Fino al ponte tibetano con il lift

Monte Carasso

La Fondazione Curzútt-San Barnàrd sta studiando la realizzazione di un ascensore inclinato come alternativa alla funivia

Fino al ponte tibetano con il lift
Il lift inclinato non si porrebbe in concorrenza con la teleferica, ma rappresenterebbe una valida alternativo nei momenti di maggiore afflusso di escursionisti diretti al ponte tibetano. (Foto Archivio CdT)

Fino al ponte tibetano con il lift

Il lift inclinato non si porrebbe in concorrenza con la teleferica, ma rappresenterebbe una valida alternativo nei momenti di maggiore afflusso di escursionisti diretti al ponte tibetano. (Foto Archivio CdT)

Fino al ponte tibetano con il lift

Fino al ponte tibetano con il lift

BELLINZONA - Un’alternativa alla funivia Monte-Carasso Mornera per raggiungere il punto di partenza del sentiero che conduce al gettonatissimo ponte tibetano che in media viene percorso da 70.000 persone all’anno. La sta valutando la Fondazione Curzútt-San Barnàrd. «L’idea è di realizzare un lift inclinato per collegare la zona del Pairolo a Curzútt» spiega al CdT Riccardo Calastri, membro della Fondazione Curzútt-S. Barnàrd. Il progetto, che la Fondazione sta portando avanti facendo capo alle sue risorse interne, è solo allo stato embrionale. «Ne stiamo valutando la fattibilità» prosegue Calastri, il quale tiene a precisare che l’eventuale realizzazione del lift inclinato non è da interpretare assolutamente quale concorrenza alla teleferica.

Anzi, si tratterebbe di una soluzione alternativa e complementare alla risalita con l’impianto a fune che con l’inaugurazione del ponte tibetano in alcuni periodi e in determinati giorni della settimana raggiunge il limite della sua capacità costringendo gli escursionisti a pazientare anche per ore alla partenza di Monte Carasso per poter raggiungere la stazione intermedia di Curzútt. «Ecco: in quei momenti di punta, oppure quando la teleferica è fuori servizio per manutenzione o per qualche inconveniente che può sempre capitare, il lift inclinato potrebbe rappresentare una validissima alternativa» rileva ancora il nostro interlocutore, per il quale la via d’accesso migliore dal fondovalle al ponte tibetano rimane in ogni caso quella pedestre.

Il lift inclinato, o mini-funicolare che dir si voglia, potrebbe anche risultare molto utile in occasione di cene organizzate all’ostello di Curzútt per gruppi numerosi. Con la teleferica, la cui capacità è di otto posti, gli ultimi commensali che salgono a bordo per scendere al piano vi giungono a notte fonda o, comunque, parecchio dopo i primi. Per ovviare alle lunghe code che si formano alla partenza dell’impianto a fune, da qualche anno è stato istituito un servizio di bus navetta. E proprio in uno dei punti di arrivo dei bus navetta, come detto al Pairolo, si sta pensando di realizzare la mini-funicolare. «Riteniamo che possa essere una buona soluzione alternativa per sgravare la teleferica soprattutto nelle ore di forte afflusso» ribadisce Calastri. Della necessità di individuare delle alternative pe facilitare l’acceso alla montagna ed in particolare a Curzútt è ben cosciente anche il Patriziato di Monte Carasso, a cui appartiene la funivia che conduce a Mornera. Patriziato che, come ricorda la presidente Sabrina Guidotti, in passato ha vagliato la possibilità di potenziare l’impianto nell’ambito di una visione più generale relative agli accessi alla montagna.

Si è però ritenuto di non aumentare la capacità di trasporto della teleferica, ma piuttosto di attuare delle misure per rendere più fluido il flusso degli escursionisti introducendo, ad esempio, il servizio di bus navetta quale alternative all’impianto a fune o la possibilità di prenotare online i biglietti della teleferica. Lavoro, questo, che continua con l’individuazione di nuovi percorsi pedonali attraverso i quali raggiungere da diversi punti di partenza la zona di Curzútt e del ponte tibetano. Del resto uno dei quattro pilastri su cui poggia il Progetto Sponda Destra, che si prefigge di valorizzare la ricchezza del territorio montano tra Gorduno e Gudo (vedi CdT del 25 giugno scorso), è proprio quello degli accessi. La sfida individuata dal masterplan allestito dal Centro di competenze inno3 della SUPSI su mandato dell’Ente autonomo Carasc consiste nel creare una rete di percorsi funzionali, trasversali e modulari (sia orizzontalmente che verticalmente) accessibile a tutti in modo che chi attraversa il territorio lo possa vivere appieno portando con sé le emozioni vissute.

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