantone, cfr. CdT del 24 ottobre scorso). Ponendo infine l’accento sulla delocalizzazione delle aziende, vuole sapere se la procedura è chiusa o ancora in corso, quale fetta del credito di 3,2 milioni accordato a suo tempo è stata utilizzata e se tutto è stato eseguito a norma, e in particolare se i terreni dismessi sono stati sottoposti a un’indagine di carattere ambientale.

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