I medici: «Via i migranti dai bunker»

Protesta

Appello del collettivo R-esistere firmato da 97 professionisti attivi in Ticino: sotto accusa le condizioni del centro d’accoglienza di Camorino, ritenute disumane

I medici: «Via i migranti dai bunker»
Foto Archivio CdT

I medici: «Via i migranti dai bunker»

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BELLINZONA - Novantasette medici attivi in Ticino dicono che «no, così non va, al bunker di Camorino le condizioni in cui vivono i richiedenti l’asilo sono disumane». L’appello lanciato dal collettivo R-esistiamo, già autore di un sit-in piazza Governo, è stato appunto sottoscritto da 97 professionisti e consegnato oggi al cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri nell’ambito di un incontro a cui i giornalisti non sono stati ammessi (da qualche settimana a questa parte, ci è stato spiegato, per motivi logistici la stampa non può più accedere alla saletta in cui si tengono questi eventi). Sotto accusa c’è la situazione del centro per migranti che dal 2017 è gestito dalla sezione sottocenerina della Croce Rossa Svizzera, e che da due anni è sotto i riflettori per il caso-Argo 1. I medici denunciano l’alloggio senza finestre, le temperature fredde d’inverno e calde d’estate, servizi igienici in pessime condizioni, vita sociale limitata, «misure disciplinari paragonabili a regimi di detenzione con controlli e perquisizioni corporali, minacce e sanzioni», problemi di salute che non sarebbero presi sul serio. E chiedono: il trasferimento immediato in alloggi dignitosi e sopra terra, la chiusura dei bunker utilizzati come centri d’accoglienza, l’accesso tempestivo alle cure mediche, lo stop al test osseo per determinare l’età dei richiedenti e lo stop alla rottura del segreto medico. «Il trattamento rispettoso e dignitoso è un diritto di ogni essere umano», conclude l’appello dei medici.

Il bunker della Protezione civile di Camorino, ricordiamo, dal 2014 ospita una parte dei richiedenti l’asilo assegnati al Ticino dalla Confederazione. Nei prossimi anni verrà trasformato in un centro polivalente da 180 posti. Come il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento delle istituzioni avevano confermato lo scorso 10 febbraio in un comunicato, «l’ubicazione si è rivelata essere adeguata alle necessità». Per questo motivo il Cantone ha elaborato un progetto di ampliamento del bunker, trasformandolo in un centro polivalente «in grado di far fronte, oltre alle necessità della migrazione, anche ad altre esigenze pubbliche a favore dei partner della protezione della popolazione: in particolare per la protezione civile e la polizia, così come per l’esercito». Dal punto di vista della migrazione, secondo il Cantone «il nuovo centro permetterà di ampliare la capacità ricettiva nell’ambito dell’asilo».

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