Decessi in casa anziani, si indaga sulle visite

Bellinzona

L’inchiesta amministrativa riguarda presunti accessi non consentiti alla struttura di Sementina dopo lo stop per virus del 9 marzo - Intanto il Municipio chiarisce la questione del mancato avviso ai famigliari per la terapia con morfina e si esprime sui casi in cui è stato negato il saluto ai parenti in fin di vita

Decessi in casa anziani, si indaga sulle visite
©CdT/Chiara Zocchetti

Decessi in casa anziani, si indaga sulle visite

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Non è escluso che ci possano essere state visite non consentite alla casa anziani di Sementina anche dopo il 9 marzo, data in cui il Cantone ha predisposto la fine degli accessi ai famigliari in tutte le strutture di questo tipo per evitare di contagiare i degenti, particolarmente vulnerabili di fronte al coronavirus per la loro età avanzata. È quanto emerge dalla risposta del Municipio di Bellinzona a un’interpellanza (trasformata in interrogazione) dei consiglieri comunali Manuel Donati (Lega) e Tuto Rossi (UDC) incentrata sui 21 decessi registrati causa COVID-19 nell’istituto della Città. Per far luce sul caso - come riferito stamattina mentre ora possiamo fornire i dettagli - l’Esecutivo su proposta del capodicastero Socialità Giorgio Soldini ha aperto un’inchiesta amministrativa nell’ambito della quale sono già state sentite diverse persone. Tra di esse la maggior parte dei collaboratori attivi sul piano in cui era ricoverata la persona di cui si è riferito in una delle testimonianze riportate in servizi della RSI il 9 e 10 giugno scorsi. Trasmissioni, queste, all’origine dell’interpellanza che, per altro, secondo il Municipio sarebbero state quasi totalmente imperniate su testimonianze anonime e generiche, dunque difficilmente verificabili. Ad eccezione appunto per la testimonianza relativa al tema delle presunte visite dopo il 9 marzo, il cui autore si era identificato (ciò che l’Esecutivo della capitale applaude). Intanto è stata acquisita diversa documentazione che «sarà naturalmente poi tenuta a disposizione della magistratura penale, delle autorità amministrative o, eventualmente, politiche che dovessero o volessero a loro volta indagare sulla questione».

Morfina, la direttrice sanitaria si scusa
Per quanto riguarda l’accusa di aver somministrato morfina ad alcuni ospiti senza avvisare i familiari, altro aspetto sollevato dal duo Lega-UDC, «la domanda ovviamente investe un ambito di competenza che sfugge al Municipio». Motivo per cui viene riprodotta la presa di posizione della responsabile medica della struttura. Ebbene, essa ha sottolineato che si è sempre cercato di comunicare il cambiamento delle terapie e, «nei casi in cui veniva richiesto», la direttrice sanitaria stessa contattava i familiari; non è però riuscita a contattarli tutti e di questo ha chiesto e chiede scusa. Ulteriore tema delicato: è vero che è stato impedito ai famigliari di visitare i propri cari un’ultima volta sul letto di morte? In totale, è stato risposto, sono state rilasciate una quindicina di autorizzazioni in tal senso. Nel caso di due sorelle la visita non è stata autorizzata in quanto riguardava famigliari con malattie croniche aggravate ed over 65. Per un’altra persona, aggiunge il Municipio, era stato convenuto che non ci andasse anche in considerazione delle decisioni prese dal Cantone di non mettere a rischio le persone anziane. «Per finire la visita è stata fatta dalla nipote come appunto convenuto», precisa ancora il Municipio. Che conclude così su questo punto specifico: «La cosa era comunque stata lungamente discussa con le due persone in questione».

Capodicastero e direttore, nessun provvedimento
Più in generale, allo stato attuale delle conoscenze sul tema, contrariamente alla sospensione suggerita dagli interroganti, l’Esecutivo non ritiene ci siano motivi per adottare provvedimenti nei confronti del capodicastero né di altre persone tra cui il direttore delle case anziani comunali Silvano Morisoli (come invocato anche dall’MPS). Per quanto riguarda appunto Giorgio Soldini, se vi sono incongruenze tra quanto da lui dichiarato davanti al Legislativo a fine maggio e quanto poi emerso dalle citate trasmissioni, si replica che ciò è avvenuto solo perché quelle risposte si riferivano a quanto a conoscenza dell’Esecutivo in quel preciso momento. «Ove l’inchiesta dovesse portare a elementi d’informazione nuovi e diversi, il Municipio si pronuncerà nuovamente avuto riguardo agli stessi», si precisa.

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