Elicotteri: «Mi sento perseguitato dalla legge»

Tribunale penale federale

L’amministratore della Silvercraft di Biasca in aula ribadisce la sua innocenza sull’importazione di materiale bellico - Lunedì la sentenza

Elicotteri: «Mi sento perseguitato dalla legge»
Due elicotteri anti-sommergibili Agusta Bell al centro del processo a Bellinzona. (foto Wikipedia)

Elicotteri: «Mi sento perseguitato dalla legge»

Due elicotteri anti-sommergibili Agusta Bell al centro del processo a Bellinzona. (foto Wikipedia)

Ci sono in ballo quisquiglie, una condanna a 600 franchi di pena pecuniaria per tentata infrazione alla legge federale sull’importazione di materiale bellico. Ma il processo che si avvia alla conclusione – la sentenza è attesa per lunedì - nella seconda aula del Tribunale penale federale di Bellinzona si basa sostanzialmente su questioni di principio. Quelle dell’imputato, il 54.enne svizzero, residente nella Riviera e amministratore unico della Silvercraft Helicopter Ltd di Biasca, accusato e poi condannato dal Ministero pubblico della Confederazione per aver tentato di importare dalla dogana di Chiasso, nel febbraio del 2018, due elicotteri militari Agusta Bell AB 212 ASW acquistati all’asta in Italia. Lui si considera assolutamente innocente, perché ha più volte ribadito durante il dibattimento, direttamente o tramite il suo difensore, Filippo Gianoni, che i due elicotteri erano stati completamente svuotati di armi, software di funzionamento, radar e puntatori, dunque praticamente delle “carcasse” e come tali non più assimilabili a materiale bellico. A prescindere, dunque, l’imprenditore si oppone alla pena, seppur lieve, rigettando qualsiasi responsabilità o velleità di commercializzare armi o materiale militare dalla Svizzera; dall’altra rifiuta la pur lieve sanzione pecuniaria perché oltretutto si ritiene perseguitato da anni dalla SECO, la Segreteria di Stato dell’economia, l’autorità che l’ha denunciato e portato alla sbarra.

Una questione di principio (violazione della legge) anche per il procuratore federale Sergio Mastroianni che nella sua requisitoria di ieri ha valutato come “fumosi” i tentativi della difesa di minimizzare, se non annullare, la valenza bellica dei due velivoli, mentre l’impianto accusatorio e la relativa condanna si basa sulla certezza del diritto, vale a dire la legge che vieta l’importazione in Svizzera di armi e materiale militare senza un’autorizzazione speciale. «La classificazione dei due elicotteri è certa: si tratta di velivoli da guerra, progettati e attrezzati per il combattimento (nel caso specifico anti-sommergibili, ndr) e anche se disattivati e disarmati mantengono la loro natura bellica, dunque non certamente adibiti ad un uso civile. Per la legge svizzera, occorre quindi un’autorizzazione rilasciata dalla SECO, autorità competente per l’importazione. Autorizzazione mai concessa né richiesta, da qui la sanzione comminata: l’imputato ha semplicemente violato la legge federale sul materiale bellico e per questo è stato sanzionato», ha sottolineato il procuratore. Il quale, riferendosi alle inoffensive “carcasse” da rigirare all’industria cinematografica, come più volte spiegato dall’imputato, nella requisitoria ha anche citato una sentenza del Tribunale federale del 2001 nella quale si acclara che la classificazione di materiale bellico sussiste a prescindere dalla possibilità di riattivare un’arma o un velivolo smilitarizzati e indipendentemente dai costi necessari a ripristinarne la funzione. E ha anche rigettato l’ipotesi di un complotto da parte della SECO nei confronti dell’amministratore unico della Silvercraft: «Lei, dopo il sequestro alla dogana dei due elicotteri, dalla stessa SECO ha avuto più volte la possibilità di non violare la legge, richiedendo l’autorizzazione speciale all’importazione di materiale bellico. Ma non l’ha mai fatto né ha voluto farlo», ha tagliato corto Mastroianni.

L’arringa difensiva, supportata da diversa e nuova documentazione prodotta durante il dibattimento - in particolare dichiarazioni della Marina militare italiana che ne confermano lo smantellamento di armi e accessori e del certificato di omologazione civile rilasciato dall’autorità europea di sicurezza sul volo, la EASA, alla quale aderisce anche la Svizzera - e dalla perizia di parte, ha invece ribadito da una parte le «particolari attenzioni riservate al mio cliente dalla SECO nel corso degli ultimi dieci anni» e dall’altra l’assoluta innocuità dei due velivoli sequestrati, «il cui materiale militare è stato completamente “strippato” come hanno evidenziato le due perizie, anche quella dell’esperto della SECO» ha detto Filippo Gianoni. Particolarmente accorato l’intervento dell’imputato, che si è dichiarato «amareggiato, dispiaciuto e arrabbiato» per una vicenda nella quale si sente vittima di una persecuzione da parte di funzionari della SECO che «arbitrariamente, anche recentemente, continuano a prendere delle decisioni che mi danneggiano». Il giudice Roy Garré, come detto, si esprimerà lunedì prossimo sulla vicenda.

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  • 1 Mauro Giacometti
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