Genitori orchi, più che l’odio ha vinto l’affetto per le vittime

LE REAZIONI SOCIAL

In questi giorni di processo per abusi sessuali sui figli, il popolo del web si è scatenato - Non c’è stata solo indignazione per i fatti, ma vicinanza ai due ragazzi che per anni hanno subìto i soprusi di chi avrebbe dovuto voler loro bene

Genitori orchi, più che l’odio ha vinto l’affetto per le vittime
© CdT/Archivio

Genitori orchi, più che l’odio ha vinto l’affetto per le vittime

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Nemmeno Dante Alighieri, nella Divina Commedia, aveva pensato ad uno specifico cerchio dell’Inferno per chi si macchia di un reato così mostruoso come l’abuso perpetrato ai danni dei propri figli. Il sommo poeta, nel secondo girone, quello dei lussuriosi, fece comunque rientrare il caso della regina assiro-babilonese Semiramide che si spinse oltre con il sangue del suo sangue. Se la pena, per lei, è stata quella stabilita dalla legge del contrappasso, per i genitori del Bellinzonese condannati oggi per gli indicibili atti venuti alla luce nel 2016 agli occhi di buona parte dell’opinione pubblica qualsiasi pena non sarebbe mai stata (sufficientemente) giusta per riparare al dolore provocato ai figli.

Non solo leoni da tastiera

Così, sui social, in questi giorni se ne sono lette di tutti i colori. Fra coloro che chiedevano una «condanna esemplare» oppure l’ergastolo e chi, per contro, auspicava che gli imputati non potessero mai più rivedere la luce del sole, se non dalla grata del carcere. Ma la giustizia non «deve soddisfare l’opinione pubblica», ha annotato stamattina in aula l’avvocato Maurizio Pagliuca. Vero: la giustizia dev’essere equa, imparziale ed efficace. E alla fine le pene inflitte (15 anni per il marito, il massimo previsto dal Codice penale, e 13 per la moglie) dalla Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta non hanno indignato il popolo del web. Contrariamente a quanto successo con le arringhe dei difensori.

Sui social sono infine stati numerosi i pensieri di affetto rivolti alle due vittime dei soprusi. Non riusciranno a lenire le sofferenze patite, ma sono un segnale che per fortuna dietro la tastiera non sono tutti leoni. C’è anche chi ha un cuore grande, grandissimo.

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