«Ha agito in modo subdolo ed egoistico»

Processo

Il procuratore pubblico Claudio Luraschi ha chiesto 2 anni e 9 mesi di detenzione per l’ex direttore della società che gestiva la vecchia area di servizio di Stalvedro: «La sua colpa è grave» – La difesa non ci sta: «È un uomo solo e distrutto. I controlli sono stati lacunosi»

«Ha agito in modo subdolo ed egoistico»
© CdT/Archivio

«Ha agito in modo subdolo ed egoistico»

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Fatti accertati. Imputato reo confesso. Per il procuratore pubblico Claudio Luraschi alla fine è stato sufficiente inquadrare bene la situazione. Riassumere quanto era successo. E chiedere 2 anni e 9 mesi di detenzione (non opponendosi alla sospensione condizionale della pena in virtù dell’età avanzata dell’imputato) per l’ex direttore della società che gestiva la vecchia area autostradale leventinese di Stalvedro, a processo da stamattina di fronte alla Corte delle Assise criminali. «La sua colpa è grave. Si è appropriato in modo costante e ripetuto dei soldi della società che dirigeva. L’ammontare dei danni è impressionante: poco più di un milione di franchi».

Il 72.enne, per l’accusa, ha agito in modo «sistematico, egoistico e subdolo affinché fosse difficile risalire ai prelevamenti. Non si è fatto nessun scrupolo. Inizialmente la sua è stata una vendetta nei confronti del Consiglio di amministrazione, alla luce dei contrasti che aveva avuto con alcuni membri. Poi si è invaghito della prostituta e la situazione è precipitata. E sì che lo sapeva che lei non lo amava».

Si è associato alla richiesta di pena l’avvocato Davide Cerutti, patrocinatore della ditta, il quale citando Shakespeare ed Hesse ha parlato di una brutta storia caratterizzata da «oro, bellezza, vizi e ruberie».

Dal canto suo la difesa, rappresentata dal legale Davide Ceroni, ha parlato di un uomo che «ha dedicato la sua vita agli altri. Fragile come era dopo la morte della madre è caduto nelle braccia di una donna che gli ha ripetutamente chiesto soldi. Ha commesso degli errori che ha ammesso e per i quali si vergogna. Non ha più contatti sociali. È profondamente pentito, distrutto. Un uomo solo e depresso. Ecco chi è il mio cliente». La difesa, inoltre, si è detta basita dal fatto che «l’Ufficio di revisione della società in dieci anni non si è accorto di nulla: come è stato possibile?». L’imputato è stato «vittima di una donna che ha sfruttato la sua vulnerabilità. Si è lasciato inghiottire in una spirale che è risultata dannosa sotto più punti di vista», ha aggiunto l’avvocato, auspicando una pena sospesa non superiore a 2 anni.

La Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta si ritira ora in Camera di consiglio. La sentenza verrà pronunciata nel pomeriggio.

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