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Degli abusi senza precedenti

Una coppia del Bellinzonese è accusata di aver violentato fin da quando erano piccoli i figli – In paese viene definita solitaria, per nulla integrata nella comunità

Degli abusi senza precedenti

Degli abusi senza precedenti

BELLINZONA - Degli atti talmente spregevoli che ci sono voluti ben tre anni di inchiesta. Un’inchiesta difficile che ha portato alla luce quello che è destinato a diventare uno dei casi di reati sessuali su minori più eclatante nella storia giudiziaria ticinese. La vicenda fa rabbrividire, ma al momento non trapela l’esatta fattispecie. Due cittadini italiani di 50 e 45 anni - un uomo e una donna, stando alle nostre informazioni una coppia - compariranno presto di fronte alla Corte delle Assise criminali per aver abusato dei loro figli fin da quando erano piccoli. I fatti sono avvenuti in un Comune del Bellinzonese noto alla redazione. La coppia è in detenzione dall’aprile 2016. L’accusa ipotizzata nei suoi confronti dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier è di violenza carnale e di altri atti a connotazione sessuale. I fatti si sono svolti sull’arco di dieci anni, come riferito dalla RSI. Il magistrato inquirente ha dovuto pertanto procedere ad una ricostruzione minuziosa di quanto accaduto in ambito familiare procedendo all’interrogatorio delle vittime secondo quanto prevede la legge (si veda più avanti).

L’intervento della tutoria
Di più, al momento, è difficile sapere. Sulla fattispecie, come detto, vige il massimo riserbo a tutela delle vittime coinvolte. Il comunicato del Ministero pubblico giunto oggi pomeriggio alle redazioni è di sei righe. E segue la prima nota stampa inviata oltre tre anni or sono, il 14 aprile 2016, quando era stato chiesto ai media il silenzio stampa visto che l’inchiesta era agli inizi. Stando a quanto appurato dal CdT, le indagini sono partite dopo che uno dei minorenni si sarebbe confidato con un adulto, il quale a sua volta ha immediatamente avvisato le autorità preposte. Ciò ha portato all’intervento della magistratura e dell’autorità regionale di protezione che ha subito preso in custodia i bambini. I fatti (sostanzialmente ammessi dagli imputati), come detto, secondo le informazioni in nostro possesso sono decisamente squallidi. E sarebbero addirittura sfociati nella condivisione di foto e video dei rapporti sessuali. Il condizionale è più che mai d’obbligo in quanto, come abbiamo riferito nell’attacco dell’articolo, al momento non ci sono conferme. Il Ministero non ha infatti rilasciato ulteriori informazioni. Quello che possiamo dirvi è che la coppia viene descritta come solitaria, per nulla integrata nella comunità dove viveva. Nessuno in paese oggi aveva voglia di parlare con i media. Chi lo ha fatto, a microfoni spenti, si è limitato ad affermare di aver sentito che «qualcosa di brutto» era successo negli scorsi anni ma di non conoscere quello che effettivamente era accaduto.

La delicatezza delle indagini
Un altro caso delicatissimo, quindi, che ha visto all’opera in modo scrupoloso gli inquirenti, in particolare la Sezione dei reati contro l’integrità delle persone (SRIP) della Polizia cantonale, formata per procedere alle audizioni di minori vittime di reato. Come avevamo già spiegato tempo fa in un approfondimento apparso su questo giornale, ci si basa su protocolli precisi con l’obiettivo di verificare i fatti nel pieno rispetto del minore stesso coinvolto. Chiaramente le dichiarazioni delle vittime vanno poi supportate tramite testimonianze, visite mediche, rispettivamente altri accertamenti, cui fa seguito l’interrogatorio dell’indagato, per cui vale ovviamente il principio della presunzione d’innocenza. Ogni anno la SRIP svolge decine di indagini relative ad abusi sessuali su minori. Le segnalazioni giungono da più parti: in genere dalla famiglia, dalla vittima stessa o da una persona di fiducia. Tra chi segnala situazioni sospette, in particolare legate a possibili maltrattamenti fisici o psicologici, ci sono evidentemente anche gli istituti scolastici.

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