Officine FFS

«Il nuovo sito è un’occasione da non perdere»

Si è presentato il comitato per il no all’iniziativa per la creazione del polo tecnologico-industriale in votazione domenica 19 maggio – Ne fanno parte fra gli altri Pantani, Regazzi, Gendotti ed Ambrosetti

 «Il nuovo sito è un’occasione da non perdere»
(foto Pedrazzini)

«Il nuovo sito è un’occasione da non perdere»

(foto Pedrazzini)

BELLINZONA - Due consiglieri nazionali, un ex consigliere di Stato e il già co-presidente del sindacato UNIA. E tanti altri. È un parterre di pesi massimi quello che si è schierato oggi contro l’iniziativa popolare intitolata «Giù le mani dall’Officina» per la creazione di un polo tecnologico-industriale in votazione fra poco più di un mese, domenica 19 maggio. Ne fanno parte, fra gli altri, Roberta Pantani Tettamanti (la quale è anche vicesindaco di Chiasso) e Fabio Regazzi (presidente di AITI) nonché Gabriele Gendotti e Renzo Ambrosetti. I quali hanno scelto Bellinzona per illustrare le ragioni che li spingono a mostrare il pollice verso a quanto proposto dai rappresentanti degli operai nel 2008 e sottoscritto da quasi 15.000 ticinesi. Per loro il progetto di nuovo stabilimento FFS da 360 milioni di franchi previsto a Castione dal 2026 è un’occasione da non perdere. O, meglio, per stare in tema, un treno da non lasciarsi sfuggire: «L'iniziativa è un salto nel buio da evitare a tutti i costi. Rispetto ad allora sono cambiati tempi e premesse: ora sarebbe controproducente, sia per la regione sia per gli stessi operai. La paventata costituzione di una società mista, come prospettato dagli iniziativisti, è una pura utopia. Per non parlare della possibilità di esproprio, in questo caso si rasenta addirittura l'assurdo. Diciamo dunque no a un binario morto». Del comitato fanno parte una ventina di persone, di diverse regioni del Cantone e del Grigioni italiano. Fra di loro anche l'imprenditore Aleardo Cattaneo, attivo nel settore ferroviario. Da notare la presenza in sala, dove si è tenuta la conferenza stampa, del sindaco di Bellinzona Mario Branda e del municipale Simone Gianini.

Dei quattro membri di comitato che si sono presentati di fronte ai media l’unico che si era finora profilato era stato il consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi il quale, ricordiamo, negli scorsi mesi aveva sostenuto la realizzazione del moderno sito produttivo all’ex Monteforno di Bodio-Giornico. Regazzi aveva preso posizione anche pubblicamente a sostegno della rivendicazione avanzata dai Comuni bassoleventinesi, da Biasca e da Riviera, dalla Commissione regionale dei trasporti delle Tre valli e dall’Unione contadini ticinesi. «In Riviera, Biasca e Leventina vi è grande senso di attaccamento e di rispetto per le ex regie ferroviarie, fonte di numerosi posti di lavoro e di sviluppo economico sin dagli inizi del Novecento. Hanno ricevuto, ma hanno anche dato tanto. Nell’ottica cantonale attribuire alla regione a nord di Biasca le Officine sarebbe quasi un atto dovuto, una sorta di compensazione per i disagi e i sacrifici accumulati da quasi 150 anni e in particolare negli ultimi decenni per via di AlpTransit», ci disse in un’intervista rilasciata il 7 gennaio scorso.Il Gran Consiglio due settimane più tardi approvò il credito cantonale di 100 milioni di franchi per l’edificazione dell’avanguardistico impianto a Castione. I sogni dell’alto Ticino di accogliere l’Officina 2.0 svanirono; contro la decisione del plenum non è stato lanciato il referendum ma i Municipi di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio nonché l’Uct hanno optato per una petizione che auspica il rilancio delle zone industriali dismesse. Per Regazzi e colleghi occorre ora non far naufragare pure un’altra visione onirica. Maggiori informazioni sul sito www.binariomorto.ch

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