In arrivo anche a Bellinzona gli educatori di strada

Socialità

Dopo un decennio di discussioni il Legislativo a larga maggioranza ha approvato la mozione Lo Russo (PLR) per l’introduzione della figura professionale nell’organico comunale - Dovrà prevenire e «stanare» il disagio giovanile e sociale in generale - Il Municipio prevede l’entrata in funzione nel 2022 di due operatori al 50%

In arrivo anche a Bellinzona gli educatori di strada
Il Comune vuole permettere ai giovani in difficoltà, ma non solo a loro, di orientarsi. ©Shutterstock

In arrivo anche a Bellinzona gli educatori di strada

Il Comune vuole permettere ai giovani in difficoltà, ma non solo a loro, di orientarsi. ©Shutterstock

La violenza giovanile è finita sotto i riflettori anche a Bellinzona negli scorsi mesi in seguito ad alcune risse nei pressi di esercizi pubblici. Ma il disagio tra i ragazzi secondo le autorità non si manifesta solo con la violenza fisica bensì anche con quella psicologica, con l’isolamento, l’abuso di sostanze, il bullismo, l’abbandono scolastico, furti, vandalismo. Fenomeni su cui la Città - cercando di capire i protagonisti nel loro contesto sociale anziché criminalizzarli - intende ora agire con una nuova figura professionale, quella dell’educatore di strada, o di prossimità, già presente in altre realtà urbane ticinesi, con Lugano che ha fatto da apripista, il Mendrisiotto che ha seguito e Locarno che ci sta lavorando. Andrà a potenziare l’attività svolta dai servizi sociali comunali, ma facendolo soprattutto sul campo, con l’obiettivo di prevenire il disagio, monitorare il territorio e sensibilizzare di conseguenza, raggiungere quelle «zone grigie» che le istituzioni difficilmente riescono a individuare. Riunito stasera in esterna al Ciossetto di Sementina per garantire un maggior distanziamento in chiave anti-contagio, il Consiglio comunale di Bellinzona ha approvato l’introduzione nell’organico di questa funzione, accogliendo la mozione presentata a inizio 2020 dal consigliere comunale Vito Lo Russo e firmata da 21 colleghi del gruppo liberale-radicale, i cui obiettivi sono proprio quelli elencati. Si tratta del «coronamento» di un percorso iniziato già nel 2010 con una prima proposta (del socialista Francesco Lombardo) poi bocciata dal CC della vecchia Bellinzona sul filo di lana. Stavolta il voto è stato netto, con 48 favorevoli, nessun contrario e quattro astenuti (dai banchi della Lega).

Il dibattito: «Finalmente ci siamo»
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(UDC) anche a nome della Commissione nella legislazione ha invitato ad accogliere la mozione ricordando che questa figura non dovrà essere né un assistente sociale né un poliziotto. Da parte sua il relatore commissionale Alessandro Lucchini (Partito comunista) ha sottolineato che si deve parlare di educatori di strada, al plurale, perché uno solo non basterà su un territorio così ampio. E del resto lo stesso Municipio prevede l’assunzione di due persone al 50%, anche se «solo» dal 2022, come ricordato dallo stesso Lucchini che avrebbe preferito una maggiore celerità. Paolo Locatelli (PPD) ha evidenziato che si arriva finalmente ad una soluzione «con una grande prova di maturità della Città», dopo anni di discussioni e proposte in tal senso anche dagli azzurri. «La prevenzione è molto più importante della repressione e queste sono risorse ben spese» ha affermato invece il mozionante, Vito Lo Russo per convincere gli ultimi scettici, e lo stesso sostegno è stato chiesto anche dal suo compagno di partito (PLR) Roberto Mercoli oltre che dal capogruppo socialista Renato Züger. Marco Noi per i Verdi ha da parte sua affermato che l’educatore di strada necessita di molto tempo per guadagnarsi la fiducia degli interlocutori sul territorio, e che in tal senso si è purtroppo già perso sin troppo tempo. Lisa Boscolo (Unità di sinistra) dicendosi favorevole all’idea ha messo in guardia contro la sottovalutazione dei compiti, ritenendo che due operatori al 50% saranno insufficienti, mentre Monica Soldini (MPS) ha invocato una messa in rete delle risorse. Ha parlato infine il capo del Dicastero socialità Giorgio Soldini, portando l’adesione del Municipio al progetto. Ricordando le iniziative già attivate a favore de giovani, ha spiegato come questa proposta sarà ancora più concreta e diretta, sul territorio, dove la necessità di un intervento è oramai manifesta, e non solo da parte dei giovani, bensì pure presso le fasce adulte della popolazione.

Tutti uniti per far risplendere Prada
Sempre stasera su proposta del Municipio il Consiglio comunale cittadino ha concesso all’unanimità 350.000 franchi a favore del progetto per il recupero e la rivitalizzazione dell’antico nucleo di Prada, sopra Ravecchia, esempio «unico a livello ticinese e probabilmente anche svizzero di originale nucleo abitativo montano tardomedioevale», con vestigia oggi abbandonate che ancora testimoniano la presenza della comunità che lo ha abitato sino al XVII secolo. Lodando l’iniziativa, le sinergie tra i Patriziati ed altri enti e gli sforzi dell’Esecutivo, in primis di Simone Gianini, Tiziano Zanetti (PLR) ha sottolineato che «siamo però solo all’inizio», invitando la Fondazione Prada a non fermarsi e a provare a far capo ad altre fonti di finanziamento, anche Oltralpe. Ha pure invitato la Città ad impegnarsi per mettere in rete, in futuro, tutte le ricchezze paesaggistiche della sponda sinistra da Claro a Camorino, col loro potenziale turistico. Il progetto prevede in sostanza la messa in sicurezza, il recupero della sostanza storica e la valorizzazione dell’antico insediamento e delle relative vie d’accesso con una spesa preventivata, per la prima tappa, in 1 milione e 669 franchi. Vari gli obiettivi perseguiti secondo le autorità: la preservazione della testimonianza storica, la salvaguardia dei contenuti paesaggistici destinati al degrado, e l’elaborazione di un concetto didattico-informativo, la promozione della conoscenza della zona il miglioramento dell’accesso in chiave turistica. Il credito concesso dalla Città segue l’approvazione nell’autunno 2019 della variante di Piano regolatore che lo ha istituito quale comparto protetto d’interesse cantonale e lo stanziamento, lo scorso 1. ottobre, di un primo sussidio di 477.000 franchi da parte del Consiglio di Stato in base alla Legge cantonale sui beni culturali. Via libera anche al credito quadro di 2,3 milioni per quattordici interventi di risanamento delle canalizzazioni sul periodo 2020-2023 a Bellinzona, Camorino e Giubiasco.

Nuovi servizi igienici in golena
Il Legislativo ha pure accolto la mozione di Anita Banfi Beltraminelli che chiedeva la costruzione di servizi igienici nel parco giochi Greina in via Pizzo di Claro, sollecitata già dall’ex consigliera comunale Lia Sansossio e poi dal verde Ronald David, tutti concordi nella necessità di attrezzare meglio la golena, dove oggi esistono dei servizi solo alla Torretta. Una carenza, quella di WC lungo il fiume, che è stata sottolineata anche da Alberto Casari (Unità di sinistra).

Giochi per i bambini a Carena
Spazio anche al tema dei parchi, con tre mozioni ancora a firma Anita Banfi Beltraminelli: chiedevano la posa di nuovi giochi. Il plenum ha detto sì a quelli sollecitati per Carena in alta valle Morobbia dove sono arrivate alcune famiglie, mentre ha detto di no a quelli proposti per le piazze Simen e Governo. In questo senso si è seguito il parere del Municipio che, come spiegato dal sindaco Mario Branda, invita a pensare il risanamento e la messa in sicurezza dei ben 59 parchi giochi della Città in un’ottica globale e non ragionando per singola struttura, anche in considerazione del credito quadro di oltre 3 milioni già votato.

©CdT/Chiara Zocchetti
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